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Moody's

Moody's "taglierà il rating italiano" a meno di riforme, mentre lo spread supera i 300 punti

Il taglio verrà effettuato se il prossimo governo italiano porterà avanti misure "insufficienti a posizionare nei prossimi anni il debito su una traiettoria di discesa".

Bruxelles – Situazione pesante sui mercati finanziari italiano ed europeo, sui quali pesa l’incertezza del momento politico a Roma e la prospettiva del ripetersi delle elezioni, che sembra ormai certa entro meno di un anno, se non i pochi mesi, e viene percepito come un referendum de facto sull’area euro.

La statunitense Moody’s – una delle maggiori agenzie di rating al mondo – ha annunciato il 29 maggio che taglierà il rating italiano se il prossimo governo porterà avanti politiche di bilancio “insufficienti a posizionare nei prossimi anni il debito su una traiettoria di discesa”.

In un comunicato Moody’s reputa “molto improbabile” un rialzo del rating, specificando che una conferma potrebbe invece arrivare se il programma di riforme si rivelasse ambizioso e se il governo mettesse a punto un effettivo percorso di rientro del debito.

Venerdì 25 maggio, quando un governo Lega-M5S sembrava ormai fatto, l’agenzia newyorkese aveva annunciato la messa in stato di osservazione del debito italiano.

E adesso, fa sapere Moody’s, la possibilità concreta di elezioni a breve termine, seguite alla rinuncia di Giuseppe Conte all’incarico di Presidente del Consiglio e alla nomina di Carlo Cottarelli “non cambiano la decisione”, con il rischio di un possibile downgrade.

Nel frattempo, In Italia, le vendite dei titoli di stato si impennano e lo spread – la differenza di rendimento tra titoli di stato italiani (Btp) e tedeschi (Bund) a dieci anni – supera i 300 punti, con il tasso di rendimento dei titoli italiani che sale oltre il 3%.

I rendimenti obbligazionari italiani a breve scadenza – che sono uno dei più sensibili indicatori di rischio politico – si trovano al loro massimo dalla fine del 2013.

Sulla stessa linea, sui mercati finanziari europei oggi aleggia un clima pesante on vendite consistenti e con l’euro che ha toccato un minimo di 1,16 dollari per la prima volta in 6 mesi.