Rassegna Stampa

Uno scossone all’impotenza dell’Europa

Ancora una volta Matteo Renzi gioca sulle dichiarazioni di risolutezza e sul tempismo. Questa volta non sul terreno interno, minato dalle opposizioni e da una strisciante disillusione, ma presentandosi con una immagine risoluta nell’arena della politica estera, dove non ha esperienza. Sta mettendo in gioco il nome dell’ Europa interpretando attivamente il ruolo di Presidente […]

Ancora una volta Matteo Renzi gioca sulle dichiarazioni di risolutezza e sul tempismo. Questa volta non sul terreno interno, minato dalle opposizioni e da una strisciante disillusione, ma presentandosi con una immagine risoluta nell’arena della politica estera, dove non ha esperienza. Sta mettendo in gioco il nome dell’ Europa interpretando attivamente il ruolo di Presidente di turno del Consiglio europeo. Ce la farà? Come ? E’ un buon inizio?

Davanti a tutto ciò trovo deprimente la facile accusa che gli viene fatta di ricercare soluzioni di facciata mediatica. In questo caso per dirottare l’attenzione pubblica dalla nostra drammatica situazione economica e sociale. Queste critiche avanzate da chi si crede astuto analista, rischiano in realtà di rappresentare e di promuovere la solita irresponsabile autoemarginazione italiana in politica estera. Perché dicono – naturalmente – che la «vera soluzione» dei problemi è sempre «un’altra».

La congiuntura improvvisamente aggravatasi lungo l’asse Ucraina, Iraq, Palestina-Israele – il grande fronte orientale esteso d’Europa – è grave perché accumula crisi di natura assai diversa, tutte di difficile immediata soluzione, e con una qualità di violenza e ferocia inaudita. A loro modo sono tutte «guerre civili» o «interne», combattute con armi micidiali che nel loro uso e nelle loro conseguenze non fanno più distinzioni tra civili e militari.

La vicenda irachena è al centro di questo asse, non solo in senso geografico. Dovesse saltare l’attuale precarissimo equilibrio di Baghdad a vantaggio dell’estremismo islamista, ne sarebbe sconvolto l’intero confine orientale d’Europa. Questa non è una mera constatazione di geografia politica, perché la brutalità dei conflitti, elencati sopra, segna un salto di qualità che, non a caso, ha turbato Papa Francesco. Ha usato parole semplici e, come sempre, anche innovative per il mondo religioso.

In questo contesto la visita-lampo di Renzi in Iraq, nella sua doppia veste italiana ed europea, sembra aver evitato la routine burocratica e la mera cortesia diplomatica. Garantendo non solo aiuti umanitari ma anche la consegna di un significativo contigente di armi per i curdi iracheni, impegnati in prima linea contro gli jihadisti dell’Isis, l’iniziativa italiana si qualifica in modo fattivo. Anche agli occhi dei governi europei e alle istituzioni dell’Unione che si sono dichiarate disposte a sostenere Baghdad.

Arriviamo così al punto cruciale e dolente dell’intera questione. Non facciamoci illusioni: Renzi nel suo periodo di presidenza europea non riuscirà a smuovere l’impotenza dell’Unione che ha radici profonde nelle gelose autonomie nazionali. Sarà già molto se contribuirà a coordinare efficacemente le decisioni prese dai singoli Stati per difendersi da un potenziale nemico comune.
Per far questo Renzi ha bisogno di essere «preso sul serio», al di là delle cortesie diplomatiche.

Può darsi che la prima mossa di ieri vada in questa direzione.
Staremo a vedere le reazioni dei prossimi giorni, a cominciare da quelle tedesche. Con un’avvertenza: è ridicolo che, quando sono in gioco interessi nazionali oggettivi, si sondino i livelli di simpatia reciproca tra la cancelliera Merkel e Matteo Renzi.

Al momento, davanti all’asse della crisi descritta sopra, la Germania è preoccupatissima innanzitutto della parte settentrionale – quella che è ormai la guerra interna ucraina. Come questa si colleghi o si risolva insieme con le altre due (l’irachena e la palestinese, rimanendo congelata o semplicemente dimenticata quella siriana) è un problema che la classe politica europea, divisa al suo interno, al momento non sembra in grado di affrontate. Questa è la situazione con cui dovrà fare i conti Matteo Renzi.

Gian Enrico Rusconi