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Contagi in calo, ma evitare una nuova ondata è responsabilità di tutti i cittadini

Contagi in calo, ma evitare una nuova ondata è responsabilità di tutti i cittadini

L'ultimo rapporto dell'Agenzia europea contro le malattie raccomanda molta attenzione sulle fasi di deconfinamento. Il virus ancora in crescita in Svezia e Polonia

Bruxelles – I contagi da Coronavirus sono in costante calo in tutta l’Unione europea, tranne che in due Paesi, Svezia e Polonia. Bisogna però gestire le fasi di riapertura con molta attenzione per evitare nuove ondate, che sono possibili se non si seguiranno opportune misure di sicurezza e se le persone non adotteranno comportamenti adeguati.

Lo scrive nel suo ultimo rapporto il Centro europeo per la prevenzione e il controllo della malattie (ECDC), un’agenzia dell’Unione europea.

Al 10 giugno, 29 paesi dell’Ue e dello Spazio economico europea e il Regno Unito avevano un’incidenza decrescente nei 14 giorni, mentre al livello più alto mai osservato in due Paesi (Polonia e Svezia).

Ventotto paesi stanno segnalando un’incidenza di 14 giorni attuale inferiore a 20 casi per 100.000 abitanti. In due paesi (Portogallo e Regno Unito) l’attuale incidenza di 14 giorni rimane ad un tasso compreso tra 20 e 100 casi per 100.000 abitanti. In un paese (Svezia) l’attuale incidenza di 14 giorni è superiore a 100 casi per 100. 000 abitanti.

Secondo l’ECDC “rimangono incertezze in merito all’estensione della circolazione virale in quanto sono disponibili informazioni limitate sulla percentuale di trasmissione comunitaria che si verifica al di fuori delle catene di trasmissione conosciute e / o dovuta all’importazione attraverso i Paesi”.

L’attuazione di solide misure di risposta nell’UE, spiega il rapporto, “è stata temporaneamente associata a una riduzione osservata dell’incidenza. Sebbene la composizione e l’intensità dell’attuazione siano diverse, tutti i paesi UE / SEE e il Regno Unito hanno introdotto una serie di interventi non farmaceutici. “Mentre permangono incertezze sulla misura in cui la combinazione e l’intensità di queste misure hanno avuto un impatto sulla trasmissione, tali misure sembrano essere state associate, almeno temporaneamente, a una diminuzione del numero di casi segnalati di recente”.

In sintesi, la probabilità di infezione da COVID-19 per la popolazione in generale varia da bassa (nelle aree in cui la trasmissione della comunità è stata ridotta e / o mantenuta a livelli bassi e dove vi sono test approfonditi, che mostrano tassi di rilevazione molto bassi) a molto elevata (nelle aree in cui non sono in atto adeguate misure di allontanamento fisico e in cui la trasmissione della comunità è ancora elevata).

La maggior parte dei casi di contagio, conferma l’Agenzia, è seguita da un decorso della malattia con sintomi lievi, ma il rischio di ricovero in ospedale aumenta rapidamente con l’età, già dai 30 anni, “e il rischio di morte aumenta dall’età di 50 anni, sebbene la maggior parte dei ricoveri e dei decessi siano tra i gruppi di età più avanzata”. Si conferma anche che i maschi più anziani sono particolarmente colpiti, più delle femmine.

“Nel complesso – sintetizza l’ECDC -, l’impatto del COVID-19 è valutato come moderato per la popolazione generale”.

Ma resta il rischio che l’incidenza del coronavirus “salga a un livello che potrebbe richiedere la reintroduzione di misure di controllo più rigorose”. Il pericolo è considerato “moderato” se le misure di contenimento vengono gradualmente eliminate quando vengono segnalate solo trasmissioni sporadiche o di cluster e quando sono in atto adeguati sistemi di monitoraggio e capacità per test approfonditi e tracciabilità dei contatti. E’ considerato “elevato” se le misure “vengono gradualmente eliminate quando è ancora in corso la trasmissione della comunità e non esistono sistemi di monitoraggio e capacità adeguati per test approfonditi e tracciabilità dei contatti”.

Le informazioni disponibili da studi siero epidemiologici forniscono poi l’indicazione che l’immunità della popolazione è ancora bassa (inferiore al 10%), “pertanto sussiste il rischio che individui sensibili possano essere infettati”.

Per quanto riguarda future ondate, l’ECDC afferma che “anche se non sono stati osservati aumenti significativi nell’incidenza della malattia nelle settimane dall’inizio dell’eliminazione graduale degli interventi non farmaceutici (cioè il confinamento, nda), si può ancora prevedere un’impennata associata (al COVID19, nda)”.

La velocità con cui l’incidenza dei casi COVID-19, potrebbe aumentare “dipenderà dall’efficacia delle misure di controllo che restano in atto e dalla misura in cui le persone cambiano il loro comportamento rispetto al pre-COVID-19“.