Rassegna Stampa

Schulz: l’Ue dell’austerity ha fallito

“Ma il voto agli euroscettici è sprecato, occupiamoci più di lavoro e meno di conti” “In questi anni si è operato solo da un lato: quello dei tagli. Ma è chiaro che l’austerità da sola non serve a niente, anzi. In molti paesi non ha fatto che aggravare la situazione sociale. Alla disciplina di bilancio è […]

“Ma il voto agli euroscettici è sprecato, occupiamoci più di lavoro e meno di conti”

“In questi anni si è operato solo da un lato: quello dei tagli. Ma è chiaro che l’austerità da sola non serve a niente, anzi. In molti paesi non ha fatto che aggravare la situazione sociale. Alla disciplina di bilancio è quindi necessario affiancare una strategia per la crescita». In un’intervista al Secolo XIX Martin Schulz, leader tedesco candidato del Partito Socialista Europeo alla presidenza della prossima commissione, spiega che per un’altra Europa, diversa da quella della grande crisi, non serve il voto agli “scettici”. Schulz è oggi alla Spezia e a Genova.

Onorevole Martin Schulz, cosa cambierà con l’indicazione del Presidente della Commissione Ue alle prossime elezioni? Il Parlamento europeo avrà più peso nelle decisioni della Ue?
«Avrà più peso il Parlamento, avrà più peso la Commissione e avrà più legittimità l’Unione tutta intera.Un elettore può essere favorevole o contrario a maggiore o minore austerità, a maggiore o minore solidarietà, ma queste scelte politiche devono essere l’espressione di una volontà popolare. Legando in maniera chiara e diretta la scelta del presidente della Commissione al risultato delle elezioni europee, ridurremo drasticamente il deficit democratico dell’Unione. Alcuni dicono che tanto non cambia niente, ma sbagliano. Il rafforzamento del potere del Parlamento dalle prime elezioni europee del 1979 fino a oggi è sotto gli occhi di tutti, ma purtroppo i cittadini ancora non colgono quanto importante sia il nostro ruolo. Mettere in concorrenza diversi candidati alla testa della presidenza della Commissione è anche un modo per rendere più comprensibili le consultazioni europee. E sono sicuro che questo avrà un impatto positivo anche sulla partecipazione al voto».

L ei sarà candidato alla Commissione europea per il Pse: se sarà eletto punterà di più sulla crescita o l’occupazione, allentando i rigidi vincoli finanziari della Ue?
«In questi anni si è operato solo da un lato: quello dei tagli. Ma è chiaro che l’austerità da sola non serve a niente, anzi. In molti paesi non ha fatto che aggravare la situazione sociale. Alla disciplina di bilancio è quindi necessario affiancare una strategia per la crescita, rilanciando gli investimenti strategici e quindi l’occupazione. E rimettere in moto la domanda. Questa è la ricetta progressista, purtroppo finora rimasta inascoltata. Non ho intenzione di presiedere una Commissione europea che guarda soltanto ai numeri di bilancio. Come può essere che prestiamo così tanta attenzione a un rapporto deficit/pil del 3% e non ci preoccupiamo invece per una disoccupazione al di sopra del 10%? Se non fosse stato per l’azione del Parlamento, non si sarebbero trovati i soldi per le garanzia ai giovani. E non si sarebbe guardato agli effetti sociali della troika. Come presidente della Commissione le mie prioritàsaranno la crescita e l’occupazione nel rispetto delle regole europee, ma con una capacità di guardare al di là delle virgole: per esempio, è giusto scorporare gli investimenti legati ai fondi europei dal limite del 3%».