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Mutilazioni genitali femminili, campagna per una Risoluzione Onu entro il 2012

Mutilazioni genitali femminili, campagna per una Risoluzione Onu entro il 2012

Bruxelles – Entro il 2012 l’Onu dovrà bandire in tutto il Mondo le mutilazioni genitali femminili. Lo chiede un gruppo di donne, la “Coalizione per il bando mondiale delle Mgf”, che oggi ha presentato a Bruxelles l’appello per una petizione che partirà il prossimo sette maggio. Si potrà firmare on-line sul sito www.banfgm.org.

Tra i promotori “Non c’è pace senza giustizia”, rappresentata oggi a Bruxelles dal vice presidente del Senato Emma Bonino. “Vogliamo una risoluzione dell’Assemblea Onu che sia chiara, senza ambiguità, che dica che le violazioni dei diritti delle persone come sono le mutilazioni genitali femminili sono un crimine che deve essere proibito”, ha spiegato l’esponente radicale. “Non si cerchino escamotage di vocabolario per non far irritare questo o quel Paese – ha insistito –: le più irritate sono le donne violentate. Certo, capisco le necessità diplomatiche, che però hanno un limite che è in quello che si può o non si può fare. Quindi vogliamo che nella risoluzione ci sia la parola ‘vietare’, senza ambiguità”. Il motto di questa battaglia, ha sintetizzato Bonino, “deve essere: chiarezza e impegno”.

Il due luglio dello scorso anno i capi di Stato dell’Unione africana hanno adottato una decisione formale che chiedeva alle Nazioni unite una risoluzione per il bando mondiale delle mutilazioni genitali. Nel continente africano già dal 2005 esiste una posizione dell’Ua che invita tutti gli Stati a proibire queste mutilazioni con misure legislative sostenute da sanzioni. Khady Koita, presidente di un’altra associazione promotrice, La Palabre, spiega che “la difficoltà ora è mettere in pratica questi divieti, e per farlo abbiamo bisogno di ogni strumento e della coscienza collettiva di questa lotta”. Una battaglia conto una violenza, ancora praticata anche in Europa,  che segna le donne per sempre “nel loro corpo e nella loro mente, creando problemi per il parto, che alle volte portano alla morte del bambino, ma anche di minzione, per non dire sessuali”, ha ricordato Gisèle Mandaila, deputato del parlamento regionale di Bruxelles, già ministro degli Affari sociali in Belgio.

L.R. ©Eunews.it

 

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