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L’agenda politica degli italiani a confronto. L'Ue conta poco

L’agenda politica degli italiani a confronto. L'Ue conta poco

di Alessandro Pellegata e Francesco Visconti

Traduzione di Alexander Damiano Ricci

Articolo originale in lingua inglese su EuVisions

L’esito delle elezioni italiane del 4 marzo scorso ha consegnato all’Europa il successo elettorale dei due principali partiti euroscettici del sistema partitico italiano. La formazione anti-establishment, Movimento5Stelle (M5S), è diventata il primo gruppo nel Parlamento (con circa il 31% dei voti), mentre la Lega ha quadruplicato la quota di voti ottenuti rispetto alle elezioni del 2013 (18%), superando per la prima volta il suo alleato di coalizione, Forza Italia (FI). Il Partito Democratico (PD) ha invece subito una battuta d’arresto, raggiungendo la più bassa percentuale di voti della sua storia (appena sotto il 19%).

Sia la coalizione di centrodestra, guidata dalla Lega, che il M5S, rivendicano il diritto ad essere i leader del futuro esecutivo, ma nessuno ha ottenuto una maggioranza sufficiente di seggi per governare in autonomia . Allo stesso tempo, non è ancora chiaro in che modo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, cercherà di risolvere l’attuale stallo.

I commentatori prestano attenzione, in particolare, al ruolo chiave che il M5S svolgerà in questa fase. Si unirà alla Lega e agli altri partiti di centrodestra, in un governo euroscettico? Oppure cercherà di trovare un accordo politico con il PD? Questi dubbi derivano dalle ambigue posizioni politiche che il M5S ha assunto riguardo a questioni quali l’immigrazione o la regolamentazione del mercato del lavoro, e dalle differenze che spesso emergono tra i leader del M5S, il proprio gruppo parlamentare e l’elettorato (vedi Tronconi 2015).

In questo articolo esploriamo l’agenda politica dell’elettore italiano, cercando di capire quali questioni vengano considerate più importanti da diversi sottogruppi di cittadini italiani. In particolare, analizziamo le analogie e le differenze tra le agende degli elettori di diversi partiti. Inoltre, ci focalizziamo sull’importanza della questione dell’immigrazione e sulla sua forte interazione tra le attitudini rispetto a quest’ultimo tema e  nei confronti dell’Unione europea (UE).

Agende a confronto: età e residenza

Per condurre la nostra analisi abbiamo fatto ricorso ai risultati di un’indagine nazionale pre-elettorale condotta dal progetto Pastel2018 dell’Università di Milano e IPSOS in collaborazione con ITANES e REScEU. Il sondaggio è stato somministrato a un campione di 1.323 elettori (18 anni o più) stratificati per età, sesso e area di residenza attraverso il metodo CAWI, tra il 24 gennaio e il 13 febbraio 2018.

Confrontando 12 tematiche al centro del dibattito pubblico, agli intervistati è stato chiesto di selezionare due priorità assolute, considerato il contesto politico-sociale del Paese. La tabella 1 riporta, in percentuale, quanto ognuna delle dodici questioni elencate nel questionario sia un’urgenza per l’elettore. Inoltre, la tabella presenta una suddivisione per età e area geografica di residenza.

Anche più di cinque anni dopo il picco della recessione economica, la disoccupazione è di gran lunga percepita come il problema più serio dal 22% degli intervistati. Non solo: la lotta alla disoccupazione appare come prioritaria indipendentemente dall’età e dell’area geografica di residenza. Seguono la corruzione (13,5%), le tasse (10%), l’evasione fiscale (9%) e l’immigrazione (9%). Sebbene la Lega e il M5S abbiano fatto una campagna per l’abrogazione dell’ultima riforma delle pensioni (la cosiddetta “legge Fornero”), solo il 3% degli intervistati considera il nodo pensioni come il problema più importante del Paese. Infine, poco meno del 2% degli intervistati menziona la politica economica dell’UE come un problema urgente. Sono soprattutto quelle categorie di intervistati che hanno maggiori difficoltà a trovare un lavoro di qualità, come, per esempio, i giovani (18-34 anni) e coloro che vivono nel Sud Italia, a porre la disoccupazione al primo posto. I cittadini più anziani sono invece relativamente più preoccupati per la corruzione e l’evasione fiscale.

Sebbene le differenze non siano particolarmente elevate, gli intervistati che vivono nelle regioni settentrionali e centrali sono più preoccupati dell’immigrazione e della crescita economica rispetto a quelli che vivono nelle regioni meridionali. Viceversa, questi ultimi considerano più rilevanti questioni come la povertà e la tenuta del sistema sanitario nazionale.

Insomma, l’agenda politica dell’italiano medio sembra quindi essere dettata da contingenze e problemi del mondo reale che interessano ciascun sottogruppo, in funzione delle differenze strutturali socio-economiche e regionali.

Le priorità in funzione delle intenzioni di voto

La Figura 1 mostra la stessa classifica in funzione delle intenzioni di voto degli intervistati. Abbiamo preso in considerazione i sei principali partiti rappresentati in parlamento – Liberi e Uguali (Leu), PD, M5S, FI, Lega e Fratelli d’Italia (FdI) – e abbiamo raggruppato gli indecisi e gli astensionisti (comprensivi di schede bianche) nella categoria “Nessun partito”.

A parità di altre condizioni, gli altri elettori di centro-sinistra sono relativamente più preoccupati quando si parla di disoccupazione (LeU 25% e PD 26,5%) e di evasione fiscale (LeU 16% e PD 13%). Inoltre, oltre il 13% dei votanti di LeU considera la povertà sia un problema serio, mentre il 14% degli elettori del PD è preoccupato per la crescita economica.

