Sostieni
il giornalismo di qualità
ABBONATI ORA
HOT TOPICS  / Certificato Covid Recovery plan Elezioni Germania 2021 Coronavirus Brexit SmartEvent
Rapporto del parlamento ellenico: «Il debito pubblico greco è illegale, illegittimo e odioso»

Rapporto del parlamento ellenico: «Il debito pubblico greco è illegale, illegittimo e odioso»

Riportiamo il sommario del rapporto preliminare dell’inchiesta della Commissione “Verità sul debito pubblico” istituito alcuni mesi fa dal parlamento ellenico. 

La Grecia si trova a un bivio: continuare i fallimentari “programmi di aggiustamento macroeconomico” imposti dai creditori o rompere le catene del debito e intraprendere un percorso di cambiamento reale.

A cinque anni dall’inizio dei programmi di aggiustamento, il paese rimane bloccato in una profonda crisi economica, sociale, democratica ed ecologica. La scatola nera del debito è rimasta chiusa e fino ad ora nessuna autorità, greca o internazionale, ha cercato di portare alla luce la verità su come e perché la Grecia è stata sottoposta al regime della troika. Il debito, nel cui nome nulla è stato risparmiato, è stata la variabile principale con cui si sono imposte nel continente politiche di stampo neoliberista che hanno provocato la recessione più lunga e più profonda mai sperimentata in Europa in tempo di pace.

C’è il bisogno immediato di affrontare una serie di dirimenti questioni giuridiche, sociali ed economiche. In risposta, il parlamento ellenico ha istituito, nel mese di aprile 2015, la Commissione “Verità sul debito pubblico”, per indagare sulla creazione e la crescita del debito pubblico, sul modo e sulle ragioni per le quali è stato contratto tale debito, e sull’impatto che le condizioni per la concessione dei prestiti hanno avuto sull’economia e sulla popolazione.

Alla Commissione Verità è stato dato il compito di sensibilizzare la popolazione – sia a livello nazionale che internazionale – in merito alle problematiche relative al debito greco, e di formulare argomenti e opzioni relativi alla cancellazione del debito.

La ricerca della Commissione presentata in questo rapporto preliminare mette in luce come l’intero programma di aggiustamento imposto alla Grecia sia stato – e resti – un programma politicamente orientato.

L’esercizio tecnico collegato alle variabili macroeconomiche e alle proiezioni del debito – variabili che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone – ha permesso che la discussione sul debito rimanesse relegata ad un livello tecnico, basato sull’assunto secondo cui le politiche imposte alla Grecia avrebbero migliorato la sua capacità di rimborsare il debito. I fatti presentati in questo rapporto contestano tale tesi.

Tutte le prove che presentiamo in questo rapporto mostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di ripagare questo debito, ma anche che il debito emerso dagli accordi della troika rappresenta una diretta violazione dei diritti umani dei cittadini greci. Di conseguenza, siamo giunti alla conclusione che la Grecia non debba pagare questo debito in quanto esso è illegale, illegittimo e odioso.

Abbiamo anche concluso che l’insostenibilità del debito pubblico greco era evidente fin dall’inizio ai creditori internazionali, alle autorità greche e ai media. Tuttavia, le autorità greche, insieme ad alcuni governi dell’UE, hanno cospirato, nel 2010, contro la ristrutturazione del debito pubblico al fine di proteggere le istituzioni finanziarie. I media hanno nascosto la verità raccontando che il piano di salvataggio avrebbe portato benefici alla Grecia, e al tempo stesso sviluppando la narrazione di una popolazione che si era meritata i sacrifici che le venivano imposti.

I fondi di salvataggio previsti in entrambi i programmi – quello del 2010 e quello del 2012 – sono stati gestiti esternamente attraverso schemi complicati, impedendo qualsiasi autonomia di bilancio. L’uso dei fondi di salvataggio è stato stabilito dai creditori; non è dunque un caso che meno del 10% di questi fondi siano stati destinati alle spese correnti del governo.

La relazione preliminare presenta una prima mappatura dei problemi chiave e delle questioni connesse con il debito pubblico; mette in luce le principali violazioni legali associate con la gestione del debito; e traccia le basi giuridiche su cui può basarsi la sospensione unilaterale del rimborso del debito.

