In Parlamento Kyenge recita un monologo per le donne di Beni

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Nel suo intervento a Bruxelles, la deputata ha recitato un monologo in difesa delle donne violentate nell’est della repubblica Democratica del Congo, dove sono in atto da mesi scontri armati

Bruxelles – “Oggi sono Beni”. Ha iniziato così, il 22 giungo, il suo intervento al Parlamento europeo l’eurodeputata Cécile Kyenge del Pd. L’obiettivo era denunciare, attraverso la recitazione, in un linguaggio lontano da quello che di solito si ascolta nelle aule europee, la violenza sulle donne di Beni, un’area nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove da mesi vanno avanti scontri tra gruppi armati e le milizie locali.

La Kyenge ha parlato ai colleghi come se fosse una delle vittime, per sensibilizzare la comunità internazionale e incitarla ad affrontare il problema. “A quando la giustizia per Beni?”, ha chiesto al suo pubblico.

Qui il testo integrale dell’intervento:

Oggi sono Beni. Perché proprio oggi sono andata oltre il mio percorso abituale, anziché restarmene tranquilla a casa con i miei bambini? Perché non ho chiesto a mio marito di accompagnarmi? Perché non ho deciso di far parte di quegli oltre 400 mila connazionali che hanno lasciato il paese proprio per sfuggire a queste violenze? Si, ma per andare dove? In Europa? E se poi ci avessero rispedito indietro dicendo che non siamo titolari di protezione internazionale dove saremmo ritornati, a Beni?
Eppure mi sentivo al sicuro qui, la sede della MONUSCO è poco distante, loro hanno il mandato di proteggerci, è la comunità internazionale che li ha voluti.
Però in fondo è un bene che fossi sola, così la mia famiglia è al sicuro, almeno per il momento.
E poi ho risparmiato loro uno spettacolo disumano, queste bestie non si sono limitati a violentarmi, hanno infierito con lame e rastrelli e poi hanno completato l’opera bruciandomi. Ero ancora cosciente ma non ho avuto paura, ho pensato a voi, ai miei bambini, e tutto è finito in un attimo.
Nonostante tutto sono felice.
Sono felice perché non ho riconosciuto volti noti tra gli spettatori del villaggio obbligati ad assistere a questi massacri. Sono felice perché in quest’ultima retata eravamo principalmente adulti, soprattutto donne, c’erano sì dei bambini ma fortunatamente al di sopra dei cinque anni. E non hanno resistito molto, se ne sono andati quasi subito. Inoltre sono felice perché nessuno vedrà le rotture del mio corpo dopo ore e ore di torture. È una grande fortuna che alla comunità internazionale interessi poco quello che succede qui, nell’est del Congo, e che i media hanno altro di cui occuparsi“.