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Parte in Veneto il nuovo progetto di apprendistato FITT legato all'ERASMUS+

Parte in Veneto il nuovo progetto di apprendistato FITT legato all'ERASMUS+

FITT è il nuovo progetto che intende riproporre l’apprendistato come strumento per inserire i giovani nel mondo del lavoro. Questo progetto lanciato a fine gennaio vede impegnate la regione Veneto e Veneto lavoro, su mandato del Ministero del lavoro. Questi lavoreranno per i prossimi due anni a contatto con due importanti istituzioni tedesche, ovvero l’Istituto Federale per la formazione professionale (BIBB) e l’Agenzia per la cooperazione internazionale (GIZ).

Il progetto FITT, che è l’unico progetto italiano approvato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma ERASMUS+, mira a formare professionalmente il futuro dei giovani e sostiene sia loro sia le imprese attraverso il percorso di verifica per l’ottenimento di qualifiche e diplomi in settori importanti per il Veneto come il turismo.

Il progetto partirà in autunno del 2015 e con l’aiuto dei partner tedeschi cercherà di rendere più efficienti, efficaci ed attrattivi i percorsi di apprendistato.

“Il nostro progetto si muove in questa direzione – spiega Sergio Rosato, direttore di Veneto lavoro – in quanto ambisce a creare le condizioni per un rilancio della formazione professionale, sperimentando l’adattabilità del sistema duale, che ha tanti successi in Germania”.

“L’obbiettivo strategico – continua Rosato- è di stimolare un forte rilancio del sistema formativo nel suo complesso, in termini di qualità e di attrattiva per i giovani e le imprese”.

Tra i giovani sono pochissimi quelli che intraprendono percorsi di formazione nel luogo del lavoro per ottenere la qualifica o il diploma e altrettante poche sono le imprese che investono nell’apprendistato dei giovani. I dati di Veneto lavoro ci dicono che le assunzioni in apprendistato dal 2014 sono calate a 30.000, rispetto ai 58.000 inserimenti del 2008.

Rosato osserva che “il tasso di occupazione per chi proviene dalla formazione professionale (che è vicino al 60%) è decisamente migliore di quello dei giovani che escono da percorsi d’istruzione anche di lunga durata”.