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    Home » Sport » Francia 2016 ultima tappa della rinascita europea. Brexit permettendo

    Francia 2016 ultima tappa della rinascita europea. Brexit permettendo

    Da sei Paesi a ventotto, la storia dell'Ue attraverso il torneo, edizione per edizione

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    6 Giugno 2016
    in Sport
    Europei Francia2016 calcio
    Bruxelles – Francia 2016, l’Europeo ultimo dell’Unione europea. Numero di partecipanti, formula del torneo, regole per il passaggio del turno: solitamente quando di tratta di calcio si parla di calcio. E grazie. Però, se è vero che il calcio è lo specchio di una società, ecco allora che il pallone può dire tanto di un popolo. E di più popoli, come nel caso dell’Europa. Oggi sono ventotto per l’Ue, quanti gli stati che la compongono. Ma non è stato sempre così. I campionati europei di calcio hanno accompagnato la storia sportiva, certo, ma, parallelamente, anche quella dell’integrazione. Ecco, di seguito, un breve riproposizione della storia dell’allargamento europeo in base agli Europei, quelli di calcio.

    Francia 1960: è la prima edizione del torneo. L’Unione europea è lontana parente dell’Ue attuale, e pure il mondo è molto diverso da quello attuale. E’ diviso in due blocchi, ed è nel pieno della guerra fredda. Euro60 la vince l’Unione sovietica. Urss, o Cccp. E’ il marchio dei tempi. Partecipano anche Jugoslavia e Cecoslovacchia. E’ davvero un’altra Europa. L’Ue si chiama Cee, comunità economica europea. Ne fanno parte Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Italia, Repubblica Federale Tedesca e Francia. Quest’ultima partecipa alla Cee con l’Algeria, parte integrante della repubblica.

    Spagna 1964, Italia 1968, Belgio 1972: nel mondo di fatti di cronaca poi finiti sui libri di storia se ne susseguono, eccome. Rispetto al primo europeo c’è un muro di Berlino in più, e un’Europa dell’est sempre più sotto il giogo sovietico, come mostrato e dimostrato dalla primavera di Praga. In Portogallo muore il dittatore Antonio de Oliveira Salazar, e dal 1968 il regime è nella mani di Marcelo Caetano. La Cee nel frattempo si è strutturata: il trattato di fusione del 1965 e in vigore nel 1967 ha messo insieme i trattati Ceca ed Euratom con quelli della Cee. Il primo trattato di finanziario (Lussembrugo, 1970), conferisce i primi poteri al Parlamento europeo. Ma soprattutto, i trattati di adesione del gennaio 1972, aprono al primo allargamento comunitario per l’ingresso di Regno Unito, Irlanda e Danimarca a partire dall’anno successivo.

    Jugoslavia 1976: Il primo campionato disputato in un Paese comunista, e il primo dell’Ue a 9 Stati. Lo vince la Cecoslovacchia. Dopo l’Urss, è il secondo Paese dell’altra parte della cortina di ferro a finire sull’albo d’oro. Nel frattempo la Spagna ha voltato pagina: morto Francisco Franco, il re Juan Carlos sceglie la transizione democratica, e il Paese guarda sempre più la Cee. Una buona notizia, dopo il referendum britannico del 1975, che ha rischiato l’uscita del Regno Unito e un passo indietro del progetto comunitario.

    Italia 1980: L’Ue è ancora ufficialmente Cee, e ancora ufficialmente a nove Paesi. Ma il trattato di adesione della Grecia è stato firmato nel 1979. L’ingresso degli ellenici è previsto per il 1981. La Comunità economica europea si prepara ad un altro allargamento.

    Francia 1984: è l’europeo che consacra Michel Platini. La Cee ha nove Stati e mezzo: la Grecia è arrivata nel 1981, ma nel 1982 il referendum della Groenlandia decide che la territorialità danese non farà più parte del progetto comunitario. La Groenlandia uscirà nel 1985, ma politicamente il progetto comunitario conosce la prima battuta d’arresto.

    Germania Ovest 1988: sono i campionati europei dell’Europa a dodici stelle. Dall’1 gennaio fanno parte della Cee anche Spagna e Portogallo. E’ l’europeo dell’eurogol di Van Basten, e del successo dei Paesi Bassi sull’Unione sovietica. E’ il primo europeo dei trattati di Schengen: la libera circolazione è stata sancita tre anni prima dagli omonimi trattati.

