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    Home » Cronaca » Attenzione alla ‘Peppa Pig’ Made in China

    Attenzione alla ‘Peppa Pig’ Made in China

    Uno studio della Commissione sottolinea i rischi degli acquisti online, soprattutto di giocattoli provenienti da Paesi terzi e dal colosso asiatico, che bypassano i controlli comunitari

    Elena Bondesan</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@elena_bondesan" target="_blank">@elena_bondesan</a> di Elena Bondesan @elena_bondesan
    25 Aprile 2016
    in Cronaca
    peppa pig made in china

    Bruxelles – Una Peppa Pig Made in China, forse è meglio di no. Bisogna fare più attenzione agli oggetti acquistati online dai Paesi terzi e dal colosso asiatico. La situazione è piuttosto allarmante se guardiamo alle statistiche della Commissione che hanno fatto scattare il Rapid Alert System for dangerous products, un sistema europeo che permette di diffondere e condividere informazioni su prodotti pericolosi tra gli Stati membri.

    Secondo i dati  del 2015 i rischi sono collegati soprattutto agli oggetti acquistati tramite e-commerce, che possono arrivare alla porta di casa senza essere stati sottoposti a controlli di sicurezza. Oltre il 65% dei cittadini europei acquista prodotti online e il numero dei compratori su internet è aumentato del 27% tra il 2006 e il 2015. Per quanto sia già stata instaurata un’efficace cooperazione con servizi di controllo transfrontaliero e piattaforme per la vendita online, il commissario per la Giustizia e i consumatori, Věra Jourová ha affermato che “c’è ancora spazio per il miglioramento. E’ un processo senza fine”.

    IMG_5689[1]

    Ma i dati indicano anche che la minaccia è legata sopratutto ad un luogo fisico, la Cina, da cui proviene il 62% dei prodotti pericolosi segnalati.  “Due sfide ci attendono: le vendite online che consegnano i prodotti direttamente nelle case dei consumatori a mezzo posta e la forte presenza di prodotti cinesi segnalata tramite il sistema di allarme rapido. Mi recherò personalmente in Cina in giugno per rafforzare la nostra cooperazione con le autorità cinesi in materia di sicurezza e di prodotti”, ha rassicurato la commissaria Jurová.

    IMG_5692[1]

    Attualmente esiste il cosiddetto “China  mechanism” del sistema di allarme rapido, grazie al quale ogni segnalazione riguardante un oggetto di origine cinese viene trasmessa all’amministrazione dello Stato, cosicché questo possa intervenire direttamente con il fabbricante o l’esportatore. Su 11.540 notifiche, la Cina ha preso provvedimenti correttivi solo in 3.748 casi, a causa della difficoltà nel rintracciare l’origine della merce. Bisogna però anche sottolineare che ben il 15% dei prodotti segnalati proviene dall’Ue e dallo Spazio economico europeo.

    IMG_5694[1]

    Nel 2015 i prodotti maggiormente pericolosi sono stati i giocattoli (riguardando il 27% dei casi).  “I giocattoli sono fatti per i bambini e devono  soddisfare alti requisiti di sicurezza”, ha precisato Jurová. Nella classifica seguono l’abbigliamento, i prodotti tessili e gli articoli di moda (17%), nonché gioielli (6%), veicoli a motore (10%) ed apparecchi e materiali elettrici (9%), insieme al altri prodotti (31%). I rischi più segnalati sono stati quello chimico, nel 25% dei casi, e quello di ferite, nel 22% dei casi, considerati insieme al rischio di soffocamento, scossa elettrica e infiammabilità. Il rischio chimico riguarda soprattutto prodotti di bigiotteria contenenti metalli pesanti nocivi, come nichel e piombo, e giocattoli contenenti ftalati, plastificanti che possono causare problemi di fertilità.

    IMG_5691[1]

    Il sistema europeo di allarme rapido, che riguarda prodotti non alimentari (ma non categorie come i farmaci, coperte da altri sistemi) garantisce dal 2003 che le informazioni  sui prodotti pericolosi ritirati dal mercato, o richiamati ovunque in Europa, siano prontamente diffuse tra i Paesi membri. Ciò permette alle autorità di reagire immediatamente tramite il divieto delle vendite, il ritiro o il rifiuto dell’importazione.  Al sistema partecipano i 28 dell’Ue più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia.

    Tags: cinae-commercegiocattoliprodotti pericolosistati membri @itunione europeaVera Jourova

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