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Il tracciamento su cellulare per battere il COVID19 si può fare, rispettando i diritti fondamentali

Il tracciamento su cellulare per battere il COVID19 si può fare, rispettando i diritti fondamentali

Bruxelles – In questa fase di emergenza da Coronavirus le regole europee sulla protezione dei dati, il GDPR, consentono interventi come il tracciamento degli spostamenti delle persone, se sono rispettate alcune regole di durata, di scopo, e di chi controlla i dati.

Lo spiega Wojciech Wiewiórowski, il garante europeo per la Protezione dei dati, in un testo diffuso oggi, mentre la Commissione europea sta lavorando con le compagnie telefoniche per arrivare a costruire un sistema di tracciamento dei contagiati da COVID19, allo scopo di controllare l’evoluzione della pandemia. Alcuni Paesi europei hanno già legiferato in materia, e su questo il Garante invita ad arrivare invece ad un coordinamento nell’Unione.

“Il nostro ‘mantra’ è che i big data significano grandi responsabilità. Dobbiamo sapere cosa facciamo e sapere che siamo responsabili dei risultati della nostra attività.
Responsabilità significa anche che non dovremmo esitare ad agire quando è
necessario. C’è anche la responsabilità di non utilizzare gli strumenti che abbiamo in mano
per combattere la pandemia”. Il GDPR, ribadisce il garante dopo che nei giorni scorsi altre autorità del settore si erano espresse, “afferma chiaramente che il trattamento dei dati personali dovrebbe essere progettato per servire l’umanità (era la citazione preferita dal mio predecessore Giovanni Buttarelli)”. E dunque la frase chiave: “Il diritto alla protezione dei dati personali non è assoluto, deve essere considerato in relazione alla sua funzione nella società ed essere equilibrato con altri diritti fondamentali, conformemente al principio di proporzionalità”.

Dunque si possono legalmente utilizzare i dati personale se questa “è necessaria per motivi di pubblico e sostanziale interesse, sulla base del diritto dell’Unione o degli Stati membri, che devono essere proporzionati all’obiettivo perseguito”.

Wiewiórowski precisa che non sta interpretando il GDPR “in modo innovativo, ma sto citando il testo esistente”.

Il GDPR consente dunque il trattamento di dati sensibili “quando è necessario per motivi di interesse pubblico nell’area della sanità pubblica, come la protezione da gravi minacce transfrontaliere alla salute”.

In queste settimane c’è chi chiede di sospendere la legge sulla protezione dei dati o di rivederla alla luce dell’attuale crisi, ma, dice il Garante, “vorrei sottolineare ancora una volta che questa legge non è né un ostacolo per essere attivi né una scusa per non essere efficienti, in quanto questa normativa è stata scritta in consultazione di specialisti esperti nell’uso straordinario delle nuove tecnologie al servizio dell’umanità”.

Dunque l’Ufficio del Garante è pronto a collaborare con la Commissione in questo suo progetto di tracciamento, “assicurandosi che eventuali misure adottate a livello europeo o nazionale siano:

Temporanee – non son fatte per restare dopo la crisi.

I loro scopi sono limitati – dobbiamo sapere cosa stiamo facendo.

L’accesso ai dati è limitato – sappiamo chi sta facendo cosa.

Sappiamo cosa faremo sia con i risultati delle nostre operazioni sia con i dati grezzi utilizzati nel processo: conosciamo come tornare indietro alla normalità”.

Negli Stati dell’Unione però ci sono approcci diversi, chi consente il tracciamento senza informare le persone, chi no, ad esempio. Per superare queste divergenze Wiewiórowski richiede “richiede un modello paneuropeo di un ‘applicazione mobile COVID-19‘, coordinato a livello dell’UE. Idealmente, in coordinamento con l’Organizzazione mondiale della sanità, per garantire la progettazione che preveda la protezione dei dati di progettazione a livello globale sin dall’inizio”.

“Il Garante e la comunità della protezione dei dati – assicura Wiewiórowski – sono pronti ad assistere gli sviluppatori della tecnologia in questo sforzo collettivo”.

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