    Svezia 1992: è l’edizione del “mondo nuovo”. L’Urss si è dissolta, la Cee non si chiama più Cee, e nel frattempo ha accolto al proprio interno la Germania est, riunitasi a quella occidentale nel 1990. I paesi satelliti non sono più satelliti e si riorganizzano, con il resto d’Europa che guarda a oriente del proprio continente. La Germania unita vuole vincere il primo titolo da Paese unificato (i mondiali di Italia 90 furono vinti ancora come “Germania occidentale”), non ci riesce solo per lo scherzo della Danimarca. Gli scandinavi sono ripescati per via della guerra civile in Jugoslavia, orfana di Tito. E’ il mondo che cambia, e l’Europa con esso. A febbraio, prima dei campionati continentali di calcio, la firma del trattati di Maastricht. La Cee diventa Ue.

    Inghilterra 1996: La Cecoslovacchia non esiste più. Al suo posto due nazioni indipendenti e sovrane, Repubblica ceca e Slovacchia. La Cee è ora a quindici Stati, dopo l’ingresso di Austria, Svezia e Finlandia, le cui adesioni sono state firmate nel 1994.

    Belgio-Olanda 2000: per la prima volta un europeo di calcio è organizzato da due Paesi contemporaneamente. All’Italia porta bene, con gli azzurri che arrivano in finale dopo oltre trent’anni. La coppa però andrà alla Francia. Viene ricordato per la semifinale Italia-Paesi Bassi, con il portiere Francesco Toldo che para tre rigori, e per il “cucchiaio” di Totti a Van der Sar. Nel frattempo l’Unione europea è a guida italiana con Romano Prodi a capo della Commissione, e si affaccia per la prima volta la figura dell’Alto rappresentante, introdotta nel 1999 con il trattato di Amsterdam (firmato nel 1997, e in vigore due anni più tardi). L’Ue è inoltre regolata dal patto di Stabilità e crescita, sottoscritto nel 1997. Qualcosa però scricchiola: nel 2003 la Svezia dice “no” all’adozione dell’Euro.

    Portogallo 2004: è l’europeo della Grecia, e della vittoria contro ogni pronostico. Rispetto a quattro prima l’Europa è cambiata, e parecchio. Un mese prima del calcio d’inizio di Euro2004, entrano nell’Ue ben dieci nuovi Stati: Cipro, Malta, Slovenia e il blocco dell’est fino a un decennio prima sotto il ferreo controllo di Mosca (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e le repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania). Prima ancora, nel 2002, l’Euro era divenuta la valuta ufficiale e corrente dell’Unione europea.

    Austria-Svizzera 2008: è l’Europeo che rilancia il calcio spagnolo. Da qui inizia il ciclo che vedrà le furie rosse vincere europeo, mondiale e ancora europeo. L’Ue nel 2008 è ancora più allargata, grazie all’ingresso di Romania e Bulgaria, avvenuto l’anno precedente. Politicamente, però, è una Unione più debole dopo la bocciatura del progetto di costituzione europea nei referendum di Francia e Paesi Bassi (2005), che costringe a rivedere il progetto comunitario. Il risultato è il trattato di Lisbona del 2007, che introduce, tra le altre, il potere di codecisione del Parlamento, la figura del presidente permanente del Consiglio, il voto a maggioranza qualificata.

    Polonia-Ucraina 2012: è l’anno di una nuova finale italiana, sportivamente amara come quella del 2000. Ma è l’anno che vede l’Ue dotarsi del patto di bilancio, o “fiscal compact”, il documento vera e propria Bibbia del rigore economico e finanziario.

    Francia 2016: è l’europeo dell’Ue così com’è, a ventotto. L’ultimo allargamento nel 2013, con l’ingresso della Croazia, ultimo tassello del processo di costruzione del progetto comunitario. Il 23 giugno, a torneo in corso, il Regno Unito dovrà decidere se continuare a far parte dell’Ue oppure no. Ancora una volta la storia europea passerà attraverso i campi da gioco.

    Tags: allargamentocalciocampionati europeieuropeiFrancia 2016integrazione europeastoriaue

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