uguaglianza di genere

Forenza (Gue) a M5S: “Conseguenze gravi se si elimina parità di genere dal Bilancio Ue”

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L’eurodeputata interviene nella polemica per l’emendamento dei 5 Stelle: “Non è solo un fatto tecnico, a rischio i finanziamenti a sostegno delle politiche contro le discriminazioni”

Bruxelles – Eliminare la parità di genere delle linee guida del bilancio Ue per il prossimo anno sarebbe una cosa “grave” e significherebbe affatto eliminare un “ipocrita specchietto per le allodole” come afferma il Movimento 5 Stelle, ma avrebbe conseguenze dannose per l’Ue. L’eurodeputata de L’Altra Europa con Tsipras, Eleonora Forenza, interviene nella polemica nata in seguito a un emendamento di Marco Valli e Marco Zanni che chiede di eliminare la richiesta che nel budget del prossimo anno “il gender mainstreaming deve sostenere le politiche dell’Unione come principio orizzontale”.

“Si tratta di una questione strettamente politica”, e se l’emendamento dovesse passare “farebbe saltare o perlomeno ridurre drasticamente il bilancio di EIGE, l’Istituto Europeo di ricerca sulla Uguaglianza di Genere, autore tra l’altro dell’importantissimo indicatore di Uguaglianza di genere”, e “porterebbe la Commissione Europea a diminuire i fondi destinati al personale comunitario e degli Stati membri esperto in materia”, denuncia Forenza.

L’europarlamentare sottolinea che “il gap tra gli stipendi degli uomini e quelli delle donne copre quasi due mesi di prestazioni lavorative”, ed è come se le donne, a parità di condizioni di lavoro con i colleghi uomini, “smettessero di percepire lo stipendio il 5 novembre”. Come se non bastasse, continua Forenza, “nella ‘modernissima’ Europa, ancora il tempo della maternità viene considerato come improduttivo, e dunque non conteggiabile ai fini degli scatti di carriera, come può essere un periodo di malattia”. Non solo, se guardiamo all’Italia vediamo che “solo dall’inizio del 2016, contiamo già una donna uccisa ogni tre giorni, vittima della violenza maschile”, insiste la Forenza ricordando che le stesse Nazioni Unite hanno pubblicato a novembre scorso i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, e tra questi “il quinto è l’uguaglianza di genere”. Per questo, conclude, “la scelta politica di chiedere l’abolizione della parità di genere dal bilancio è una decisione grave, che potrebbe pesare sul Movimento Cinque Stelle molto più di quello che Zanni e Valli hanno probabilmente pensato presentando quegli emendamenti”.

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