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Sul Mali piovono 3,25 miliardi dai donatori internazionali. “Ora costruiamo la pace”

Sul Mali piovono 3,25 miliardi dai donatori internazionali. “Ora costruiamo la pace”

Il presidente Traoré: “Successo oltre le aspettative. Lavoreremo per unire di nuovo il Paese”
Hollande: “Sconfitti i terroristi. Adesso puntiamo su integrazione, sviluppo e diritti”

Mali conferenzaLa conferenza dei donatori del Mali che si è tenuta a Bruxelles, per il presidente a interim del Paese, Dioncounda Traoré, è stata “un successo totale, al di là delle aspettative”. Un successo per capire il volume del quale bastava ascoltare le sue parole al termine dell’iniziativa: “Quando sono venuto qui si parlava di 2 miliardi di aiuti, io sinceramente mi sarei accontentato anche di 1 miliardo e 600 milioni, e invece abbiamo superato la barra dei 3”. Nelle conclusioni finale si parla infatti di 3,25 miliardi per i prossimi due anni che dovranno servire a stabilizzare il Paese dopo che l’intervento francese ha posto fine alla ribellione dei jihadisti di Aqmi (Al Qaeda per il Maghreb Islamico) nel nord della nazione. Di questi soldi 1,35 miliardi arriveranno dall’Unione europea, di cui 532,9 milioni dalla Commissione.

E la conferenza è stata un “successo” anche per Francois Hollande, definito da Traoré “amico e fratello. Francese e maliano. Europeo e africano”. Le truppe di Parigi lentamente lasceranno il Paese passando la consegna ai caschi blu dell’Onu che a luglio daranno il via alla loro missione di stabilizzazione. “I capi dei terroristi volevano diventare i capi di una fazione del Sahel, organizzare traffici di droga, armi, esseri umani. Le loro operazioni spesso lucrative hanno fatto tremare gli Stati africani e hanno minacciato la stessa sicurezza dell’Europa” afferma Hollande consapevole del fatto che ora inizia una nuova sfida, quella di stabilizzare la pace, un compito che non sarà semplice. Il Presidente parla di tre priorità di breve termine “rilanciare l’economia del Paese” perché solo con lo “sviluppo” lo Stato africano potrà assicurare il benessere ai suoi cittadini, “decentralizzare la governance” per assicurare che il potere dello Stato arrivi in ogni angolo del Paese e includa le differenti regioni e popolazioni, “puntare sull’educazione e sui diritti delle donne” per sconfiggere l’oscurantismo delle fazioni più retrive dell’islam jihadista, e infine “puntare su dialogo e trasparenza”.

C’è un altro punto su cui il francese insiste, ovvero che “il termine di luglio per le prossime elezioni in Mali deve essere rispettato”, solo così a suo avviso si potrà voltare pagina e iniziare la necessaria ricostruzione della nazione e della fiducia dei cittadini. Una sfida che sa essere “difficile” ma che Traoré si è impegnato a portare a termine. “Ritorneremo una grande famiglia e riprenderemo il dialogo. Non ci saranno più divisioni tra nord, sud, est e ovest” ma si ritroverà l’unità di “tutti i popoli che compongono il Paese” promette il presidente maliano. Traoré davanti ai rappresentanti delle 108 delegazioni ha ribadito la propria “determinazione a ricucire il tessuto sociale provato e a rispettare la laicità della Repubblica” e anche quella a sconfiggere “il terrorismo residuale” e per farlo, afferma, sarà necessario “rafforzare le capacità di difesa e ricostruire l’esercito addestrandolo alle nuova situazione”.

I due capi di Stato hanno sottolineato l’impegno decisivo dell’Europa che ha inviato aiuti umanitari e alcune truppe con scopi di addestramento. “Continueremo a sostenere il Mali” promette José Manuel Barroso. Secondo il Presidente della Commissione “grazie agli accordi finanziari che l’Unione europea firmerà con il governo del Mali stasera, assicureremo un migliore accesso all’acqua, il risanamento, la salute, la giustizia, l’istruzione per centinaia di migliaia di maliani. Con gli investimenti pubblici che inizieremo, creeremo 20mila posti di lavoro nei prossimi due anni”. Ma Barroso sa anche che il problema del Mali va oltre i confini nazionali. “Il nostro sostegno va al Sahel – conclude – perché la soluzione della crisi passa attraverso un approccio regionale. Questo è il significato della strategia europea per la sicurezza e lo sviluppo del Sahel”.

Alfonso Bianchi

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