Rassegna Stampa

Nella nuova Europa la crescita sarà la vera priorità

Intervista di Gianni Pittella, capogruppo S&D alla Gazzetta del Mezzogiorno

intervista di Michele Cozzi

Gianni Pittella, lucano, presidente del gruppo socialista al Parlamento europeo: lo scontro tra le diverse concezioni dell’Europa già affiora nel nuovo Parlamento. Cosa prevede?

«Sarà un braccio di ferro continuo in un Parlamento europeo nel quale ci sono 250 euroscettici o eurofobici che lavorano per distruggere l’Europa, si è, quindi, costretti alla coabitazione tra socialisti, popolari e liberali. Questo significa raggiungere compromessi e sacrificare alcune posizioni».

A cosa si riferisce nello specifico?

«Be’, io che vorrei fare gli eurobond o modificare il patto di stabilità, invece mi devo accontentare di avere la flessibilità del patto, il piano europeo per la crescita, di 300 miliardi, che è una conquista, ma che sarebbe molto più forte se accompagnato dal lancio degli eurobond. Quindi, occorre lavorare per cambiare l’Europa che negli ultimi anni è stata inguardabile, perché fatta solo di austerità, di rigore, disoccupazione e di chiusura degli spazi democratici».

Il semestre italiano di guida europea può rappresentare un’opportunità?

«Nell’obiettiva ristrettezza temporale che non va sottovalutata, anche simbolicamente la presidenza Renzi ha un significato importante se riusciamo a voltare sulle politiche economiche ed è quello che stiamo facendo con Renzi, per imporre una priorità diversa rispetto al passato. Oggi la parola d’oro non è più austerità, ma crescita».

Questione nomine. Può farcela la Mogherini?

«Innanzitutto l’Italia non può subire alcun veto. Noi abbiamo sempre espresso una politica estera equilibrata, mai filorussa, ma sempre aperta al dialogo e fermamente alleata con gli Stati Uniti. Noi difenderemo la Mogherini, e a chi dovesse insistere sulla presunta inesperienza diremo “allora abbiamo D’Alema”».

L’Europa e i focolai di guerra. Che fa l’Unione?

«Si sta muovendo  in modo insoddisfacente. La signora Ashton, anche sollecitata dal sottoscritto, non ha svolto un’azione forte nel Medio Oriente, dove bisognerebbe fermare Hamas nel lancio dei razzi contro Israele e fermare Israele nell’offensiva spropositata. L’Europa deve metterci la faccia. Poi sul versante orientale, occorre sostenere il processo di integrazione dell’Ucraina».

Sull’immigrazione l’Italia resta sempre sola.

«Juncker, nel suo discorso, su mia richiesta, ha parlato di principio di solidarietà. Questo è un dato di grande rilevanza, perché significa che in presenza di grandi ondate di immigrati, scatterà un meccanismo europeo per spalmare gli arrivi in tutta Europa. Poi ho proposto di andare nei Paesi d’origine per individuare chi ha bisogno di protezione e di asilo, e di procedere al trasferimento con l’aiuto europeo di coloro che cacciati da Stati dittatoriali intendono trovare asilo in Europa».

Lei è presidente del gruppo socialista. Un ruolo complesso. Come sta andando?

«È un traguardo e una partenza. È la prima volta che un italiano guida il gruppo dei socialisti europei. Siamo chiamati alla sfida di cambiare la politica economica dell’Europa, di fare l’Europa dei diritti e non delle banche, e di riportare il Mezzogiorno e il Mediterraneo nel baricentro europeo».

I suoi contatti con Renzi?

«Ci sentiamo spesso per definire la fase programmatica, nonché la trattativa con i Popolari. C’è una fortissima collaborazione».

Sui fondi europei, c’è chi propone di riportare la gestione al centro, al governo. Che dice?

«Penso che occorrerebbe ricostruire una sorta di macro-regione. Cioè una piattaforma che riunisca le Regioni del Sud, senza smantellare i confini, attorno ad un tavolo coordinato dal governo. Sui grandi temi, dalle infrastrutture al turismo, occorre lavorare insieme. È l’unico modo per evitare la parcellizzazione delle risorse».

Lei è in Puglia per alcune iniziative del Pd. È già partita la corsa per le primarie per la presidenza della Regione. Che ne pensa?

«Manterrò un ruolo di superpartes, come è giusto per il ruolo che ricopro. È ovvio che di fronte ad una candidatura di Michele Emiliano non potrei che confermare la stima, la simpatia e l’apprezzamento nei suoi confronti».