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    Home » Non categorizzato » Tre anni per rifare (ancora una volta) l’Europa

    Tre anni per rifare (ancora una volta) l’Europa

    La bozza di Conclusioni del Consiglio europeo della prossima settimana. Il problema democratico e regole sempre più forti per coordinare le economie

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    6 Dicembre 2012
    in Non categorizzato
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    La bozza di Conclusioni del Consiglio europeo della prossima settimana
    Il problema democratico e regole sempre più forti per coordinare le economie

    Tre anni, forse quattro, per rifare (ancora una volta) l’Europa, partendo dall’Eurozona. La crisi economica iniziata nel 2008 ha imposto ai leader del Ventisette interventi spesso pasticciati, normalmente in ritardo, che però, nell’insieme, hanno iniziato a porre le basi di quello che dovrebbe essere un’Unione decente, con una moneta che funziona e per la quale ci sono veri strumenti di governo e con delle economie che lavorano in maniera coordinata.

     Il telaio è in mano al presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, anche se i tessitori sono a Berlino, Parigi, Londra ed ora anche un po’ a Roma . Il fiammingo ha messo a punto un documento che i Ventisette dovrebbero approvare al Summit del 13 e 14 dicembre, o per lo meno dovrebbero discuterne approfonditamente, ma non sembrano esserci gravi ragioni di scontro, dato che il documento, le cui bozza in queste ore girano a Bruxelles, è stato preceduto da un testo “interinale” già a ottobre. Il confronto dunque è piuttosto avanzato.

     Van Rompuy propone tre tappe per rafforzare la zona euro, alla quale, pian piano aderiranno sempre più paesi, e dunque la cosa riguarda un po’ tutti, anche lo sciovinista David Cameron, che ha interesse a che l’euro sia forte perché nopn potrebbe sopportare un crollo degli “europei” come ci chiamano a Londra. Le prime due fasi sono “morbide”, le novità sarebbero introdotte senza dover rivedere i Trattati, che è un’operazione sempre complessa, molto rischiosa e molto lunga. Entro il 2013 si dovrebbero finalizzare le decisioni prese negli ultimi mesi ed anni, come il fiscal compact, che non è ancora in vigore, e la vigilanza bancaria, per la quale le difficoltà in realtà sono ancora molte, come si è visto all’Ecofin di martedì, nonostante le speranze di Vittorio Grilli, e infatti van Rompuy ha spostato la data dell’avvio concreto del sistema dal primo gennaio al 31 marzo prossimo. Poi c’è il pacchetto banche, le regole sulla patrimonializzazione e la garanzia unica dei depositi.

     La seconda fase dovrebbe prendere dalla fine del 2013 a tutto il 2014. Qui si dovrebbero prendere nuovi provvedimenti per far fronte all’eventuale crisi di qualche banca. Van Rompuy pensa, nel documento scritto “a stretto contatto” con il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso e sentiti i governi, ad un’autorità unica per la gestione di questi crack, che possa gesire un fondo “efficiente” e di importo “adeguato”. Il centro dell’intervento è però un’ennesima forma contrattuale degli impegni che gli Stati prendono con Bruxelles per riordinare i propri bilanci e strutturarli nel nome sacro della competitività. Uno ad uno i premier (tutti) dovrebbero firmare un’intesa nella quale scrivono cosa faranno giorno per giorno per raggiungere gli obiettivi che si concorderanno sulle due sponde di rue de la Loi, dove sono gli uffici di Commissione e Consiglio (cioè dei governi).

     Si passa poi alla terza fase, che è ancora un poco fumosa, ma tanto riguarderà una nuova Commissione, un nuovo Parlamento e un nuovo presidente del Consiglio europeo. Qui l’obiettivo è alto e nobilissimo, e punta a “una progressiva condivisione della sovranità economica a livello europeo e una maggiore solidarietà tra gli stati”. E questo, dice il fiammingo, “potrebbe rendere necessaria una modifica dei Trattati”. Si vorrebbe arrivare ad avere una stabilizzazione “in qualche misura” automatica a livello europeo ed uno strumento che permetta di assorbire gli shocks. Naturalmente si pone qui una questione democratica perché la bozza propone anche di “aumentare il livello di decisione comune sui bilanci nazionali”. Sempre più potere al centro e sempre meno nei paesi.

    Per questo van Rompuy ricorda che “l’obiettivo generale resta quello di assicurare una legittimazione democratica e una responsabilità (accountability)” nei processi che si deciderà di avviare. Dunque il Parlamento europeo e quelli nazionali, “verso i quali sono già stati fatti dei passi per assicurare un coinvolgimento appropriato”, dovranno essere protagonisti di nuovi conferimenti di poteri. Ma questo il documento lo dice senza impegnarsi troppo.

    Lorenzo Robustelli per Huffingtonpost

    Tags: conclusioniconsiglio europeoeurovan rompuy

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