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Decreto antivirus, contro la crisi l'Italia sfodera l'artiglieria pesante

Decreto antivirus, contro la crisi l'Italia sfodera l'artiglieria pesante

Roma – Una manovra poderosa, 25 miliardi di denaro fresco per il sistema economico e le famiglie. Il governo vara il decreto ‘Marzo’, “una diga per sostenere il Paese”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e affrontare i prossimi mesi funestati dalla crisi del Covid-19. La dotazione messa in campo “mobiliterà complessivamente 350 miliardi, non affrontiamo l’alluvione con i secchi e gli stracci”, ha spiegato il premier subito dopo il varo del decreto la cui stesura ha impegnato l’esecutivo per tutto il week end.

Dunque massima flessibilità, verranno utilizzati subito tutto l’indebitamento netto già autorizzato dal Parlamento e “chiediamo all’Europa e a tutti gli Stati membri di seguirci su questa strada. Lo farà il ministro Roberto Gualtieri in queste ore all’Eurogruppo e io nella riunione straordinaria del G7”.

“Oggi diamo la prima risposta alla crisi” ha aggiunto il ministro dell’Economia, spiegando un intervento molto corposo che si articola in 5 assi: sostegno al sistema sanitario e di protezione civile, al reddito dei lavoratori e all’occupazione, interventi di liquidità a favore del credito per le imprese e le famiglie, sospensione degli adempimenti fiscali e sostegno specifico a tutti i settori economici più colpiti nel periodo dell’emergenza. In attesa del testo approvato dovrebbero essere confermate le misure che in questi giorni erano state annunciate, con qualche “fuorisacco” come l’intervento su Alitalia e una serie di norme specifiche per l’amministrazione giudiziaria.

Nel dettaglio 10 miliardi sono destinati agli ammortizzatori sociali per sostenere tutti i lavoratori dipendenti costretti a restare a casa. Sospensione dei licenziamenti e cassa integrazione straordinaria anche per microimprese. I lavoratori autonomi riceveranno 600 euro una tantum. Più soldi in busta paga invece per chi in queste settimane come le categorie più esposte sostiene ritmi lavorativi intensi. Per quanto riguarda gli adempimenti e i versamenti fiscali, c’è una lunga lista che  prevede rinvii fin dalle scadenze di questa settimana così come gli accertamenti, 3 milioni di atti, che verranno congelati. “Naturalmente restano in piedi quelle misure di sostegno già in vigore come il reddito di cittadinanza e  la Naspi”, ha precisato la ministra del Welfare Nunzia Catalfo.

Il capitolo dedicato alle famiglie prevede i voucher baby sitter per chi ha figli fino a 12 anni: 600 euro che salgono a 1.000 per medici, infermieri e sanitari. In alternativa il congedo per uno dei due genitori. Sospensione dei mutui sulla prima casa fino a 18 mesi per chi perde o vede ridursi il lavoro, misura che vale anche per professionisti e autonomi.

Quasi tre miliardi andranno al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Serviranno per il sostegno della moratoria dei prestiti e sui crediti deteriorati. Anche per le imprese attivata la clausola di sospensione dei mutui fino a settembre 2020. Alle aziende più grandi, la Cassa depositi e prestiti garantirà con un fondo di 500 milioni i finanziamenti che le banche potranno rilasciare alle imprese colpite dall’emergenza. Finanziamenti particolari e agevolati saranno concessi alle aziende che producono dispositivi di protezione sanitari e medicali per assicurarne un adeguata fornitura nel periodo dell’emergenza.

Interventi per circa 3,5 miliardi di euro sono destinati a rinforzare il sistema sanitario e di protezione civile. Oltre all’impiego di medici e infermieri dalla sanità militare per oltre 300 unità, dal mese di giugno è prevista una nuova tranche di assunzioni. Sarà possibile requisire oltre ai presidi sanitari e medico-chirurgici, anche i macchinari e le altre dotazioni per le terapie intensive. Analoga potestà viene assegnata ai prefetti per strutture alberghiere o altri immobili idonei per ospitare chi deve fare la quarantena e non può restare a casa. Coinvolte anche le strutture sanitarie private che per fronteggiare l’emergenza dovranno mettere a disposizione il personale sanitario,  i locali e le apparecchiature. Saranno le Regioni a remunerare le prestazioni con somme di indennizzo una tantum.

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