Rassegna Stampa

Carlo Clericetti: “La ripresa arriva in auto” (IT)

di Carlo Clericetti

La ripresa arriva in auto di Carlo Clericetti

Il +0,3% del Pil nel primo trimestre ha un nome proprio: si chiama Melfi, la cittadina lucana dove ha ricominciato a produrre lo stabilimento Fiat. “Non ricordo un altro dato trimestrale così caratterizzato”, dice Fedele De Novellis di Ref Ricerche. “L’aumento è quasi interamente dovuto al boom dell’auto, i servizi sono fermi e l’agricoltura quasi. Il buon risultato dell’industria è appunto dovuto interamente all’auto e al suo indotto”.

In effetti c’era da aspettarselo, visti i dati degli ultimi mesi sulle nuove immatricolazioni. Gli ultimi resi noti, quelli di aprile, registravano un +24,16% (undicesimo mese consecutivo col segno più) e un +16,2 dei primi quattro mesi rispetto allo stesso periodo del 2014, con la quota di mercato Fiat (in Italia) costantemente in salita da inizio anno.

E’ una buona notizia? Per la Fiat sicuramente, per la ripresa è troppo presto per brindare. Il boom del mercato dell’auto è arrivato dopo il periodo più nero, per il settore, che fosse dato ricordare. Con la crisi chi voleva cambiare l’auto si è fermato, rinviando il più possibile un acquisto che per la maggior parte delle famiglie è sicuramente impegnativo. Poi, però, a un certo punto le automobili non ce le fanno più, e arriva il momento in cui l’acquisto non è più rinviabile. L’impennata delle vendite è quindi una conseguenza della stasi precedente. Desta però qualche preoccupazione il fatto che tutto il resto, anche nell’industria, non abbia dato segni di risveglio. Se non accadrà, anche se il boom dell’auto dovesse continuare – sul che non si può giurare – quel solo comparto non sarebbe sufficiente a trainare la crescita del Pil. Per di più, nota De Novellis, storicamente le vendite di auto non fanno bene al resto dei consumi: ci sono le rate da pagare o comunque il conto in banca assottigliato.

Per il momento, comunque, il governo può gioire del fatto che il dato del primo trimestre offre molte più rassicurazioni per il raggiungimento dell’obiettivo di crescita – lo 0,7% – previsto per quest’anno. Per il resto bisognerà vedere come evolveranno due variabili, una importante e una fondamentale. Quella importante è l’Expo, che, secondo De Novellis, potrebbe valere uno 0,1-0,2% aggiuntivo: “Dipenderà dall’afflusso, soprattutto di visitatori dall’estero”. Quella fondamentale riguarda i saldi di finanza pubblica, tuttora incerti per le partite non ancora definite (la vicenda pensioni, la spending review, la clausola di salvaguardia con l’aumento dell’Iva). Se alla fine il risultato sarà anche quest’anno restrittivo, quello 0,7 sarà già grasso che cola. Altrimenti l’ottimismo che era stato espresso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan avrebbe più probabilità di avere una conferma dai fatti.