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Pensioni, Padoan:
Renzi e Padoan

Pensioni, Padoan: "Rimborso totale avrebbe portato a procedura per eccesso di deficit"

Roma – “Far fronte a tutte le spese previste dalla sentenza” della Consulta, che ha bocciato il blocco degli aumenti indicizzati per le pensioni sopra i 1.500 euro, “avrebbe portato l’indebitamento al 3,6% del Pil”, con la conseguente “procedura per deficit eccessivo, la perdita immediata della flessibilità legata alla clausola sulle riforme e il mancato rispetto della regola del debito”. Lo sottolinea il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il quale aggiunge che tutto ciò “avrebbe comportato la necessità di un ulteriore aggiustamento della finanza pubblica e avrebbe invertito la tendenza economica” alla ripresa nel Paese.

Per questo la risposta dell’esecutivo alla decisione della Corte costituzionale sarà parziale. Saranno infatti 3,7 milioni i pensionati che riceveranno un rimborso una tantum, mentre altri 650 mila “non riceveranno nulla”. Lo annuncia il presidente del Consiglio Matteo Renzi, presentando alla stampa il decreto varato dal governo, che prevede una spesa di 2,18 miliardi di euro a fronte dei 18 miliardi che sarebbero stati necessari. Per il futuro, dal 2016, scatterà un “meccanismo di indicizzazione più generoso rispetto al passato” e che “si aggiunge all’una tantum”, precisa Padoan, il quale lascia intendere che la vicenda dovrebbe dunque chiudersi così.

Per il premier, il provvedimento è il “messaggio ai partner europei che l’Italia, sulle pensioni, non scherza”. L’esecutivo appare in effetti molto attento a mantenere i conti in ordine di fronte a Bruxelles, anche in relazione agli interventi futuri che l’esecutivo ha in mente per il sistema pensionistico.

Già, perché se la partita dei rimborsi potrebbe chiudersi con le misure adottate oggi, il premier promette nuove modifiche “entro la legge di stabilità”. Renzi dichiara infatti di voler ammorbidire le “rigidità” previste dalla riforma Fornero per il ritiro dal lavoro. L’esecutivo sta studiando il modo per consentire, a chi lo voglia, di “poter andare in pensione qualche anno prima” a fronte della rinuncia a una parte dell’importo della pensione. Il tutto sarà fatto però, specifica l’inquilino di Palazzo Chigi, “in un quadro di stabilità economica”.