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Gli eurodeputati vogliono droni più sicuri che non violino la privacy

Gli eurodeputati vogliono droni più sicuri che non violino la privacy

Dal Parlamento un primo passo verso la regolamentazione dell'utilizzo dei sistemi aerei a pilotaggio remoto, che stanno diffondendosi rapidamente per gli usi più svariati

Bruxelles – I droni non dovranno costituire una minaccia per la sicurezza o per la privacy.  Questo è il contenuto della risoluzione approvata oggi dal Parlamento europeo, che si propone anche di creare serie di norme che regolamentino l’uso e la commercializzazione dei velivoli (più o meno grandi) comandati a distanza. La proposta, presentata dalla commissione per i trasporti del Parlamento è passata giovedì con 581 voti favorevoli, 31 voti contrati e 21 astensioni.

“Il punto fondamentale della proposta”, ha spiegato la relatrice della commissione Jacqueline Foster (Conservatori Ecr) è quello di far si che “i droni non costituiscano una minaccia per la sicurezza pubblica, fornendo nel contempo un quadro su come possano procedere la Commissione, i Paesi UE e le altre parti interessate”, senza tuttavia “legare le mani alle autorità di regolamentazione o essere troppo prescrittivi”.

I droni, che stanno dimostrando un grande potenziale sia dal punto di vista economico che scientifico, vengono utilizzati per i più svariati scopi. Se da un lato svolgono un’ottima funzione di monitoraggio di strutture a rischio – quali ad esempio le dighe o gli impianti energetici – o come coadiuvanti dei soccorsi in situazioni di emergenza, dall’altro vengono sempre più impiegati da servizi commerciali per fini “ricreativi”, con quel che ne consegue in termini di rischi per la sicurezza o la privacy.

La proposta del Parlamento comprende una serie di misure utili a contrastare tali problematiche. Secondo una nota, i droni “dovrebbero essere dotati di un chip d’identità e registrati” per ostacolare attività criminali e proteggere i dati, nonché per “facilitare le inchieste sugli incidenti”. Inoltre, bisognerà “sviluppare sistemi anti-collisione e una tecnologia che impedisca ai droni di entrare in zone con divieto di sorvolo (quali aeroporti e impianti nucleari)”.

Infine, per quanto riguarda l’aspetto commerciale, sarà necessario modificare le norme nazionali vigenti che che non sono “oggetto di reciproco riconoscimento negli Stati membri” con norme Ue che permettano ad autorita’ nazionali e competenti di procedere alle convalide e alle attivita’ di sorveglianza, per permettere “lo sviluppo di un mercato europeo per i droni e per i servizi correlati, come pure la loro competitività globale”.