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Discariche e galline ovaiole, la Corte di giustizia Ue avvia i lavori sui fascicoli italiani

Discariche e galline ovaiole, la Corte di giustizia Ue avvia i lavori sui fascicoli italiani

Assegnati i numeri di causa ai due casi per cui rischiamo multe dall’Unione europea
Sotto accusa la gestione dell’impianto di Malagrotta e gli allevamenti di pollame

stop malagrottaAvviata ufficialmente la fase contenziosa delle procedure d’infrazione aperte dalla Commissione europea contro l’Italia per il presunto mancato rispetto della direttiva sui rifiuti e la presunta mancata applicazione della direttiva sulle galline ovaiole. La Corte di giustizia europea ha assegnato i numeri di causa ai due fascicoli, atto con cui si ufficializza il deferimento. Da ieri la Corte di giustizia è dunque a tutti gli effetti al lavoro per stabilire se l’Italia è adempiente o inadempiente.

La causa C-323/13 vede l’Italia accusata da Bruxelles di non aver rispettato le disposizioni della direttiva sulle discariche che prevede azioni di prevenzione per la tutela del territorio. In particolare la direttiva prevede rigidi requisiti operativi e tecnici per misure di riduzione delle ripercussioni negative sull’ambiente, in particolare l’inquinamento delle acque superficiali, del suolo e dell’atmosfera, nonché i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l’intero ciclo di vita della discarica. Condizioni che per la Commissione europea non sarebbero state soddisfatte nel conferimento nella discarica di Malagrotta, avviando la procedura d’infrazione.

La causa C-339/13 riguarda invece le galline ovaiole. Una direttiva del 1999 prevedeva l’introduzione di nuovi modelli di gabbie più grandi e spaziose, in grado di rispondere alle esigenze fisiologiche ed etologiche degli animali garantendo il loro benessere. Si dava tempo agli stati membri fino al 10 gennaio 2002 per mettersi in regola, ma la Commissione europea ha chiesto alla Corte di accertare che in Italia le galline ovaiole non fossero più tenute in gabbie non modificate. Anche su questo secondo caso si attendono risposte dalla Corte di giustizia. Sui tempi c’è incertezza. In genere ci vogliono un paio d’anni. A partire da oggi.

Renato Giannetti

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