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    Home » Economia » Fondi europei a rischio taglio: “L’Italia non fa la sua parte”

    Fondi europei a rischio taglio: “L’Italia non fa la sua parte”

    "Ce la stiamo mettendo tutta per salvare i fondi" replica il ministro per il Sud, Provenzano che conferma: In calo gli investimenti statali per il mezzogiorno.

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    7 Ottobre 2019
    in Economia
    Johannes Hahn, Inviato speciale per Cipro (Foto: Commissione europea)

    Johannes Hahn, Inviato speciale per Cipro (Foto: Commissione europea)

    Bruxelles – Chiedere, chiedere, e poi non fare la propria parte. Bruxelles si è stufata dell’incapacità italiana di spendere i fondi europei e minaccia di tagliarli. In pratica l’Italia da anni non mette la propria parte nei programmi co-finanziati con l’Unione europea, una pratica contraria alle regole comunitarie e che rischia di costare cara al nostro paese, in particolare al Mezzogiorno, che ora rischia il blocco dei fondi a causa dei “furbetti” del governo centrale. Marc Lemaitre, direttore generale per le Politiche regionali della Commissione europea, portafoglio guidato da Corinna Cretu ha scritto a Roma una lettera per denunciare il mancato rispetto delle regole, e minacciando lo stop all’erogazione dei fondi destinati alle regioni meridionali.

    “In Italia le fonti di investimento per il Mezzogiorno sono state ridotte negli ultimi anni”, denuncia Lemaitre, che nella lettera ricorda che l’Italia si era impegnata a fare investimenti pubblici nelle regioni del Sud per un valore pari allo 0,43% del Pil del Mezzogiorno per il periodo 2014-2020, ma per il periodo 2014-2016 il tasso è fermo allo 0,40% e addirittura più basso per il periodo 2014-2017, allo 0,38%. “È il livello più basso di tutta Europa”, denuncia l’alto funzionario della Commissione europea.

    “Ce la stiamo mettendo tutta, sono chiamato a un vero e proprio salvataggio d’emergenza della politica di coesione”, è la reazione del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, consapevole della difficile situazione.

    La lettera inviata al governo italiano fa sapere che “esprime la mia stessa preoccupazione”.  Appena insediato, ricorda di “aver trovato il livello di investimenti pubblici al Sud più basso di sempre, un grado di attuazione dell’FSC (fondo per lo sviluppo e la coesione ndr) irrisorio e un notevole ritardo nell’assorbimento dei fondi di coesione del ciclo 2014-2020 (appena il 20%, a quasi cinque anni dall’avvio).

    L’allarme prosegue con l’assicurazione di aver avviato con urgenza il lavoro “per impedire il disimpegno di risorse europee nel 2019, in particolare di alcuni programmi regionali che rischiano molto”. Il punto dolente per Provenzano è però “il vero e proprio ‘buco nero’ delle risorse nazionali per la coesione ereditato dal passato. È la mia battaglia da anni e proveremo a dare risposte, non solo alla Commissione, ma in primo luogo ai cittadini meridionali, con il Piano per il Sud.  L’altra sfida riguarda il rafforzamento della capacità amministrativa di regioni ed enti locali con procedure standard per accelerare la realizzazione degli investimenti. I primi di novembre, al suo insediamento, presenteremo il Piano alla nuova Commissaria per la politica regionale, Elisa Ferreira”.

    Secondo la contestazione partita dalla direzione generale di Bruxelles, in totale, l’Italia ha visto aiuti europei per più di 70 miliardi di euro, che però non ha saputo far fruttare, complici le scelte adottate a Roma.

    “Perché il Mezzogiorno non migliora”? Marc Lemaitre conferma che “mentre l’Unione europea dava fondi, l’Italia riduceva gli investimenti pubblici con il risultato che i gli effetti dei fondi comunitari sono stati neutralizzati da questi tagli”. Una denuncia in cui rende pubblici i mal di pancia della Commissione frutto delle furberie di Roma. “Siamo sempre più spesso accusati di non fare niente per il Mezzogiorno, perché in tutti questi anni abbiamo dato alle regioni del Sud tanti soldi e i risultati non vengono notati”.

    Tags: coesionefondi europeiGiuseppe Provenzanopolitica regionaletagli

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