Le scelte di Sarah

Cosa leggere sulla stampa europea – 30 giugno

print mail facebook twitter single-g-share

Le ragioni di una non Brexit; la Turchia martoriata da più di 50 attentati in 18 mesi; i referendum sono espressione dell’appoggio popolare o eccessivi metodi di democrazia diretta?; il recupero del relitto in cui sono morti 700 migranti l’anno scorso.

Niente Brexit?

Su The Independent, un “optimistic Brexiteer” – come si autodefinisce Sean O’Grady – afferma che secondo lui una Brexit alla fine non avrà luogo perché, qualsiasi siano i vantaggi sul lungo periodo, i britannici non possono affrontarla nel breve. Affluenza troppo bassa e margine di vittoria troppo risicato per il Leave, possibilità dal punto di vista legale per il Parlamento di non ratificare il risultato del voto, troppo da perdere anche per l’Unione Europea in caso di uscita (non solo per la perdita del Regno Unito in sé ma anche – e soprattutto – per le conseguenze sugli equilibri futuri e sulle volontà separatiste di alcuni Stati Membri), poco sostegno per l’uscita fra gli stessi Tory, possibilità di nuove elezioni generali con mandato per il Remain: tutti fattori che portano a vedere una Brexit come (quasi) inattuabile. Wait and See.

La Turchia, martoriata dagli attentati

Dopo l’ultimo atto terroristico all’aeroporto di Ataturk, dove sono morte più di quaranta persone, Les Décodeurs di Le Monde offrono una mappa interattiva degli attentati avvenuti in Turchia negli ultimi diciotto mesi: più di 50. Portati a termine sia da membri dell’ISIS sia dai separatisti curdi, hanno colpito in ogni parte della Turchia e rendono ancor più difficile la messa in sicurezza del paese.

Referendum, tsunami o manna?

In un editoriale di El Pais leggiamo che l’arma favorita dei nuovi partiti ‘anti-sistema’ è diventata il referendum, e che lo diventerà in misura ancor maggiore dopo quello sulla Brexit. Secondo il Consiglio Europeo sulle Relazioni Esterne, ci sono 32 richieste di convocazione di referendum in 18 Stati Membri: alcuni per un voto sulla permanenza sull’Unione (come in Danimarca), altri per l’uscita dall’Eurozona (come in Spagna e probabilmente in Italia), altri per bloccare il TTIP o per limitare la libertà di movimento dei lavoratori europei. Sono giuste espressioni della libertà popolare, un modo per ottenere rapidamente l’appoggio popolare su alcuni temi, o solo l’espressione di una sorta di democrazia diretta su questioni che sono però di difficile comprensione?

Un triste recupero

Repubblica pubblica il video del recupero del relitto del terrificante naufragio avvenuto nell’aprile del 2015: c’erano circa 700 i corpi a bordo, riemersi oggi nel canale di Sicilia. Dallo scorso anno il ministero della Difesa aveva istituto un gruppo specializzato e guidato dalla Marina Militare per recuperare il relitto e procedere poi all’identificazione delle vittime e alla loro sepoltura. Sperando che tragedie del genere smettano di accadere.