I risultati sono presentati in nove capitoli strutturati come segue:

Il Capitolo 1Il debito prima della troika analizza la crescita del debito pubblico greco a partire dal 1980. Si conclude che l’aumento del debito non fu dovuto ad una spesa pubblica eccessiva, che di fatto è rimasta inferiore alla spesa pubblica di altri paesi della zona euro nello stesso periodo, ma piuttosto al pagamento di tassi di interesse estremamente alti, all’eccessiva e ingiustificata spesa militare, alla perdita di gettito fiscale causata dal deflusso illecito di capitali, alla ricapitalizzazione delle banche private da parte dello Stato, e agli squilibri internazionali determinati dai difetti nella progettazione dell’unione monetaria stessa.

L’adozione dell’euro ha portato a un drastico aumento del debito privato in Grecia e contestualmente dell’esposizione creditoria delle banche europee e greche. Nel 2009, poi, il governo di George Papandreou ha contribuito a presentare quella che di fatto era una crisi bancaria come una crisi del debito sovrano, enfatizzando e aumentando il deficit e il debito pubblico.

Il Capitolo 2 – L’evoluzione del debito pubblico greco durante il periodo 2010-2015 conclude che il primo prestito d’emergenza del 2010 ha avuto per scopo principale quello di salvare le banche private greche ed europee, consentendogli di ridurre la loro esposizione verso i titoli di Stato greci. 

Il Capitolo 3 – Il debito pubblico greco per creditori nel 2015 illustra la natura contenziosa del debito corrente della Grecia, delineando le principali caratteristiche dei vari prestiti. 

Il Capitolo 4 – Il meccanismo del sistema del debito in Grecia svela i meccanismi messi a punto dagli accordi che sono state attuati a partire dal maggio 2010. Tali meccanismi hanno creato una notevole quantità di nuovi debiti nei confronti dei creditori bilaterali e del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF), generando costi insostenibili che hanno aggravato ulteriormente la crisi. Inoltre, la maggior parte dei fondi presi in prestito sono stati trasferiti direttamente alle istituzioni finanziarie. Invece di beneficiare la Grecia, hanno accelerato il processo di privatizzazione attraverso l’utilizzo di complessi strumenti finanziari. 

Il Capitolo 5 – Condizioni insostenibili chiarisce come i creditori hanno imposto, allegate ai contratti di finanziamento, condizioni intrusive, che hanno portato direttamente alla stagnazione economica e all’insostenibilità del debito. Queste condizioni, sulle quali i creditori ancora insistono, non solo hanno contribuito ad abbassare il PIL e ad aumentare il debito pubblico, e dunque a rendere il rapporto debito/PIL del paese sempre meno sostenibile, ma hanno anche prodotto drammatici cambiamenti nella società che causato una vera e propria crisi umanitaria. Attualmente il debito pubblico greco può essere considerato totalmente insostenibile. 

Il Capitolo 6 – L’impatto dei “programmi di salvataggio” sui diritti umani conclude che le misure attuate nell’ambito dei “programmi di salvataggio” hanno colpito direttamente le condizioni di vita della gente e violato i diritti umani che la Grecia ed i suoi partner sono tenuti a rispettare, proteggere e promuovere in base al diritto nazionale, europeo ed internazionale. I drastici aggiustamenti prescritti all’economia greca e alla società nel suo complesso hanno determinato un rapido deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, e rimangono incompatibili con la giustizia sociale, la coesione sociale, la democrazia ed i diritti umani.

Nel Capitolo 7 – Questioni legali relative ai Memoranda e agli accordi sui prestiti si sostiene che nell’imporre queste misure alla Grecia si è prefigurata una violazione degli obblighi di difesa dei diritti umani da parte della Grecia stessa, dei prestatori degli Stati membri della zona euro, della Commissione europea, della BCE e dell’FMI. Questi attori non hanno preso in considerazione le violazioni dei diritti umani causate dalle politiche imposte alla Grecia, e hanno anche violato direttamente la Costituzione greca spogliando la Grecia della maggior parte dei suoi diritti sovrani. Gli accordi contengono clausole illegittime per costringere la Grecia a cedere aspetti significativi della propria sovranità. Ciò è sancito nella scelta di applicare il diritto inglese a tali accordi, facilitando così l’aggiramento della Costituzione greca e degli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Le violazioni dei diritti umani e degli obblighi abituali, la malafede delle parti contraenti e, più in generale, il carattere irragionevole degli accordi rendono tali accordi non validi. 

