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di Alfonso Bianchi
La sinistra che urlava per l'asse Grillo-Farage non ha nulla da dire (o imparare) da Tsipras?

La sinistra che urlava per l'asse Grillo-Farage non ha nulla da dire (o imparare) da Tsipras?

La sinistra italiana sta festeggiando la vittoria di Alexis Tsipras come se fosse avvenuta nelle nostre elezioni nazionali. Sui giornali e sui social network tutti a esultare per il successo di Syriza e per il nuovo corso che si apre per l’Europa, per la Spagna che con Podemos sarà la prossima conquista, per la Merkel che finalmente è fregata etc. etc. Ma tutti glissano su un particolare non da poco: Tsipras ha formato il nuovo governo con la destra anti-immigrazione dei Greci Indipendenti, un partito nato da una scissione a destra di Nea Dimokratia dell’ex premier Antonis Samaras, una sorta di Fratelli d’Italia in salsa greca. Al suo leader, Panos Kammenos (uno che si è lamentato che gli ebrei greci pagherebbero meno tasse rispetto agli altri cittadini e che godrebbero di un trattamento preferenziale nel Paese), è stato affidato il ministero della Difesa.

Tsipras ha detto che è stata l’unica mossa possibile per portare avanti il suo programma anti-austerità ma certo l’alleanza è piuttosto imbarazzante. Eppure le anime belle della sinistra nostrana non sembrano farci caso, mentre invece solo pochi mesi fa sbraitavano contro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo per l’accordo con l’Ukip di Nigel Farage. Tutti a sottolineare che era uno schifo, che era la prova che i 5 Stelle sono dei fascisti, che loro mai avrebbero accettato un alleato così imbarazzante e così via. E invece quella di Grillo allora, come quella di Tsipras oggi, era stata solo una scelta tattica e non sono rari gli interventi a Bruxelles dei grillini con Verdi e Gue. È la Real politik bellezza!

C’è da aggiungere che la scelta di Tsipras è stata dettata dal fatto che i militanti di Syriza non volevano avere nulla a che fare con i partiti legati al Pse, visti come sostanzialmente uguali ai popolari europei con cui sono alleati in Europa e in diversi Paesi (Italia compresa). Quindi non ammettevano nessun accordo né con l’oramai a pezzi Pasok, né con l’ambiguo To Potami, che a Bruxelles e Strasburgo siede tra i banchi dei Socialisti & Democratici, ma che in Grecia non si capisce se sia più di centrosinistra o più di centrodestra.

In Italia invece la sinistra (e quando dico sinistra mi riferisco soprattutto a Sel e Rifondazione, o almeno ai loro dirigenti) non riesce a fare altro che puntare a prendersi gli scarti (sia detto con tutto il rispetto) del Pd. Cofferati lascia il partito? “Venga con noi a fondare la nuova Syriza italiana”. Cofferati, lo stesso che, passato l’entusiasmo per il milione al Circo Massimo a favore dell’articolo 18, venne bollato con il titolo di “sceriffo” e uomo di destra quando era alla guida di Bologna.

Pippo Civati fa le bizze contro Renzi? “E’ arrivato il momento di lasciare i Democratici, venga con noi a far rinascere la sinistra”. Lo stesso Civati che proprio con Renzi iniziò la sua scalata ai vertici del partito dando vita al movimento dei rottamatori. Qualcuno vorrebbe addirittura Stefano Fassina nella famosa “Syriza italiana” che dovrebbe nascere. E perché non Pierluigi Bersani a questo punto?

Syriza in Grecia è riuscia a passare dal 3,3% del 2004 al 36% di oggi proponendosi come alternativa vera, non scendendo a compromessi con il vecchio establishment (neanche quello di centrosinistra), andando avanti con il suo programma e le sue parole d’ordine (anche se moderandosi un po’ negli ultimi anni), facendo battaglie sociali e organizzando mense e presidi sanitari per aiutare le fasce più deboli della società. Non ha certo lottato per fare “la sinistra del centrosinistra”. E oggi è al governo mentre in Italia il traguardo di una ‘sinistra di alternativa’ al potere è un miraggio, e ci si accontenta di quello più a portata di mano di superare la soglia di sbarramento del 3%. Sempre che il Patto del Nazareno regga e la riforma della legge elettorale si faccia. Berlusconi pensaci tu!

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