Rassegna Stampa

Perché la Germania finora ha aperto le frontiere solo ai siriani (IT)

di Giacomo Morabito e Bruno Sergi

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Applausi alle stazioni tedesche e austriache: così erano stati accolti numerosi profughi diretti in Europa, soltanto alcune ore dopo dalla decisione di Germania e Austria di aprire le frontiere. Si tratta di una radicale svolta nella gestione europea della crisi dei migranti che ha spiazzato l’intera Europa, soprattutto in considerazione dell’opinione pubblica che il governo tedesco si era recentemente guadagnato. Infatti, ormai si era consolidato il cliché di una Germania tanto fiscale in campo economico (caso greco) quanto sprezzante nei riguardi dell’attuale situazione dei rifugiati. Basti risalire a poco tempo fa, quando la cancelliera Angela Merkel fu accusata di essere stata insensibile in occasione di un incontro con gli studenti di una scuola tedesca. «Non possiamo accogliere tutti», così disse a una ragazza palestinese, che aveva spiegato che presto sarebbe stata espulsa. Merkel consolò poi la ragazza che scoppiò in lacrime, ma non bastò per garantirsi la pietà dei social network.

Oggi, la Germania sospende il Trattato di Dublino e apre le porte agli immigrati siriani: «Non c’è un limite legale al numero di richiedenti asilo che può ricevere la Germania» e «in quanto Paese forte, economicamente sano abbiamo la forza di fare quanto è necessario», ha dichiarato la cancelliera tedesca in un’intervista al Funke Mediengruppe. Inoltre, il governo tedesco ha annunciato che aumenterà di 3 miliardi di euro il suo bilancio 2016 per far fronte con la situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, mentre i governi degli stati regionali e le autorità locali avranno a disposizione altri 3 miliardi di euro. Assieme alla Francia, la Germania si prenderà carico di quasi la metà dei 120’000 rifugiati, poi ricollocati secondo il piano presentato dal Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. Elogi inaspettati non sono mancati, in particolare dall’ex Ministro delle Finanze della Grecia, Yanis Varoufakis, il quale ha dichiarato: «Sulla questione immigrazione, la cancelliera ha mostrato un incredibile livello di leadership. A questo punto tutti dobbiamo imparare dalla Germania». 

Tuttavia, la scelta tedesca di accogliere i migranti siriani apre le porte a diversi interrogativi. Consapevole dell’immagine compromessa del suo governo, Merkel sta facendo leva soprattutto sulla differenza tra l’emigrazione per ragioni economiche, che non è compresa all’interno del Trattato di Dublino, e quella dovuta a guerre, persecuzioni razziali, politiche o religiose. In Siria perdura una guerra civile dal 2011; i migranti provenienti dall’Africa subsahariana fuggono da situazioni di pericolo, da guerre o da regimi dittatoriali. Perché, allora, aprire le porte soltanto ai migranti siriani? A prescindere dalla precedente consolidata presenza siriana sul territorio tedesco, la scelta potrebbe essere dettata da varie ragioni e, soprattutto, interessi. Rispetto ai migranti di altre nazionalità, i siriani si integrano più facilmente e possono vantare di un livello di scolarizzazione migliore. Si possono considerare una valida risorsa dal punto di vista professionale, come già dimostrato in passato. I siriani all’estero non sono mai stati una comunità di lavoratori, ma perlopiù si trattava di professionisti (medici, professori e imprenditori). Inoltre, secondo i dati della Banca Mondiale, nel 2010 la Siria riceveva circa 2 miliardi di dollari di rimesse (somma che non tiene conto delle rimesse attraverso i canali informali, come il denaro ricevuto dai parenti residenti all’estero). Nel 2014, invece, questa cifra si è notevolmente ridotta (1,623 miliardi di dollari), e ciò è emerso particolarmente dai dati relativi alle rimesse provenienti proprio dalla Germania, passando da 105 milioni di dollari (2010) ad appena 26 milioni di dollari (2014).

Come può giustificarsi questo dato registrato in così breve tempo? In generale, la riduzione delle rimesse è da attribuire all’aumento della disoccupazione e della precarietà lavorativa, nonché all’aumento dei trasferimenti di residenza verso l’estero, alla situazione economica del Paese di origine e a caratteristiche particolari dei migranti stessi (composizione familiare, vicinanza al Paese di origine, ecc.). Questa riduzione potrebbe anche essere interpretata positivamente, come il segno di una maggiore integrazione degli immigrati nel tessuto sociale e produttivo tedesco. Inoltre, va tenuto conto anche dei ricongiungimenti familiari, già presenti sul territorio tedesco, che oggi rappresenta il principale motivo della scelta dei migranti siriani di trasferirsi in Germania.

Secondo Frontex, nel 2014 il numero dei rifugiati siriani è salito a 3,9 milioni, mentre l’attuale crisi libica incide negativamente causando l’aumento esponenziale di migranti via mare: secondo la stessa agenzia europea, nel corso della stessa annata oltre 276’000 persone sono entrate illegalmente nell’Unione Europea, principalmente provenienti da Siria ed Eritrea. Secondo Frontex, nel periodo 2010-2014 la maggior parte dei migranti diretti verso i Paesi dell’Unione Europea sono giunti da Siria, Afghanistan, Kosovo, Eritrea e Serbia. Secondo Eurostat, nel 2014 le principali richieste d’asilo dei migranti sono state in Germania, Svezia, Italia, Francia e Ungheria. Confrontando questi dati assieme a quelli delle rimesse estere, forniti dalla Banca Mondiale, si possono prevedere altre situazioni simili al caso siriano-tedesco. Emergono situazioni come quella algerina in Francia e quella pakistana nel Regno Unito: oltre ai motivi legati al post-colonialismo, alle rimesse estere, è evidente che gli interessi che legano le rispettive parti sono elevati, come testimoniato dalla crescita delle rimesse estere negli ultimi 5 anni.