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L'EDITORIALE

di Lorenzo Robustelli
Direttore di Eunews Follow @LRobustelli
Angela Merkel, il genio della gestione del potere

Angela Merkel, il genio della gestione del potere

La cancelliera tedesca non impone la sua volontà in Europa (solo) perché la sua economia è la più forte. Nell’Unione europea si fa quel che lei vuole perché è lei che sceglie tutti gli uomini e le donne al comando.

Abbiamo già scritto tempo fa di come i paesi in difficoltà economica hanno ricevuto aiuto solo quando hanno cambiato governo e nel palazzo del premier si è sistemato un popolare. Ma Angela va oltre, e nella Commissione europea sta segnando il suo capolavoro. I tedeschi hanno già conquistato almeno cinque capi di gabinetto, tra i quali quello del presidente Jean-Claude Juncker (per capirci, l’Italia ha solo quello di Federica Mogherini, ed è già un successo rispetto allo zero avuto per gran parte della durata della commissione uscente) , dieci vice e un numero ancora imprecisato, ma di qualche decina, tra i quasi centoottanta membri dei ventotto gabinetti.

Non finisce però qui, anzi. Il capolavoro di Merkel è stato quello di sistemare attorno a Juncker tutti rappresentanti di paesi che in economia, il tema più importante in questi anni, aderiscono alla ferrea linea di Berlino (che non distingue popolari e socialisti). Certo, c’è anche Mogherini, che essendo Alto rappresentante è anche vice-presidente di diritto, ma avrà poco tempo per occuparsi di cose diverse dalla sua stretta competenza, anche se ha dichiarato di volerlo fare. Colpisce il Pil ed il numero di cittadini dei paesi alla guida (o “coordinamento”) della Commissione (sempre Italia esclusa). A partire dal presidente, che rappresenta un paese di mezzo milione di abitanti, anche gli altri componenti del vertice della Commissione vengono da medi e piccoli paesi tutti in qualche modo nella sfera di influenza di Berlino, che hanno Pil definibili come “infinitamente minore” ad esempio di quello francese (il caso lituano), o semplicemente dieci volte più piccolo, come nel caso finlandese.

La dimensione alle volte conta, se non altro per marcare una sostanziale indipendenza da influenze esterne. Non è tanto che la Lituania sia un paese molto piccolo e con un Pil da prefisso telefonico rispetto a quello europeo, la questione è che la vera forza di questi commissari potrebbe non risiedere nelle loro eccezionali capacità personali, che saremmo felici di conoscere, ma la garanzia offerta è al momento la fedeltà alla linea tedesca, le direttive verranno da Berlino per qualche vice-presidente che, da solo, probabilmente non avrebbe la forza politica ed economica di imporre il proprio ruolo. Sempre prima di aver dimostrato le sue eccezionali capacità.