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Ilva, eurodeputati italiani:
Lo stabilimento Ilva di Taranto

Ilva, eurodeputati italiani: "Crisi colpa di Roma e Bruxelles, serve strategia UE"

Esponenti di PPE, S&D e sovranisti lamentano l'assenza di strategie industriali, a livello nazionale e comunitario. "Fare di più per il mercato dell'acciaio in Europa" la richiesta trasverale

Bruxelles – Proprio mentre da Roma ArcelorMittal ha fatto sapere che gli impianti dell’ex Ilva di Taranto saranno chiusi definitivamente a gennaio, a Bruxelles gli eurodeputati riuniti in Aula per la sessione mini-plenaria hanno discusso sulle condizioni del mercato siderurgico in Europa, alla presenza di Elżbieta Bieńkowska, commissaria uscente per il mercato interno e l’industria.

E’ stato il gruppo di Identità e Democrazia, di cui fa parte anche la Lega, a chiedere di modificare l’agenda dei lavori proprio per inserire all’ordine del giorno la questione Ilva ed esporre a Bieńkowska le preoccupazioni sulle difficoltà dell’industria dell’acciaio e del caso Ilva di Taranto. Divisi su tanti temi, Socialdemocratici (S&D), Popolari (PPE) e sovranisti (ID) si sono mostrati per una volta compatti nel sollecitare l’Esecutivo comunitario a tutelare in maniera più decisa un settore, quello strategico, chiave per tutta Europa.

Per l’ex ministro dello Sviluppo economico italiano e ora eurodeputato socialdemocratico Carlo Calenda il ruolo dell’Unione europea può giocare un ruolo determinante per la transizione industriale dell’acciaio così da “consentire alle aziende di fare i loro investimenti ambientali, pur in un momento di grande difficoltà del settore dell’acciaio, e a questo scopo rivedere la normativa sugli aiuti di Stato”. Tale legge, ricorda il deputato, è particolarmente “stringente”, ma se l’interesse dell’UE è quello di accompagnare questa transizione dell’industria dell’acciaio “ci metta sopra dei soldi perché altrimenti sono solo parole”.

Calenda ha ricordato anche l’urgenza di rivedere le misure di salvaguardia sulle importazioni di prodotti d’acciaio, approvate dalla Commissione europea a febbraio, dopo aver constatato un aumento consistente dell’importazione di prodotti siderurgici in UE, che rappresenta una minaccia per i produttori di acciaio sul territorio comunitario.

L’allarme su misure di salvaguardia ormai non sufficienti arriva anche dal PPE e in particolare da Massimiliano Salini che nel suo intervento riconduce l’aumento nell’UE di acciaio a basso costo, soprattutto dalla Turchia, all’introduzione dei dazi americani sull’acciaio: “Nel 2017 l’acciaio turco era al 16 per cento nel nostro mercato, mentre oggi è al 33 per cento”. Quanto alla questione dell’Ilva di Taranto l’eurodeputato denuncia poca attenzione di alcuni paesi, come l’Italia, alla propria tradizione manifatturiera. Concorde anche il presidente della commissione Affari costituzionali, Antonio Tajani, secondo cui “il più grande sito siderurgico d’Europa, che è quello di Taranto, rischia di chiudere per incapacità di avere una politica industriale, di averla in Italia, ma di averla anche in tutta Europa”.

Toni anche più duri quelli del leghista Andrea Caroppo che denuncia “l’irresponsabilità o l’incapacità di governi come quello italiano, con la gestione incredibile fatta sull’Ilva, è evidente che il quadro è così a tinte fosche che è necessaria una ripresa immediata”. E ancora, l’eurodeputata Anna Bonfrisco, anche lei leghista, accusa le politiche dell’Unione europea “che hanno gravemente indebolito il mercato dell’acciaio europeo, consentendo a Paesi come Turchia e Cina di entrare nel nostro mercato facendo concorrenza sleale alle nostre aziende”.

Bieńkowska non ci sta, e difende l’operato dell’esecutivo comunitario di cui ha fatto parte per l’intera legislatura. La polacca ha riconosciuto che c’è ancora lavoro da fare, ma ha voluto rimarcare che dal 2014, anno dell’insediamebto della Commissione Juncker, “abbiamo adottato una serie di misure attive per proteggere il nostro mercato dell’acciaio e in particolare i nostri lavoratori”.

E intanto dall’Italia il presidente della Toscana Enrico Rossi ha indirizzato oggi alla presidente eletta della Commissione UE, Ursula von der Leyen, una lettera per chiedere che l’Unione europea incentivi gli investimenti nel settore dell’acciaio. “Considerando che il consumo apparente di acciaio in Europa è sceso dell’8 per cento solo nel secondo trimestre del 2019 sarebbe opportuno rivedere le misure di salvaguardia e incentivare gli investimenti innovativi in questo settore”, scrive il governatore, convinto che la siderurgia europea “merita più sostegno e protezione, anche considerando gli investimenti che il nostro continente sta compiendo per renderla sempre meno impattante a livello ambientale, puntando su innovazione e su nuove tecnologie”. Da qui la richiesta al nuovo esecutivo comunitario di  “un sostegno in linea con l’European Green Deal”.

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