Nel Capitolo 8 – Valutazione dei debiti per quanto riguarda illegittimità, odiosità, illegalità e insostenibilità si fornisce una valutazione del debito pubblico greco secondo le definizioni adottate dalla Commissione in materia di debito illegittimo, odioso, illegale e non sostenibile.

Il Capitolo 8 giunge alla conclusione che il debito pubblico greco è oggi insostenibile, poiché la Grecia non è attualmente in grado di onorare i suoi debiti senza compromettere seriamente la sua capacità di adempiere ai suoi obblighi fondamentali in materia di rispetto dei diritti umani. Inoltre, per ogni singolo creditore, il rapporto fornisce evidenza di casi indicativi di debiti illegali, illegittimi e odiosi.

Il debito nei confronti dell’FMI dovrebbe essere considerato illegale in quanto i prestiti concessi hanno violato gli statuti stessi del Fondo monetario internazionale, e le condizioni imposte hanno violato la Costituzione greca, il diritto internazionale consuetudinario e i trattati sottoscritti dalla Grecia. È anche illegittimo in quanto le condizioni includono ricette politiche che violano gli obblighi in materia di rispetto dei diritti umani. Infine, è odioso in quanto l’FMI sapeva che le misure imposte erano antidemocratiche, inefficaci, e avrebbero portato a gravi violazioni dei diritti socio-economici.

Il debito verso la BCE deve essere considerato illegale in quanto la BCE, attraverso la sua partecipazione alla troika, è andata oltre il suo mandato, imponendo l’applicazione di programmi di aggiustamento macroeconomici (in materia di deregolamentazione del mercato del lavoro, per esempio). I debiti verso la BCE sono anche illegittimi e odiosi perché la principale ragion d’essere del Programma SMP (Securities Market Programme) era di servire gli interessi delle istituzioni finanziarie, permettendo alle principali banche private greche ed europee di disporre dei loro titoli greci.

I prestiti dell’EFSF dovrebbero essere considerati illegali in quanto violano l’Articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’UE e diversi diritti socio-economici e libertà civili. Inoltre, l’accordo quadro dell’EFSF del 2010 e il Master Financial Assistance Agreement del 2012 contengono diverse clausole illegittime e mettono in luce una condotta scorretta in una parte dei prestatori. L’EFSF agisce anche contro i principi democratici, rendendo questi debiti illegittimi e odiosi.

I prestiti bilaterali dovrebbero essere considerati illegali poiché violano le procedure previste dalla Costituzione greca. I prestiti rendono chiara la scorretta condotta da parte dei finanziatori e pongono condizioni che violano la legge e le politiche pubbliche. Il rifiuto di valutare l’impatto dei programmi macroeconomici in materia di diritti umani rappresenta una violazione sia del diritto comunitario che del diritto internazionale. I prestiti bilaterali sono peraltro illegittimi in quanto non sono stati utilizzati per il bene della popolazione ma solo per salvare i creditori privati della Grecia. Infine, i prestiti bilaterali sono odiosi in quanto gli Stati finanziatori e la Commissione europea sapevano di potenziali violazioni, ma nel 2010 e nel 2012 hanno evitato di valutare l’impatto in materia di diritti umani del programma di aggiustamento macroeconomico e di consolidamento fiscale posto come condizione per i prestiti.

Il debito nei confronti dei creditori privati dovrebbe essere considerato illegale poiché le banche private si sono comportate in modo irresponsabile prima che la troika entrasse in funzione, mancando agli obblighi sulla due diligence, mentre alcuni creditori privati come gli hedge fund hanno agito anche in malafede. Una parte dei debiti verso banche private e gli hedge fund è illegittima per le stesse ragioni per cui sono illegali. Inoltre, le banche greche sono state illegittimamente ricapitalizzate dai contribuenti. I debiti verso le banche private e gli hedge fund sono odiosi, dal momento che i principali creditori privati erano consapevoli che questi debiti non erano stati assunti nel migliore interesse della popolazione ma unicamente per il proprio beneficio.

