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Commissione UE: "Le App di tracciabilità saranno volontarie"

Bruxelles – Volontaria e non obbligatoria, ma l’applicazione per la tracciabilità continua a far discutere. Per contrastare la pandemia di Coronavirus l’idea al vaglio della Commissione, che ne discute con i governi, è di sviluppare un programma per telefoni cellulari in grado di registrare gli spostamenti degli apparecchi. In questo modo si può verificare chi sta con chi, e controllare i contatti tra persone. Il motivo è spiegato nel documento di lavoro dell’esecutivo comunitario. “Strumenti digitali come le app mobili con funzionalità di tracciamento possono essere di sostanziale supporto, identificando i contatti noti e sconosciuti di un caso confermato e forse aiutando nel loro seguito, in particolare in contesti con un gran numero di casi in cui le autorità sanitarie pubbliche possono essere sopraffatto”.

Insomma, laddove i servizi sanitari non riuscissero a tenere sotto controllo la diffusione del virus, tutto diventerebbe più facile grazie ai nuovi strumenti, tutti da sviluppare. Certo, la questione è controversa. “Le funzionalità di tali app, se distribuite su larga scala in modo da raggiungere oltre il 50% della popolazione di uno Stato, potrebbero essere utili agli Stati membri per rilevare rapidamente i contatti dei casi”, raccogliere informazioni su tali contatti e informare i contatti sulla necessità per fasi successive, se necessario. Più della popolazione nazionale sotto controllo.

In Polonia il rifiuto è già forte. “Lo sappiamo”, dice il portavoce per Ricerca e innovazione, Johannes Bahrke. “E’ fondamentale che l’installazione e l’uso della app siano volontari”, sottolinea. Dunque non sarà imposto, almeno questa è l’idea. Inoltre, “non dovranno essere utilizzati i dati di localizzazione, in quanto non necessari”.

Nella pratica si tratterebbe di mettere in rete persone attraverso bluetooth, la tecnologia di scambio dati e informazioni senza fili a corto raggio, così da connettersi in automatico agli apparecchi di altre persone e sapere se chi ci circonda è positivo o è stato a contatto con qualcuno di positivo. Questo implica che gli altri dichiarino il proprio stato clinico. Ecco perché gli Stati membri stanno prendendo in considerazione la necessità che le autorità di sanità pubblica trattino i dati personali nell’interesse della salute pubblica, a livello del dispositivo cellulare.

Il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, non ha dubbi. “Le app di tracciamento dei contatti per limitare la diffusione del coronavirus possono essere utili, in particolare nell’ambito delle strategie degli Stati membri per l’uscita dal confinamento”. Ammette che si pone un problema di controllo, e dunque “una solida tutela della privacy è un prerequisito per l’adozione di queste app e quindi la loro utilità”. In sintesi: “Dovremmo essere innovativi e fare il miglior uso della tecnologia per combattere la pandemia, ma non scenderemo a compromessi sui nostri valori e requisiti sulla privacy”.

La Commissione sottolinea, accanto alla natura volontaria dell’iniziativa, che tutto “sarà smantellato non appena non più necessario”. Ma restano zone d’ombra. Anche perché si mette nero su bianco che tutto questo richiederà una rete informatica a prova di hacker. Vuol dire investimenti. E una volta che l’infrastruttura c’è e si è investito per averla, davvero si torna indietro? E’ una questione di fiducia su chi deve controllare, che non è controllabile. Ma la strada è questa. E’ tracciata, e presto sarà tracciabile.

Già a fine aprile, tra due settimane, gli Stati membri con la Commissione cercheranno chiarimenti sulla soluzione proposta da Google e Apple in merito alla funzionalità di tracciamento dei contatti su Android e iOS al fine di garantire che la loro iniziativa sia compatibile con l’approccio comune dell’UE.

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