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LuxLeaks, Parlamento boccia commissione d’inchiesta

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I grandi gruppi fanno blocco e decidono di optare invece per una “commissione speciale”. Per Verdi e Gue si tratta della chiara volontà politica di scegliere lo strumento più debole

La commissione d’inchiesta sull’evasione fiscale chiesta dal Parlamento europeo dopo l’esplosione dello scandalo Luxleaks non si farà. Così ha deciso oggi la conferenza dei presidenti del Parlamento europeo che, al suo posto, ha deciso invece di istituire una commissione speciale. La decisione (che ha avuto il sostegno di Ppe, S&D, Alde e Ecr e l’astensione di Verdi, Gue e Efdd) ha scatenato le proteste dei Greens, da cui era venuta la proposta per istituire la commissione d’inchiesta, e della Gue che ha fin dall’inizio aveva sostenuto l’iniziativa.

“Il presidente del Parlamento, Martin Schulz e i leader dei gruppi politici hanno deciso di bloccare la proposta per ragioni strettamente politiche”, protesta il presidente degli ecologisti, Philippe Lamberts, secondo cui la commissione speciale per cui si è optato ha poteri molto inferiori, soprattutto rispetto all’accesso ai documenti nazionali e dunque “gli Stati membri, i ministri e le amministrazioni possono rifiutare di non cooperare onestamente” con questo organo. A rendere furiosi i Verdi, soprattutto il fatto che la proposta, che aveva ottenuto il sostegno di un quarto dei deputati del Parlamento europeo, non approderà mai ad un voto in Plenaria. La conferenza su questo non ha nemmeno votato: a chiudere le discussioni ci ha pensato il presidente Schulz che ha definito la commissione d’inchiesta “illegale” secondo il parere espresso dai servizi giuridici del Parlamento europeo che, pochi giorni fa, hanno avanzato dubbi sul mandato della commissione d’inchiesta così come i Verdi lo avevano formulato.

“Una commissione d’inchiesta può essere formata se si può provare che la legge è stata infranta. E questo è la parte enormemente problematica: occorre identificare quando e dove, qualcuno ha violato la legge e non dove io ho il sospetto che l’abbia fatto”, spiega il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. “In questo momento – conclude – chiarisco che la richiesta presentata è inammissibile e non posso lasciare votare su questo perché è illegale”. Ma per Verdi e Gue si tratta soltanto di un pretesto: il parere dei servizi giuridici del Parlamento non è vincolante e altri legali consultati, assicurano, avevano ritenuto il mandato assolutamente legittimo. Insomma, decidere su queste basi di non fare nemmeno arrivare il Parlamento ad un voto in Plenaria è inaccettabile. Tanto che i Verdi arrivano a minacciare un ricorso alla Corte di Giustizia europea, perché “i deputati sono stati privati della possibilità di esprimere il loro parere”.

“La decisione di Schulz chiarisce che lui e la maggioranza dei leader dei gruppi cercano di evitare lo strumento più forte che il Parlamento europeo potrebbe avere”, commenta la presidente della Gue, Gabi Zimmer: “Abbiamo proposto – dice – di lavorare insieme su un mandato rivisto e di votare su questo nella sessione plenaria alla fine di febbraio. Ma il Presidente non ha usato questa possibilità per andare avanti e rispettare l’impegno di 191 deputati a supportare la richiesta di una commissione d’inchiesta”. Secondo Verdi e Gue lo strumento per cui si è optato non è comunque negativo ma è “il secondo migliore possibile mentre si sarebbe potuto avere il migliore”.

“Sono soddisfatto”, commenta il leader dei liberali, Guy Verhofstadt secondo cui “promuovendo la commissione d’inchiesta a commissione speciale, il Parlamento sarà in grado di investigare e proporre solide soluzioni”. Anche il Ppe assicura di essere “determinato a lottare per onesta e trasparenza fiscale in Europa”: “Vogliamo eliminare tutte le ombre sui tax rulings di ogni Stato membro e fare pressione per porre fine alle pratiche fiscali illegali”, dice il capogruppo Manfred Weber.

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