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    Home » Economia » Via il marchio Monsanto dopo l’acquisizione da parte di Bayer

    Via il marchio Monsanto dopo l’acquisizione da parte di Bayer

    Da quando la fusione è stata messa in cantiere, nel 2016, ambientalisti, ong e rappresentanti della società civile hanno fatto pressioni sulle autorità e organizzato manifestazioni di protesta in tutto il mondo

    Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
    4 Giugno 2018
    in Economia

    Bruxelles – Il marchio della controversa azienda multinazionale statunitense di biotecnologie agrarie Monsanto verrà soppresso dopo che questa diventerà parte del colosso farmaceutico Bayer, ha fatto sapere l’azienda tedesca lunedì.

    In una nota, il gruppo di Leverkusen ha dichiarato che completerà l’acquisizione di Monsanto, da 63 miliardi giovedì 7 giugno.

    “Tutte le autorizzazioni pubbliche necessarie” sono “sul tavolo” e Bayer “il 7 giugno diventerà l’unico proprietario della Monsanto Company”, ha dichiarato la compagnia in una nota.

    “Bayer rimarrà il nome della società, la Monsanto come azienda non verrà mantenuta”, ha aggiunto l’azienda farmaceutica.

    Nessuna giustificazione, tuttavia, è stata data per a soppressione del marchio della Monsanto.

    Da quando la fusione è stata messa in cantiere, nel 2016, ambientalisti, Ong e rappresentanti della società civile hanno fatto pressioni sulle autorità e organizzato manifestazioni di protesta in tutto il mondo.

    “Bayer vuole che crediamo che cambiando il nome risolva i problemi …” ha dichiarato Greenpeace Rennes su Twitter.

    “Ascolteremo coloro che ci criticano e lavoreremo insieme” ha dichiarato Werner Baumann, Ceo di Bayer, in una dichiarazione, aggiungendo che “il progresso non deve essere fermato a causa del rafforzamento dei fronti ideologici”.

    A livello Ue, Monsanto è finita nell’occhio del ciclone dopo che l’agenzia internazionale sulla ricerca sul cancro (Iarc) ha definito il glifosato, contenuto in uno dei suoi principali prodotti che viene commercializzato con il nome “Roundup” – e utilizzato come fertilizzante da 40 anni – come “probabilmente cancerogeno”.

    A seguito di ciò, due agenzie europee, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), avevano smentito la posizione dello Iarc, affermando che non vi sono prove della cancerogenicità del prodotto.

    Successivamente, tuttavia, dopo la pubblicazione dei cosiddetti “Monsanto Papers”, era emerso che le agenzie europee, nelle loro valutazioni scientifiche, avevano fatto un parziale “copia incolla” dei documenti della Monsanto nei quali si affermava che il glifosato non è cancerogeno.

    Nonostante questo e nonostante l’opposizione dell’Italia e di altri Paesi, al termine di due anni di polemiche e battaglie a livello Ue – compresa una petizione di un milione di cittadini europei discussa al Parlamento – il rinnovo del prodotto per altri 5 anni è stato approvato dai Paesi europei grazie, soprattutto, all’appoggio in extremis da parte della Germania.

    L’acquisizione di Monsanto ha ottenuto il via libera finale necessario da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti la scorsa settimana, solo dopo aver offerto di effettuare cessioni per 9 miliardi di euro.

    A marzo c’era stata l’approvazione da parte della Commissione europea, l’altro principale ostacolo antitrust.

    Con l’operazione, viene così portata così a termine la più grande acquisizione di un’impresa tedesca al di fuori dell’Ue.

    “Grazie a questa megafusione adesso più del 70% del mercato dei pesticidi sarà nelle mani di quattro multinazionali, due tedesche (Bayer e Basf), una cinese (ChemChina-Syngenta) e una americana (Dow-Dupont), che ci imporranno i loro standard di qualità, i loro prezzi, le loro politiche e alle volte anche la loro scienza”, commenta l’eurodeputato di M5s Piernicola Pedicini. “La cancellazione del brand Monsanto può essere interpretata come una scelta economica o di marketing – aggiunge -, ma di fatto è una mossa con un peso pesante a livello politico, una scelta che non rispetta le capacità di discernere dei cittadini. La storia non può essere cancellata”. 

    Secondo Pedicini “magari di qua a dieci-venti anni non parleremo più della Monsanto e del glifosato, così come oggi i giornali non parlano più dell’Agent Orange nella guerra del Vietnam? Credo che i cittadini non siano così sprovveduti, c’è sempre più consapevolezza intorno a questi temi”.

    Con l’acquisizione e “dopo la fusione tra DuPont e Dow Chemical e l’acquisizione di Syngenta da parte di ChemChina, il 63% del mercato delle sementi e il 75% di quello degli agrofarmaci è concentrato nelle mani di sole tre multinazionali” ha dichiarato Coldiretti nel commentare la chiusura della trattativa.

    Questo implica “un evidente squilibrio di potere contrattuale nei confronti degli agricoltori”  con il risultato che “il miliardo e mezzo di produttori agricoli mondiali sono stretti in una tenaglia da pochi grandi gruppi multinazionali”, ha aggiunto Coldiretti.

    L’operazione rientra in un grande piano di riorganizzazione strategica del colosso tedesco, che ha ceduto le attività di business della plastica per concentrarsi su due aree: la farmaceutica e l’agricoltura.

    Werner Baumann, amministratore delegato di Bayer, ha dichiarato: “L’acquisizione di Monsanto rappresenta una pietra miliare strategica per rafforzare il nostro portafoglio di aziende leader nel campo della salute e della nutrizione”.

    “Raddoppieremo le dimensioni della nostra attività agricola e creeremo un motore innovativo leader nell’agricoltura, posizionandoci per servire meglio i nostri clienti e sbloccare il potenziale di crescita a lungo termine nel settore”, ha aggiunto Baumann.

    Tags: Bayercommissione europeaDipartimento di GiustiziaglifosatoMonsantoPiernicola PediciniRoundupWerner Baumann

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