Rassegna Stampa

UCRAINA: Donetsk, l’ultima battaglia è in corso. Ma anche Kiev è responsabile delle vittime civili

Le truppe ucraine hanno circondato in massa la città di Donetsk bombardandone la periferia, la popolazione è in fuga. A Gorlovska, secondo il quotidiano il quotidiano Ukrainska Pravda “il numero dei civili morti è compreso tra i venti e trenta”, caduti sotto il bombardamento dell’esercito

Fuga da Donetsk

L’ultima battaglia è cominciata nella notte. Le truppe ucraine hanno circondato in massa la città di Donetsk bombardandone la periferia. Secondo quanto riportato da fonti dell’amministrazione comunale della città, ancora in mano ai filorussi, il fuoco di artiglieria è stato intenso e dovrebbe preludere all’attacco della fanteria pronta a entrare in città. I filorussi, per rallentare l’avanzata dell’esercito di Kiev, hanno fatto saltare in aria tre ponti isolando la città. Un ponte è collassato proprio mentre era in transito un treno merci.

La popolazione è in fuga da Donetsk fin dalla notte. Secondo quanto riportato dalla CNN le colonne di auto hanno creato enormi ingorghi lungo le arterie meridionali.

Il villaggio di Gorlovska, alla periferia di Donetsk, è stato teatro di violenti scontri che hanno causato anche vittime civili. Secondo il quotidiano il quotidiano Ukrainska Pravda “il numero dei civili morti è compreso tra i venti e trenta”, caduti sotto il bombardamento dell’esercito ucraino. Tra i morti donne e almeno due bambini.

Le responsabilità di Kiev

Quella di Donetsk sarà l’ultima battaglia, poi i separatisti dovranno per forza lasciare il campo e riparare in Russia. I morti di questa battaglia si aggiungeranno alla conta delle vittime civili fin qui uccise parimenti dai separatisti che dai governativi. Morti di cui qualcuno è responsabile. Da un lato c’è Kiev, colpevole di aver usato artiglieria pesante e bombardamenti aerei su città ucraine, colpendo anche la popolazione civile. Ma in che misura questo sia avvenuto e se sia trattato di incidenti o di operazioni scellerate è ancora da stabilire.

Ma la vera colpa di Kiev è l’istituzione della “Guardia nazionale”, un corpo composto da estremisti e ultranazionalisti che Kiev ha irregimentato e spedito al fronte in modo da levarseli da piazza Indipendenza, dove ancora dopo la fuga di Yanukovich continuavano a seminare disordine e violenze minacciando l’attività di governo.

Human Right Watch ha denunciato le attività della Guardia nazionale e delle milizie filo-governative, colpevoli di attacchi a obiettivi civili che avrebbero causato la morte di almeno sedici persone.

In un primo momento le segnalazioni di vittime civili morte per mano dei governativi provenivano solo da fonti russe, perlopiù da media legati al Cremlino e parte del network Russia Beyond the Headlines, finanziato dalla Rossiyskaya Gazeta, uno dei principali quotidiani russi. La Rossiyskaya Gazeta (www.rg.ru) è la gazzetta ufficiale del governo russo, vera e propria voce del Cremlino. Per questo era necessario prendere con cautela quelle notizie.

Ora che vengono confermate da Human Rights Watch (HRW), organizzazione non-governativa americana, e da Ukrainska Pravda, giornale indipendente ucraino, è necessario dare loro piena rilevanza. In particolare Ukrainska Pravda è il quotidiano, in lingua ucraina, fondato da Georgiy Gongadze, giornalista indipendente ucciso nel 2000 dalle squadracce agli ordini dell’allora presidente Kuchma (il padrino politico di Yanukovich). Nel 2004 il giornale è stato una voce della Rivoluzione Arancione e tra i più aspri critici del regime di Yanukovich. Oggi il giornale è guidato da Olena Prytula, compagna di Gongadze, che – pur essendo russofona – ha sempre voluto mantenere il quotidiano in lingua ucraina. Un giornale che non ha certo rapporti con Mosca ma che non si esime di dire il vero, anche se è scomodo. Lo stesso vale per Human Rights Watch che, se una critica ha ricevuto, è stata quella di essere troppo vicino all’agenda americana. Eppure non nasconde i crimini commessi dalla parte che il governo di Washington supporta.

Mosca ha la colpa della guerra

Questo non significa che si debba nascondere o sminuire le responsabilità russe, che restano enormi. Sul Cremlino ricade la colpa di aver trasformato un conflitto politico in un conflitto militare, mandando uomini armati fino ai denti a invadere la Crimea e appoggiando le milizie filorusse nel Donbass. Milizie in cui è scarsa la presenza di ucraini, e i cui reparti sono perlopiù composti da teste calde provenienti d’oltre confine, oltre che da mercenari veterani delle guerre in Cecenia e Bosnia, e da agenti del Cremlino necessari all’addestramento e all’uso di armamenti sofisticati. Armamenti in grado di abbattere caccia militari il cui uso si apprende solo dopo una lunga formazione. Così come preciso addestramento richiede l’uso del sistema missilistico BUK, quello che ha abbattuto l’aereo di linea della Malaysian Airlines. Se anche in questo caso le responsabilità di Mosca dovessero essere accertate (al momento mancano le prove), sul Cremlino peserebbe il giudizio della storia prima che delle persone. Persone, come quei cittadini russi preda della paranoia del loro leader, che devono vedere Putin per quel che è. Un uomo che molto ha dato alla Russia e che ora tutto le sta togliendo.

Matteo Zola