I sostenitori della coalizione di centro-destra indicano come priorità il tema elettorale che ha caratterizzato maggiormente la scorsa tornata, ovvero l’immigrazione. Gli elettori della Lega (27%) sono particolarmente preoccupati per l’aumento dei flussi in entrata nel Paese, seguiti dagli elettori FdI (17%) e FI (16%). Del resto, non è certo un caso che l’introduzione di nuove restrizioni all’immigrazione sia stata una delle promesse più rilevanti della destra. Gli intervistati che hanno dichiarato di votare per la Lega e la FI sono inoltre particolarmente preoccupati per l’alto livello di tassazione (FI 17,5% e Lega 13%), un altro argomento che caratterizza le proposte elettorali di questa area politica (vedi flat tax).

In termini relativi, gli elettori di M5S attribuiscono priorità ad altre questioni, come la corruzione (18,5%). Ma va precisato che, anche nel M5S, la disoccupazione (23%) rimane il problema numero uno. D’altra parte, in maniera simile a quanto notato per gli elettori di FI e della Leg, la terza quota più alta di elettori del M5S (11,3%) ha scelto le tasse come una delle due priorità.

Se si prendono in considerazione le persone afferenti al gruppo “Nessun partito”, si nota invece una sovrapposizione con la classificazione dei problemi indicata dall’intero campione.

Convergenze potenziali tra le agende degli elettorati

Per approfondire le somiglianze e le differenze tra le agende degli elettori di diverse aree politiche abbiamo calcolato un tasso di convergenza (il calcolo si basa su lavori precedenti di Sigelman e Buell 2004). L’indicatore si basa sulla relativa coincidenza delle percentuali di priorità assegnate dagli elettori di ciascun partito a ogni tema e può variare da 0 (nessuna convergenza) a 100 (convergenza perfetta). I risultati sono visualizzati nella Tabella 2.

Il livello medio di convergenza delle priorità tra gli elettori dei diversi partiti è pari al 71%. Come previsto, l’indicatore assume valori altri all’interno dei blocchi di coalizione di destra e di sinistra (“FI, Lega e FdI” VS “Pd e LeU”). Ciò suggerisce, in un certo senso, che la “partigianeria” è ancora uno dei fattori che determina l’agenda dei cittadini.

Dato il successo elettorale del M5S e la nuova posizione “centrale” assunta da quest’ultimo partito nel Parlamento, vale la pena focalizzare l’attenzione sulla potenziale convergenza tra le agende degli elettori del M5S e di quelli di altre aree politiche. I risultati indicano che esiste un livello più elevato di convergenza tra gli elettori del M5S e del PD (79,5%), che non tra i primi e quelli di FI (75,5%), o, addirittura, della Lega (72%).

La convergenza relativa alle priorità-problematiche sociali si traduce anche in una maggiore “propensione a votare per il rispettivo concorrente”? I risultati indicano che, nonostante un alto livello di convergenza tra priorità, la propensione a votare per M5S e per PD è correlata negativamente (-0.261) e – è importante ribadirlo – in maniera significativa. Al contrario, i sostenitori di M5S non dimostrano una preclusione a votare per la Lega e viceversa. Osservando le correlazioni tra le propensioni a votare per M5S e tutti gli altri partiti, il coefficiente con la Lega è l’unico che presenta un segno positivo, sebbene, questa volta, sia statisticamente non significativo.

Immigrazione, Unione europea e politiche sovraniste

I dati di Eurobarometro ci permettono infine di fare un confronto longitudinale tra il quadro del 2018 e le questioni che gli elettori italiani consideravano salienti nelle settimane precedenti le elezioni politiche del 2013.

Al tempo (eravamo all’apice della crisi economica), la disoccupazione era una priorità per una quota molto ampia di elettori, seguiti dalla questione strettamente connessa della crescita economica e delle tasse. Tuttavia, mentre, a partire dal 2014, la quota di elettori che considerava questi tre problemi un’urgenza è diminuita, la proporzione di cittadini che si diceva preoccupata per l’immigrazione è aumentata. Si tratta, in effetti, di un trend di crescita costante nel corso degli ultimi cinque anni.

Altri studi hanno dimostrato come la questione dell’immigrazione abbia dominato l’ultima campagna elettorale italiana (Arcostanzo et al. 2018, Bordignon et al. 2018, Newell 2018). I risultati del nostro sondaggio confermano il quadro: la maggioranza degli intervistati tende a credere che l’Italia accolga troppi immigrati. Inoltre, circa due terzi crede che gli immigrati costituiscano una minaccia per l’economia italiana.

E per quanto riguarda il ruolo dell’Unione europea? Sebbene una quota inferiore al 2% degli elettori consideri la politica economica dell’Ue un problema per l’Italia, abbiamo rilevato una forte associazione tra “la questione dell’immigrazione e il ruolo svolto dall’Ue”.

Come mostra la figura 2, mentre nell’intero campione, la percentuale di cittadini che considerano l’immigrazione uno dei problemi più importanti è del 9%, la quota sale al 14,5% tra coloro che valutano negativamente l’appartenenza dell’Italia all’Ue. Al contrario, la percentuale scende al 4,7% tra coloro che pensano che la membership europea sia positiva per il Paese.

Infine, gli elettori che sono preoccupati per l’immigrazione mostrano un alto livello di sostegno per le iniziative politiche di stampo “sovranista”: mentre, nell’intero campione, solo un intervistato su tre concorda con una limitazione parziale o totale della libera circolazione nell’Ue, più della metà di coloro che considerano l’immigrazione uno dei problemi principali, vorrebbe limitare l’accesso al mercato del lavoro e allo stato sociale ai cittadini europei o italiani.