Il rapporto si conclude con alcune considerazioni pratiche.

Il Capitolo 9 – Le basi giuridiche per il ripudio e la sospensione del debito sovrano greco presenta le opzioni relative alla cancellazione del debito e in particolare le condizioni in base alle quali uno Stato sovrano può esercitare il diritto ad un atto unilaterale di ripudio o di sospensione del pagamento del debito nel rispetto del diritto internazionale. Diversi riferimenti giuridici consentono a uno Stato di ripudiare unilateralmente il suo debito illegale, odioso e illegittimo. Nel caso greco, un atto così unilaterale può essere basato sulle seguenti motivazioni: la malafede dei creditori che hanno spinto la Grecia a violare il diritto nazionale e gli obblighi internazionali in materia di diritti umani; il primato dei diritti umani rispetto ad accordi come quelli firmati dai governi precedenti con i creditori o con la troika; la coercizione; le clausole illegittime che violano palesemente la sovranità e la Costituzione della Grecia; e infine, il diritto riconosciuto nel diritto internazionale a uno Stato di prendere contromisure contro atti illeciti da parte dei propri creditori, che volutamente danneggiano la sua sovranità fiscale, obbligandolo ad assumere un debito odioso, illegale e illegittimo e violando l’autodeterminazione economica ed i diritti umani fondamentali.

Per quanto riguarda il debito insostenibile, ogni stato ha il diritto di invocare, in situazioni eccezionali, la tutela dei propri interessi essenziali minacciati da un grave e imminente pericolo. In una tale situazione, lo Stato può essere dispensato dal rispetto di obblighi internazionali che aumentano tale pericolo, come è il caso di contratti di finanziamento di grande rilievo. Infine, gli Stati hanno il diritto di dichiararsi unilateralmente insolventi quando il servizio del loro debito è insostenibile, nel caso in cui non commettono atti illegali e non portano alcuna responsabilità. 

La dignità del popolo vale più del debito illegale, illegittimo, odioso e insostenibile.

Dopo aver concluso questa indagine preliminare, il Comitato ritiene che la Grecia è stata ed è tuttora vittima di un attacco premeditato e organizzato da parte del Fondo monetario internazionale, della Banca centrale europea e della Commissione europea. Questa missione violenta, illegale ed immorale aveva un unico obiettivo: spostare il debito privato sulle spalle del settore pubblico.

Mettendo questo rapporto preliminare a disposizione delle autorità greche e del popolo greco, la Commissione ritiene di aver adempiuto la prima parte della sua missione, come stabilito dalla decisione del presidente del parlamento del 4 aprile 2015. La Commissione auspica che la relazione sia un strumento utile per chiunque voglia uscire dalla logica distruttiva dell’austerità e voglia difendere ciò che oggi viene minacciato: i diritti umani, la democrazia, la dignità dei popoli e il futuro delle generazioni a venire.

In risposta a coloro che impongono misure ingiuste, il popolo greco potrebbe invocare ciò che Tucidide disse a proposito della Costituzione del popolo ateniese: «Per quanto riguarda il nome, si chiama democrazia; per quanto riguarda l’amministrazione, funziona in vista degli interessi di molti, non di pochi» (“Orazione funebre di Pericle”, nella Guerra del Peloponneso di Tucidide).

Eppur si muove: la governance globale delle migrazioni
Oneuro

Eppur si muove: la governance globale delle migrazioni

[di Andrea Cofelice] Negli ultimi anni l’aumento della complessità e dell’ordine di grandezza degli spostamenti di popolazione ha imposto interrogativi sull’adeguatezza degli strumenti nazionali e internazionali preposti a gestire le sfide legate a un fenomeno che, ormai da tempo, ha assunto caratteri strutturali.
A pagare la crisi sono i più poveri
Oneuro

A pagare la crisi sono i più poveri

[di Enzo Valentini e Mauro Gallegati] In Italia, nel 2008, il 10% più ricco della popolazione si accaparrava il 14.8% del reddito, un valore cresciuto fino al 15.1% nel 2015. Al contrario, la quota posseduta dal 20% più povero è passata dal 4.8% al 4.6%.