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    Home » Cronaca » Un’etichetta “abuse free” per i prodotti che rispettano i diritti umani

    Un’etichetta “abuse free” per i prodotti che rispettano i diritti umani

    La proposta dell'eurodeputato Corrao del M5S è stata approvata dall’Aula di Strasburgo, il Parlamento chiede un marchio per certificare che i beni fabbricati in Paesi terzi non siano il frutto dello sfruttamento

    Lisa D'Ignazio</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@DIgnazioLisa" target="_blank">@DIgnazioLisa</a> di Lisa D'Ignazio @DIgnazioLisa
    27 Ottobre 2016
    in Cronaca

    Strasburgo – Oltre alle indicazioni su calorie, provenienza e ingredienti sui prodotti che troviamo negli scaffali dei supermercati, potremmo vedere anche una nuova etichetta, “abuse free”, che assicuri al consumatore che non ci sia stata violazione dei diritti umani nel processo di realizzazione del bene.

    Ignazio Corrao
    Ignazio Corrao

    L’idea è del deputato italiano del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao, che ha avanzato una proposta sulla responsabilità delle aziende riguardo alla lesione dei diritti umani nei Paesi terzi, in particolare quelli in via di sviluppo. Il rapporto di iniziativa da lui presentato al Parlamento è stato approvato dall’Aula (569 voti favorevoli e 54 contrari) e ora la palla passa alla Commissione che avrà la possibilità di trasformare la proposta in un’iniziativa legislativa.

    “L’idea nasce dalla denuncia di molte Ong e della società civile su multinazionali europee che violano i diritti umani in Stati esterni alla Unione europea”, spiega a Eunews Corrao. “Queste imprese hanno due comportamenti differenti: il rispetto di determinati standard nelle loro attività all’interno dell’Unione europea e il mancato rispetto di questi quando lavorano fuori dalla Ue”.

    L’etichetta servirà a distinguere le aziende buone sul fronte dei diritti umani da quelle cattive. “L’impresa che sa di non violare i diritti come quelli dei lavoratori, delle donne, dei minori o dell’ambiente, può chiedere l’applicazione del marchio “abuse free”, aprendo così le porte ai controlli sul rispetto dei diritti umani da parte di un organismo terzo”.

    Eppure, molte imprese potrebbero scegliere di non essere trasparenti, perché apporre l’etichetta di certificazione sarebbe un atto volontario. Secondo Corrao, il meccanismo volontario è comunque inevitabile, “perché se lo imponi a tutti, dovresti avere un sistema di giustizia globale che ti permette di fare tutti i controlli necessari”. Questo non toglie però che si indurrebbe comunque il consumatore attento a scegliere i prodotti “abuse free” piuttosto che gli altri.

    L’iniziativa nasce con l’intento di fare un primo passo in tema di violazione dei diritti umani da parte delle aziende europee in paesi terzi. Come spiega Corra il rapporto di iniziativa da lui presentato “è un precedente a livello di istituzioni europee che mancava, cioè una presa di posizione da parte delle istituzioni su un tema come questo”.

    I principi su cui si fonda l’Unione europea e il rispetto dei diritti umani non possono essere rispettati solo dentro i confini europei. “Se noi siamo riusciti a porre i diritti umani a un certo livello in Unione europea, dovremmo essere bravi ad alzare il livello dei diritti anche altrove” ha spiegato Corrao. “Non basta essere bravi al proprio interno e poi fare trattati di libero scambio o permettere che le nostre imprese vadano a investire in paesi dove questi diritti vengono calpestati”, ha concluso il deputato.

    Tags: abuse freeCorraodiritti umanietichettaimpreselegislazionepaesi terziparlamentoprodottiproduzionerelazionestrasburgoviolazione

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