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Migranti, l'Italia non è più tra i primi cinque Paesi UE per numero di richieste d'asilo

Migranti, l'Italia non è più tra i primi cinque Paesi UE per numero di richieste d'asilo

Francia, Spagna e Germania contano più del 50% delle domande d'asilo presentate nel 2019, secondo l'ultimo rapporto dell'EASO. Richieste di protezione tornano a crescere per la prima volta dal 2015

Bruxelles – Francia, Germania, Spagna, Grecia, Regno Unito. Sono i cinque Paesi in Europa che, in cifre assolute, hanno ricevuto il maggior numero di domande d’asilo nel 2019. L’Italia non è tra questi e per il secondo anno consecutivo ha ricevuto un numero di domande molto inferiore rispetto alla media a cui era abituata a causa “della forte contrazione delle migrazioni irregolari lungo la rotta del Mediterraneo Centrale”. È quanto evidenzia l’ultimo rapporto annuale 2019 dell’Ufficio europeo di sostegno per l’Asilo (EASO) che nel complesso ha registrato un aumento delle domande d’asilo in Europa dell’11 per cento rispetto al 2018. In totale si parla di oltre 738 mila domande d’accoglienza arrivate, cifre che tornano a salire per la prima volta dal 2015.

Quanto all’Italia, nel 2019 ci sono state 43.770 domande d’asilo (in calo del 27 per cento rispetto al 2018, quando le domande erano 59.959). Come si osserva dal rapporto, per la maggior parte le domande arrivano da Pakistan, Nigeria, Eritrea, Venezuela e Siria. Francia, Spagna e Germania, da sole, hanno ricevuto oltre la metà di tutte le domande d’asilo pervenute in Europa, ma valutando le cifre in termini relativi Cipro, Malta e Grecia sono i Paesi che nell’ultimo anno si sono trovati a dover gestire il più alto numero di domande rispetto agli altri Stati europei. Secondo l’EASO, l’incremento complessivo delle domande si spiega in ragione di un forte aumento di richieste arrivate dal Venezuela (+103 per cento rispetto al 2018) e dalla Colombia (+214 per cento rispetto al 2018). Si confermano in testa le domande provenienti dalla Siria (80.205) seguite da quelle dall’Afghanistan (60.700).

Infografica sulle domande d’asilo pervenute in Italia nel 2019, realizzata dall’EASO

“Il diritto all’asilo sarà fortemente difeso nel nuovo patto per le migrazioni” assicura la commissaria europea agli Affari Interni, Ylva Johansson, partecipando in videoconferenza alla presentazione del rapporto. Proprio il nuovo Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo è una delle tante iniziative menzionate dalla nuova Commissione europea tra le priorità del proprio mandato ma continuamente rimandata a causa della pandemia.

La commissaria europea per gli Affari Interni, Ylva Johansson

A inizio lockdown, tra marzo e aprile, Johansson aveva annunciato di essere già sulla buona strada nella stesura della proposta, confermando che l’Esecutivo avrebbe pubblicato la nuova strategia per l’immigrazione “a inizio estate”. In realtà, ha fatto sapere oggi di aver concluso il primo giro di colloqui bilaterali con tutti gli Stati membri, e che da qui a poco dovrebbe avviarne un secondo sempre in videoconferenza. La materia è scivolosa e mettere d’accordo tutti e Ventisette su una proposta non è facile, anche se la commissaria continua a dirsi “ottimista di poter raggiungere” un compromesso adeguato. Tra le altre cose il nuovo Patto dovrà modificare il regolamento di Dublino, che impone l’asilo al primo Paese di ingresso.

Nonostante i continui rimandi, per la Commissione continua a rimanere un tema prioritario. “Le migrazioni sono parte delle vita europea” sottolinea la commissaria. L’Europa però deve imparare a gestirle meglio. Da quanto emerso fino a questo momento, favorire vie legali e percorsi sicuri per l’arrivo dei migranti in Unione europea sarà al centro del nuovo patto.

Causa pandemia di COVID-19, la riforma è al momento rimandata a data da destinarsi, presumibilmente in autunno. Proprio l’emergenza sanitaria da Covid-19 è uno dei temi menzionati anche dal rapporto sulle richieste d’asilo in Europa. L’EASO mette in guardia gli Stati membri del fatto che il progressivo allentamento delle misure di contenimento introdotte per fronteggiare il Coronavirus porterà con sé un nuovo aumento delle richieste di asilo. L’Ufficio europeo invita i Paesi a essere preparati.

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