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Mondiali 2006, L’affaire Beckenbauer si infittisce

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Sospetti i 10 milioni di franchi svizzeri per i diritti Tv degli Asian Games 2006. Sarebbero serviti a comprare 4 voti per giocare il mondiale in Germania

Roma – Sembra proprio non trovare pace la Germania di Angela Merkel dopo lo scandalo delle emissioni degli autoveicoli Volkswagen. Questa volta non si tratta di fumi di scarico, ma di presunte tangenti per l’assegnazione dei Mondiali di calcio 2006. L’inchiesta, pubblicata già nell’ottobre 2015 su Der Spiegel, si allarga sempre di più avvicinandosi a Franz Beckenbauer, a capo del comitato per l’organizzazione dei Mondiali di Germania, e a Robert Louis-Dreyfus, l’ex capo di Adidas defunto nel 2009.

L’accusa arriva dal rapporto di un’indagine interna commissionata dalla Dfb (Deutsche Fußball Bund – Federazione calcistica tedesca) allo studio legale Freshfields, e tira in ballo non solo i due dirigenti citati, ma anche Wolfgang Niersbach, il quale, da presidente della stessa Dfb, ha coperto la storia del presunto pagamento di una tangente da 10 milioni di Franchi svizzeri (6,7 milioni di Euro) con la quale sarebbero stati comprati i voti per l’assegnazione dei Mondiali alla Germania, soldi che sarebbero stati mascherati da diritti televisivi per gli Asian games 2006.

Iniziamo da lontano, perché per poter comprendere il presente dobbiamo necessariamente partire dal passato. Facciamo un salto nel 1998, quando Beckenbauer e Fedor Radmann, già membro del Comitato organizzatore dei giochi olimpici di Monaco 1972, e successivamente a lungo responsabile relazioni esterne per Adidas, vengono nominati rispettivamente capo e braccio destro del Comitato che si occuperà di riportare i Mondiali di Calcio in Germania dopo la riunificazione.

Il Paese, puntando solo sulla ricostituita unità nazionale e sui voti degli Stati europei, non avrebbe avuto nessuna possibilità di spuntare l’assegnazione del campionato più ambito. Così, Beckenbauer e Radmann cominciarono a volare in tutto il mondo per convincere i vari comitati calcistici, partendo dal Concacaf (Confederation of north central american caribbean association futball) dell’ormai bandito a vita James Warner, passando per tutte le altre federazioni. Un compito tutt’altro che semplice, anche alla luce dei recenti fatti sul mondo Fifa e il suo rodato sistema di corruzione.

Dopo un lungo periodo di relazioni pubbliche si arrivò al 6 luglio 2000, quando a Zurigo si tenne il secondo voto per l’assegnazione del Mondiale 2006. La Germania ricevette 11 preferenze come il Sudafrica, mentre due andarono rispettivamente a Inghilterra e Marocco, entrambi eliminati. A questo punto, tutto dipendeva da dove sarebbero finiti questi due voti allo scrutinio successivo. Uno andò ai teutonici, mentre l’altro, quello di Charles Dempsey della Federazione neozelandese, non venne espresso. Il commissario, a dispetto delle sue precedenti dichiarazioni in favore del Sud Africa, decise di non votare e di ritornarsene a casa. La Germania vinse 12 a 11 e si vide assegnare i Mondiali di calcio.

Il mistero del voto del neozelandese è tuttora oggetto di varie speculazioni, e nessuno è riuscito a spiegarsi il motivo della defezione. Fino alla sua morte, il rappresentante dell’Ofc (Oceania futball confederation) non fornì mai una spiegazione plausibile, infittendo il mistero. Quello che però sfuggì ai più, fu il voto compatto del blocco asiatico: 4 voti su 4 andati alla Germania.

Con il passare del tempo, le indagini condotte dallo studio legale Freshfields si sono concentrate sempre di più sui rapporti tra Beckenbauer, il suo braccio destro e un membro molto controverso del Comitato Fifa, Mohammed Bin Hammam. È da qui che cominciano a emergere affari non troppo chiari.

Il rapporto Freshields ha rimesso insieme i tasselli di quello che sembra essere un caso di corruzione a tutti gli effetti. Nel maggio 2002, da un conto corrente intestato a Beckenbauer venne effettuato un bonifico di 6 milioni di franchi svizzeri sul conto di uno studio legale elvetico (Gabriel&Muller) con la dicitura ‘Erwerb von Tv und Marketing Rechten Asien Spiele 2006’ (Acquisizione di diritti Tv e Marketing per i giochi asiatici del 2006). Nel giro di pochi giorni i soldi vennero inoltrati in Qatar su un conto della Kemco Scaffolding Co. di proprietà del già citato Mohammed Bin Hammam.

Nell’agosto 2002, Dreyfus effettuò un bonifico di 10milioni di franchi sul conto di Gabriel&Mueller, e molto rapidamente, a settembre, lo studio legale effettuò un bonifico sul conto di Beckenbauer, restituendogli i 6 milioni di Franchi. I rimanenti 4 vennero bonificati sempre alla Kemko con la medesima dicitura: ‘Acquisizione di diritti Tv e Marketing per i giochi asiatici del 2006’. In questo modo lo studio legale tornò a zero e il risultato fu che Dreyfus ebbe 10 milioni di franchi in meno e la Kemco Scaffolding Co. ne ebbe 10 in più.

Ma la storia non si ferma qui. Trascorsi tre anni, nell’aprile 2005, Dfb fece un bonifico alla Fifa di 6,7milioni di Euro (10milioni di franchi svizzeri) con causale ‘Partecipazione del Comitato organizzativo ai costi del Fifa football gala’. Anche in questo caso i soldi non si fermarono, ma vennero rigirati dalla Fifa direttamente a Dreyfus. Secondo l’accusa sarebbe la restituzione dei soldi versati alla Kemco di Bin Hammam.

Riassumendo: la Dfb, attraverso l’aiuto di Dreyfus, avrebbe fatto arrivare 10milioni di franchi a Bin Hammam per comprare il voto di quattro Stati asiatici. A confermare questa tesi sarebbero le rivelazioni di alcuni informatori, secondo i quali, nel febbraio del 2000, Hammam avrebbe contattato Horst Rudolf Schmidt, segretario e tesoriere Dfb, per comunicargli che la Germania avrebbe ottenuto tra i 3 e i 4 voti dagli stati asiatici.

Finalmente arriviamo alla fine di questa vicenda. Mohammed Bin Hammam è stato allontanato a vita dal mondo del calcio, a causa della sua complicità negli scandali Fifa che hanno visto coinvolto numero uno Joseph Blatter e James Warner, anch’essi indagati per corruzione. Franz Beckenbauer al momento è in una posizione ambigua, avendo dichiarato di non essere a conoscenza di nulla e di aver firmato documenti in bianco. E Niersbach? Si è dimesso da presidente della Dfb il 9 novembre 2015, dopo l’accusa di aver coperto lo scandalo di cui era a conoscenza dal luglio dello scorso anno.

TUTTI i post di: Alessandro Ricci

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