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"Ave Totti", il mondo celebra il capitano della Roma nel giorno dei suoi 40 anni

Bruxelles – “Ave, Totti”. Nel giorno del tuo 40esimo compleanno il mondo (calcistico) ti celebra come nessun altro. Non un tripudio di bandiere, quello te lo riserva, e da anni ormai, il tuo popolo, quello che riempie la curva culla del tifo romanista. “Ave Francesco Totti” è il modo con cui la stampa britannica ti acclama oggi. Il Daily Mail sceglie questo titolo per farti gli auguri, e chiedere a te e al mondo intero: “Ma a quanti calciatori la Disney rende omaggio sui propri albi a fumetti nel giorno del loro compleanno?”. Basta questo questo per evidenziare la grandezza di un atleta. Topolino, in Italia, ha deciso di dedicare ancora una volta una storia a Papertotti, il personaggio creato già nel 2008 (Topolino n°2721), ma riproposto nell’ultimo numero per festeggiare anche in edicola.

Festeggiamenti si tengono anche oltre Oceano. Un atto dovuto per “la leggenda di Roma”. Ti chiamano così su Espn. Quante volte ti hanno trasmesso, negli States come nel resto del pianeta? E quante volte hanno mostrato e raccontato le tue gesta sportive? Tante, praticamente tutte le volte da quanto il calcio è diventato un fenomeno globale, in questo mondo sempre più globalizzato. Sarà anche per questo che sei ormai “un’icona”, come dicono di te il The Sun e Le Soir. Una stessa parola in due lingue diverse, ma solo un altro modo per dire simbolo. “Quando si parla di calcio a Roma, c’è solo un nome che viene in mente agli abitanti della capitale”. Lo sanno persino in Messico che c’è una gloria eterna nella città eterna. Lo sanno persino dall’altra parte del mondo che ci sei solo tu. Saranno contenti i laziali, nel leggere queste parole.

Ma non è questione di fedi, è che tutti hanno capito che la classe, quella vera, non conosce limiti e non sente perciò il peso degli anni. Lo dice chiaramente Dh. “Totti continua a illuminare il gioco della Roma a colpi di assist e gol decisivi”. In parole povere, “quarant’anni, sempre più bello” da vedere. Niente di più vero. Allora auguri, a te e al calcio tricolore. “In questo giorno, nel 1976, nasceva la stella italiano del calcio Francesco Totti”. Lo ricorda Irishnews, nel suo ‘biglietto di auguri’.

La Fifa, invece, neanche si ricorda come ti chiami. “Buon compleanno, Fernando Totti”. Fernando?! L’emozione deve aver giocato un brutto scherzo. Deve essere andata per forza così. E tu? Che effetto fa sentirsi dire “ti ho sempre ammirato” da Lionel Messi, uno dei grandi del calcio dei nostri tempi? Un riconoscimento, uno dei tanti, l’ennesimo della tua carriera. Qualcosa di più di un semplice regalo di compleanno. Perchè dire Totti è parlare qualcosa al di fuori dell’ordinario. Probabilmente infinito. In fin dei conti in Germania ne sono certi, “Il re di Roma regnerà ancora”. Perchè? Semplice. Come ricorda die Welt, “i compagni di squadra e gli avversari sono cambiati di nuovo, sono stati sostituiti gli arbitri e gli allenatori, il calcio è diventato un altro sport”. Totti è rimasto. “E’ ancora il re di Roma” e non solo, lo sanno perfino in Asia, è “eterno”, come riconoscono addirittura in Svizzera, terra mai incline a slanci di affetto verso gli stranieri.

“Ave Totti”. Nel giorno del tuo quarantesimo compleanno il mondo ti saluta. E ti rende omaggio. Italia, Spagna, Regno Unito, tutto il mondo conosciuto dai tuoi antenati si inchina a tuoi piedi, come ai tempi della grande Roma. E tu la Roma l’hai fatta grande davvero. Lo dicono i numeri, lo dicono le imprese: quel numero 10 ereditato da Giuseppe Giannini, un idolo dei romanisti ai suoi tempi; due vittorie nel tempio sacro del calcio di Madrid, come pochi altri in Europa; cinque trofei con la maglia della Roma, come nessun altro; una scarpa d’oro, come nemmeno Roberto “bomber” Pruzzo, che pure di titoli cannonieri ne ha vinti con quegli stessi colori; 250 gol in serie A, impresa riuscita solo a Piola. E poi i successi in azzurro. Il campionato del mondo vinto nel 2006, e ancora prima gli europei in Beglio e Olanda, quelli del cucchiaio a Van Der Sar, il primo di una lunga serie. Come lunga la carriera, così lunga che descriverla sarebbe impossibile. O forse sì. “Leggenda vivente”. Ti riassumono così, su El Comercio. Un giornale ecuadoriano. Difficile sostenere che siano di parte. Così come ì difficile dire che il tuo destino non fosse stato predetto. “Questo ragazzo è un talento purissimo e giocherà ancora molto”, disse in un ormai lontano 1995 l’allora tecnico della Roma, Carlo Mazzone. Una profezia rivelatasi esatta. Nel segno di Roma e della Roma.