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Doppia sede, nuova battaglia del Parlamento Ue per costringere gli Stati a cambiare i trattati

Doppia sede, nuova battaglia del Parlamento Ue per costringere gli Stati a cambiare i trattati

Gli eurodeputati continuano a spingere per porre fine all’annosa questione della doppia sede del Parlamento europeo diviso tra Bruxelles che a Strasburgo. I presidenti delle commissioni parlamentari hanno trovato l’accordo sulla stesura di una nuova relazione che punterà a costringere quanto meno ad aprire la discussione tra gli Stati sulla modifica del Trattato di Lisbona al fine di consentire agli europarlamentari di decidere la propria sede di lavoro. Per ogni modifica della Carta comunitaria è necessaria però l’unanimità dei Paesi membri e l’Assemblea comunitaria non ha poteri su questo argomento. Ma utilizzando l‘articolo 48 del Trattato può provare comunque a costringere il Consiglio europeo ad affrontare la questione. Il rapporto, scaturito dalla bozza redatta dagli eurodeputati Ashley Fox (Conservatori e riformisti europei) e Gerard Hafner (Verdi), è stato adottato da 483 parlamentari. Tuttavia, dopo l’accordo tra i presidenti delle commissione parlamentari, è necessaria anche l’approvazione dei capigruppo del Parlamento Ue.

Secondo il danese Morten Messerschmidt, relatore del nuovo rapporto, la netta maggioranza raggiunta dal nuovo parlamento sulla necessità di adottare una sede unica di lavoro, potrebbe riuscire ad obbligare il Consiglio europeo a considerare la revisione del trattato di Lisbona. “I deputati si stanno servendo dei poteri conferitegli dal Trattato per costringere i leader europei a mettere la questione sul tavolo”. Al contempo, secondo l’esponente dei Conservatori e riformisti europei, finché continua la spola tra Bruxelles e Strasburgo , “la credibilità del Parlamento europeo sarà danneggiata”.

La relazione porterà avanti il lavoro già svolto in seno al Parlamento Ue sulla questione della sede unica. “Questo muoversi avanti e indietro (tra Bruxelles e Strasburgo e viceversa) appartiene al passato, non può continuare, e i leader europei devono unirsi al Parlamento nel dire, adesso basta”, ha concluso Messerschmidt