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Tobin tax, la Corte Ue respinge il ricorso britannico contro la cooperazione rafforzata
Una manifestazione a Parigi a favore della Tobin Tax

Tobin tax, la Corte Ue respinge il ricorso britannico contro la cooperazione rafforzata

Avanti con la tassa sulle transazioni finanziarie. La Corte di giustizia dell’Unione europea respinge il ricorso del Regno Unito contro la decisione di procedere attraverso cooperazione rafforzata all’introduzione della cosiddetta Tobin tax. L’organismo di giustizia di Lussemburgo ritiene che le motivazioni addotte da Londra “riguardano gli elementi di un’eventuale tassa sulle transazioni finanziarie e non l’autorizzazione ad instaurare una cooperazione rafforzata, e devono quindi essere respinti, con conseguente rigetto del ricorso”.

La sentenza era per certi aspetti prevedibile. Nel fare ricorso il Regno Unito per primo ha ammesso che l’azione legale poteva essere considerata prematura, ma il paese d’oltre Manica ha deciso tuttavia di procedere “a titolo precauzionale” a un ricorso di annullamento contro la decisione di autorizzazione della cooperazione rafforzata.

A gennaio 2013 Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna hanno deciso di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie che prevede un prelievo dello 0,1% su azioni e titoli di Stato, e dello 0,01% sui derivati. La decisione di procedere attraverso la cooperazione rafforzata si è reso necessario data l’impossibilità di adottare all’unanimità la proposta. Molti paesi membri, quelli dove il settore finanziario è più forte, hanno paura di introdurre la Tobin tax perchè questa rischierebbe di colpire duramente l’economia. Il Regno Unito è tra questi paesi: la city di Londra rischierebbe di veder ridurre il giro d’affari, e la Gran Bretagna ha quindi pensato di correre ai ripari. Inutilmente.

La Corte di giustizia rileva che “la decisione impugnata si limita ad autorizzare l’instaurazione di una cooperazione rafforzata, senza contenere alcun elemento sostanziale relativo alla tassa stessa”. In altre parole “gli elementi di una futura tassa sulle transazioni finanziarie contestati dal Regno Unito non rappresentano affatto elementi costitutivi della decisione impugnata”. Inoltre nella decisione impugnata da Londra non ci sono disposizioni sulla questione delle spese correlate all’attuazione della cooperazione rafforzata. “Tale questione non può pertanto essere esaminata prima dell’istituzione della tassa” proposta e dunque non sussistono le condizioni per poter accettare le lamentele britanniche.

Avanti con la tassa sulle transazioni finanziarie, allora. Per ora. La Gran Bretagna tornerà senz’altro a ricorrere alla Corte di Lussemburgo, come si legge nella domanda di impugnazione britannica appena respinta e come conferma un portavoce del ministero del Tesoro. Nel riconoscere la natura prematura del proprio ricorso la Gran Bretagna ha previsto che questo “potrebbe essere considerato prematuro e che, piuttosto che contestare la decisione di autorizzazione, esso dovrebbe impugnare, al momento opportuno, la misura di esecuzione che sarà definitivamente adottata dagli Stati partecipanti”. Gli undici paesi dell’Ue sono avvisati: Londra non resterà a guardare: “La decisione di oggi conferma che la Gran Bretagna sarà capace di contrastare la proposta finale per questa tassa – dice il portavoce – se non sarà nel nostro interesse nazionale e metterà in pericolo l’integrità del mercato unico. Il governo è determinato a continuare ad assicurare che gli interessi dei paesi al di fuori della moneta unica siano correttamente difesi mentre l’aera dell’euro continua ad integrarsi, includendo in questo ogni proposta di tassa sulle tansazioni finanziarie”

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