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Contact tracing: in Italia situazione ancora confusa. App poco utile senza tamponi

Contact tracing: in Italia situazione ancora confusa. App poco utile senza tamponi

Tutti i ritardi nello sviluppo dell'applicazione che per rispettare numerosi protocolli, rischia poca efficacia. La scelta del governo è caduta su 'Immuni' che forse cambierà nome e dovrà implementare le modifiche dopo il protocollo tra Google e Apple

Roma – Sarà pronta entro il mese. Forse. La vicenda dell’applicazione per smartphone per il tracciamento dei contagi, in Italia si complica sempre di più. Alle complessità tecniche e di compatibilità tra i vari sistemi operativi, si aggiungono le polemiche sulla responsabilità delle scelte operate finora con il risultato di ritardarne la disponibilità.

L’istruttoria per valutare le diverse proposte era stata affidata dal ministero dell’Innovazione alla Task force, un team di oltre 70 esperti che a sua volta ha individuato alcuni sottogruppi per esaminare le diverse caratteristiche che non rivestono solamente la tecnologia e i sistemi utilizzati ma anche altri aspetti come quelli della privacy, delle esigenze di salute pubblica e sanitarie e della sicurezza nazionale. Dalle poco più di  300 proposte arrivate ne sono state scremate solo 5 e di queste ne sono giunte in finale due: Immuni e CovidApp. Le ‘finaliste’, secondo il suggerimento dato dagli esperti, dovevano essere testate in parallelo, prevedendo una soluzione alternativa valida qualora una delle due avesse incontrato ostacoli di qualsiasi natura nei test sul campo.

Da un primo esame Immuni partiva in leggero vantaggio, per uno stadio di sviluppo più avanzato e “per l’utilizzo della tecnologia del Consorzio Progetto europeo PEPP-PT, promettendo maggiori garanzie di interoperabilità”. Precedentemente il decreto del governo aveva assicurato che l’intera architettura dell’applicazione, rispettava ogni garanzia di privacy così come indicato dall’autorità Garante nazionale e della protezione dei dati secondo gli standard europei e le linee guida della Commissione.

Il resto è storia di questi giorni: anche per la fretta di chiudere è saltato il doppio binario e così, la prima soluzione Immuni, proposta dalla società milanese “Bending Spoons” ha prevalso sulla seconda CovidApp. “Il percorso che ha portato a questa scelta – ha spiegato la ministra Paola Pisano – è stato accompagnato, oltre che dalle valutazioni tecniche della task force, da una serie di attente verifiche e valutazioni condivise in sede governativa con vari soggetti competenti, deputati a valutare tutti gli aspetti, non ultimi quelli della protezione dei dati personali e della sicurezza nazionale”.

Il tema della sicurezza nazionale è rientrato nel dibattito a pieno titolo perché all’interno del consorzio di Immuni è presente anche un fondo d’investimento cinese. Tanto è bastato per mandare in allarme il Comitato parlamentare dei servizi di sicurezza che ha voluto sentire prima la ministra Pisano e poi anche i vertici dell’intelligence per una valutazione dei rischi. La relazione delle audizioni sarà inviata dal Copasir alle Camere.

Un altro aspetto tecnico è la compatibilità dell’applicazione tra i due sistemi operativi più diffusi, Android e iOS. Riconoscimento e dialogo tra gli smartphone è essenziale per la funzionalità dell’applicazione e per questo Google e Apple hanno sviluppato un protocollo comune per il tracciamento dei contagi tramite la tecnologia Bluetooth che, arrivati a questo stadio, costringe il team di Immuni ad abbandonare il Progetto europeo PEPP-PT. La squadra degli sviluppatori di Bending Spoons è in questi giorni ha intensificato il lavoro per implementare il processo ed essere pronti per la fine di maggio, obiettivo indicato dal commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri.

Ma se la App serve a tracciare il contagio e monitorarlo nella sua evoluzione, è imprescindibile il ricorso allo screening dei tamponi su vasta scala, intervento previsto per questa seconda fase e che è in forte ritardo. Alle Regioni ne saranno consegnati altri 5 milioni nelle prossime settimane e se partissero subito si potrebbe recuperare il gap, considerato che finora sono stati eseguiti circa 1,6 milioni di test.

Ma c’è un altro aspetto che rischia di rendere utili solo parzialmente gli smartphone nella lotta anti Covid. Secondo il Commissario per l’emergenza le funzionalità dell’App “giungeranno fino all’alert del contatto con un soggetto contagiato”. Da quel punto in poi dunque “le funzioni dell’applicazione si interromperanno e non è prevista alcuna relazione con il Sistema sanitario nazionale”. Unico titolare della protezione dei dati personali sarà comunque il ministero della Salute e gli stessi saranno cancellati entro il 31 dicembre 2020.

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