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    Home » Cronaca » Renzi: “Regolamento Dublino finito, nel 2016 proposta della Commissione”

    Renzi: “Regolamento Dublino finito, nel 2016 proposta della Commissione”

    Sulla Siria il premier dice no ai bombardamenti e a chi pensa di “appaltare” la questione alla Russia

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    14 Ottobre 2015
    in Cronaca

    Roma – Alla vigilia del vertice europeo di domani a Bruxelles, il presidente del Consiglio Matteo Renzi si presenta in Parlamento rivendicando il cambiamento di rotta dell’Ue sull’immigrazione. “Sei mesi fa eravamo soli, con Malta”, a proporre una “strategia complessiva” per risolvere l’emergenza, sostiene il premier. “Oggi – aggiunge – assistiamo all’assunzione di un principio autorevolmente portato da Angela Merkel e Francois Hollande al Parlamento europeo: il regolamento di Dublino è finito”. Ancora “non  tecnicamente”, riconosce Renzi, ma annuncia che il commissario per le Migrazioni, Dimitris Avramopoulos “presenterà una proposta nel 2016” per la revisione delle regole comuni sul diritto di asilo.

    La revisione di Dublino già domani sarà sul tavolo dei capi di Stato e di governo dei Ventotto ed è la prima volta che si apre ufficialmente un dibattito sul tema. Si tratterà soltanto di un inizio di discussione da cui non ci si aspettano risultati concreti ma il fatto che la necessità di rivedere il regomanento sia ormai opinione condivisa è un passo avanti non indifferente. “Il futuro del sistema di Dublino oggi in vigore, se mantenerlo o cercare alternative”, figura tra i punti all’ordine del giorno nella lettera di invito del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ai leader Ue. “Dublino va cambiato, una sfida come quella di oggi non era stata immaginata ai tempi in cui è stato creato”, ha chiarito anche il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans. E dal presidente del Consiglio italiano, da sempre sostenitore di un superametno di Dublino, si attende un sostanziale contributo al dibattito.

    L’inquilino di Palazzo Chigi critica quei partner “preoccupati più di dare una risposta immediata alla propria opinione pubblica” che non di assumere una “visione strategica” orientata al futuro. Chiede “una raffinata azione di politica estera” all’Unione. È convinto si debba considerare il “blocco unico che va dall’Afghanistan alla Nigeria” come un solo fronte che, sebbene sia “frastagliato”, è unito dal filo conduttore “dell’estremismo”. Questa minaccia “richiede un intervento militare contro il terrorismo”. Per questo è “necessaria una grande coalizione internazionale”, secondo il capo del governo.

    Una coalizione che dovrà affrontare il dossier sulla Siria, come faranno i Ventotto domani. Su questo punto Renzi è netto: “Non servono i bombardamenti”. Tuttavia, aggiunge, sbaglia anche “chi pensa di appaltare la crisi siriana alla Russia”. La soluzione va ricercata in “un ampio dialogo”, su un tavolo al quale Mosca non può non sedere, ribadisce il premier. Poi rivendica la scelta di essersi recato a Mosca per promuovere un dialogo con l’Ue, e critica gli Stati membri dell’Est che “costruiscono la loro identità individuando un nemico nel loro principale vicino di casa”.

    Sul tavolo dei capi di stato e di governo dei 28, domani, ci sarà anche il rapporto dei 5 presidente sulla futura governance europea. È un argomento sul quale Renzi si dice pronto al confronto, ma non “se la discussione è cambiare governance per fare le stesse cose che facevamo prima”. Il altre parole, precisa il premier, sul rapporto dei 5 presidenti “discutiamo volentieri, ma partendo dall’assunto che bisogna cambiare linea” in economia, perché se “dal 2008 al 2015 gli Stati uniti hanno trovato la forza di tornare a crescere, l’Europa non lo ha fatto” per colpa di scelte economiche sbagliate.

    Al Parlamento italiano, Renzi indica il completamento della strada delle riforme per avere “autorevolezza e credibilità” per chiedere questi cambiamenti della politica economica europea. Indica il 2017 come un anno cruciale. “Ci saranno importanti elezioni in Francia e in Germania, si insedierà la nuova presidenza degli Stati uniti, ci sarà probabilmente il referendum sulla permanenza del Regno unito nell’Ue e l’Italia avrà la presidenza del G7”, ricorda. Se il nostro Paese si presenterà avendo completato le riforme strutturali – Renzi indica “verosimilmente nell’autunno del 2016, con il referendum sulla riforma costituzionale”, la data di conclusione del percorso – potrà giocare “un ruolo chiave nella discussione sullo sviluppo”, non solo in Europeo ma “a livello internazionale”.

    Riguardo al Consiglio europeo di domani, “sarà breve, sarà uno di quelli che finiscono in nottata o forse in serata”, annuncia Renzi. Potrebbe voler dire che c’è pieno accordo su tutti i punti in esame, ma potrebbe anche significare che non c’è molto da discutere perché le distanze su alcune questioni sono talmente ampie, e le posizioni opposte tanto ferme, da non consentire margini di dialogo.

    Tags: AvramopoulosCameraconsiglio europeogovernance UeimmigrazioneMatteo Renzirapporto 5 presidentiregolamento DublinoRifugiatirussiasiria

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