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    Home » Economia » Italia-Cina, il protocollo di cooperazione con cui Pechino punta alle grandi reti UE

    Italia-Cina, il protocollo di cooperazione con cui Pechino punta alle grandi reti UE

    Il documento redatto già a settembre. Il governo Conte disposto a cooperare con la Cina per sostenere la strategia asiatica della nuova via della seta. Italia pronta alla firma il 22 marzo

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    8 Marzo 2019
    in Economia
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    Bruxelles – La Cina fa sul serio. C’è un ‘piano’ di Pechino, e condiviso a Roma, per penetrare nel mercato unico, sfondare il fronte dell’UE e quello del G7, con la consensuale complicità italiana. Le due parti hanno pronte un protocollo d’intesa per tradurre in pratica la ‘Belt and Road Initiative (BRI)’, o ‘Nuova via della seta’, la strategia della repubblica popolare cinese per investire anche in Europa e avere le mani sulle infrastrutture.

    La bozza di protocollo d’intesa italo-cinese c’è eccome, e conferma le intenzioni del governo del cambiamento di cambiare lo stato dell’arte. Euractiv ne ha avuto visione, e ne ha anticipato i contenuti. La Cina prevede di cooperare con l’Italia nello sviluppo di strade, ferrovie, ponti e porti, così come nei settori di aviazione civile, energia e telecomunicazioni. Tutto nell’ambito dell’iniziativa BRI.

    Pechino si prepara ad un presenza capillare e potenzialmente espansiva a macchia d’olio nel tessuto italiano, con la compiacenza dell’Italia che, il 22 marzo, giorno peraltro di vertice dei leader dell’UE a Bruxelles, attende la visita del presidente cinese Xi Jinping. E’ in questa occasione che si vorrebbe trasformare il protocollo d’intesa da bozza a intesa vera e propria, con tutte le insidie che ciò implica per l’Unione europea.

    Il documento italo-cinese recita che lo Stato asiatico intende cooperazione nei piani di investimento dell’UE, promuovendo sinergie tra la nuova via delle seta cinese e i programmi comunitari per le grandi reti e gli investimenti strategici. Vuol dire che si lavora alla sinizzazione delle reti Ten-T e del piano Juncker per gli investimenti.

    La prima stesura del documento risale addirittura a settembre. Già allora Cina e Italia ragionavano alla possibilità di promuovere sinergie e coordinamento, a cui affiancare un miglioramento del dialogo politico. L’Italia guarda alla Cina, che nell’Italia ha trovato il suo ‘passaggio a nord-ovest’ per la conquista dell’occidente.

    Un accesso strategico è e resta il porto di Trieste, tra i più grandi poli marittimi del Mediterraneo. Sono nel 2018 da lì sono transitate 62,7 milioni di tonnellate di merci. Da lì, le merci scaricate viaggiano dappertutto grazie ai collegamenti ferroviari col resto d’Europa. Il memorandum fissa il quadro di cooperazione commerciale e di investimenti con i cinesi.

    La linea assunta dall’Italia tradisce chiaramente le alleanze di sempre. Guarda più a est, troppo a est. E non guarda a ovest, non come dovrebbe. Gli Stati Uniti non saranno contenti di sapere che l’Italia apre il settore delle telecomunicazioni ai cinesi. Settore delicato, sensibile, strategico. Controllo e spionaggio passano da lì. E la rete, dove molto attivi sono hacker di tutto il mondo, cinesi inclusi, è divenuto il punto di snodo per il controllo di fatto del Paese. La manipolazione delle elezioni attraverso l’influenza esercitata su internet, per fare un esempio.

    Tutti timori condivisi anche dai partner europei, che da tempo lavorano a politiche comuni di risposta alla minacce di interferenze esterne. La minaccia vera rischia di essere invece molto interna. I leader dell’UE dovranno accogliere Giuseppe Conte a Bruxelles sapendo che questi sta per firmare un documento che mette a rischio la tenuta dell’autonomia dell’Europa. Qualcosa di cui chiedere conto nel vertice di marzo.

    Tags: cinaGeopoliticagoverno contegrandi retiimpreseinfrastruttureinvestimentiitalianuova via della setatrasportiue

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