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di Alfonso Bianchi
A Bruxelles la lobby del tabacco ha un esercito di 100 persone

A Bruxelles la lobby del tabacco ha un esercito di 100 persone

L’industria del tabacco ha a disposizione a Bruxelles un esercito di circa 100 lobbisti, che lavorano con un budget annuale superiore ai 5 milioni di euro. Almeno secondo i dati ufficiali. Questi numero sono però sicuramente parziali perché la Commissione europea non obbliga i lobbisti che hanno rapporti con l’istituzione a registrarsi. Ma il caso del commissario alla Salute, Joseph Dalli, costretto alle dimissioni da un’inchiesta dell’Olaf, ha riacceso i riflettori sul tema. L’ufficio anti frodi europeo lo accusa di aver saputo che un lobbista, di nome Silvio Zammit, avrebbe utilizzato il suo nome per tentare di ottenere 60 milioni di euro da una compagnia di tabacco, con la promessa di far modificare la stretta sul settore in discussione nell’Ue.

Secondo uno studio del Corporate Europe Observatory (Ceo), a Bruxelles sono attive 9 compagnie del tabacco e 22 lobby del settore che rappresentano coltivatori, rivenditori, produttori e distributori. A farla da padrona è la Philip Morris International con un budget 1 milione e 125mila euro, una cifra molto alta, eppure soltanto un settimo di quella che spende a Washington (8 milioni 400mila euro) per provare a influenzare il governo statunitense. Tra le lobby quella che ha fatto il maggiore investimento per tentare di condizionare la politica europea è la European Association of Tobacco Growers (Unitab) con un budget annuale dichiarato di 875mila euro.

L’Alliance for Lobbying Transparency and Ethics Regulation (Alter-Eu), una coalizione di 200 organizzazioni della società civile, ha scritto una lettera al Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, per chiedere una riforma drastica del codice di condotta per le lobby. L’ultima risale al maggio 2011, quando l’Aula di Strasburgo approvò una risoluzione che creava un “Registro per la trasparenza” dei lobbisti di Parlamento e Commissione. Il problema è che, mentre per avere rapporti col primo l’iscrizione veniva resa obbligatoria, con gli eurodeputati obbligati addirittura a tenere un registro di tutti gli incontri con i vari lobbisti, per avere rapporti con i commissari europei non c’è alcun obbligo di trasparenza o di registrazione. Non a caso il 62% degli incontri con lobbisti, tenuti dal vice-presidente della Commissione responsabile per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, sono avvenuti con persone non presenti nel Registro.

La tedesca Reemtsma, branca della Imperial Tobacco, uno dei maggiori produttori europei, non si è mai registrata, eppure l’anno scorso, secondo il rapporto del Ceo, ha assunto una lobbista proprio per influenzare la Tobacco Products Directive (Tpd), la direttiva a cui stava lavorando Dalli. Così come non si sono iscritte la Oliver Twist e la Assens Tobaksfabrik, due compagnie che fanno parte del consiglio direttivo della European Smokeless Tobacco Council (Estoc), la lobby da una cui mail sarebbe partita l’inchiesta dell’Olaf su Dalli (la Estoc però è presente nel registro ). Addirittura la Hungarian Tobacco Growers’ Association partecipò a un dibattito all’interno del Parlamento di Bruxelles insieme al parlamentare socialista Illés Bényei nel luglio 2011, cioè due mesi dopo l’entrata in vigore delle nuove norme. Ancora oggi il suo nome non è presente nel Registro per la trasparenza.

Per saperne di più:
– Guarda la tabella del Corporate Europe Observatory (Ceo)

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