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    Home » Politica » Passa ai Comuni (in prima lettura) la legge che impone di chiedere una proroga in caso di no-deal

    Passa ai Comuni (in prima lettura) la legge che impone di chiedere una proroga in caso di no-deal

    Il provvedimento vince per un solo voto, ora deve essere approvato anche dai Lord. Si strapperebbe al governo un potere che era esclusivo. Intanto continuano gli incontri tra May e Corbyn

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    4 Aprile 2019
    in Politica
    Yvette Cooper in Aula ai Comuni

    Yvette Cooper in Aula ai Comuni

    Bruxelles – Una ennesima legge, più simbolica che altro, potrebbe imporre al governo britannico di chiedere un rinvio della data di uscita del Regno Unito dall’Unione europea in caso di non accordo sulla separazione.

    La Camera dei Comuni ha approvato poco prima di mezzanotte la proposta legislativa presentata dalla deputata laburista Yvette Cooper e dal conservatore Oliver Letwin con 313 voti a favore e 312 contro. Ora il provvedimento passa alla Camera dei Lord, dove a quanto sembra sarà battaglia (si annuncia un forte ostruzionismo degli oppositori), ma secondo gli osservatori una maggioranza a favore dovrebbe essere molto probabile.

    Il cammino della proposta di legge è stato particolarmente accelerato e con grandi momenti di tensione, tanto che anche lo speaker John Bercow ha votato (contro un emendamento) seguendo una procedura molto rara, che non era stata utilizzata dal 1993, quando si votò sugli accordi di Maastricht.

    Il senso politico è forte, perché il Parlamento, se la proposta diventerà legge, strapperà al governo un potere che era esclusivo, ed infatti dall’esecutivo erano arrivati molti emendamenti tesi a bloccare il testo, ma sono stati tutti sconfitti. Dal punto di vista pratico, nei rapporti con l’Unione, probabilmente cambierebbe quasi nulla, in quanto da Bruxelles si è più volte chiarito che una proroga non può essere concessa senza forti motivazioni “pratiche” e non solo in base ad una richiesta “generica”, che non preveda un percorso definito verso qualcosa.

    Si rafforza però, sul piano interno, la pressione per la ricerca di un accordo, quando ampie parti del Parlamento sono pronte a lasciare l’UE anche senza intese e la stessa premier non esclude questa possibilità.

    Ad una nuova proposta di accordo continuano a lavorare la premier Theresa May e il leader Labour Jeremy Corbyn, che dopo un primo incontro ieri dovrebbero rivedersi questa mattina. Benché i due leader sembrino genuinamente impegnati nel lavoro, c’è molta prudenza sui risultati possibili, perché non è detto che Corbyn voglia davvero siglare un’intesa con May e perché in Parlamento le acque sono molto agitate, con chi rifiuta l’idea di un accordo con gli avversari politici, chi teme che un accordo possa pregiudicare gli sforzi verso un secondo referendum, chi proprio non vuole un accordo.

    “Non ci sono stati così tanti cambiamenti come invece mi aspettavo – ha detto Corbyn dopo l’incontro di ieri – ma ci rivedremo ancora domani mattina (oggi, ndr). E’ stato utile vederci, ma ancora non è stato conclusivo, discuteremo ancora su alcune questioni tecniche”. Per quanto riguarda l’ipotesi di un nuovo referendum il leader laburista ha detto che con May “non c’è accordo”, ma che comunque l’ipotesi “da noi è stata messa sul tavolo”.

    I principali temi in discussione sono una forma di unione doganale, un coordinamento dei diritti dei lavoratori, un ammorbidimento delle politiche dei conservatori sull’immigrazione dall’UE. La  data di uscita dall’UE resta fissata non oltre il 22 maggio.

    Tags: articolo 50brexitprorogaYvette Cooper

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