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    Home » Politica » Bilancio e Recovery Fund, Merkel alla caccia di un compromesso sul meccanismo di tutela dello stato di diritto

    Bilancio e Recovery Fund, Merkel alla caccia di un compromesso sul meccanismo di tutela dello stato di diritto

    La proposta di Berlino accusata di ammorbidire il vincolo tra fondi europei e rispetto dei valori UE. Ungheria e Polonia minacciano il veto sulle nuove risorse proprie dell'Unione. Negoziati sul bilancio in stallo: si rischia l'esercizio provvisorio

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    29 Settembre 2020
    in Politica
    Il capogruppo PPE al Parlamento europeo Manfred Weber (sinistra), con il primo ministro ungherese e leader di Fidesz, Viktor Orban (archivio)

    Il capogruppo PPE al Parlamento europeo Manfred Weber (sinistra), con il primo ministro ungherese e leader di Fidesz, Viktor Orban (archivio)

    Bruxelles – Sempre più concreti i timori del Parlamento europeo di vedere ammorbidito il meccanismo di tutela dello stato diritto vincolato al fondi del bilancio comunitario a lungo termine. Per sbloccare i negoziati su bilancio e fondo di ripresa (che continuano ad andare a rilento), la presidenza tedesca di turno al Consiglio dell’UE ha fatto circolare ieri, 28 settembre, una proposta di compromesso sul nuovo meccanismo che dovrebbe essere introdotto come parte centrale delle trattative per mettere d’accordo Parlamento e Consiglio. Il tempo incalza, mancano appena tre mesi per riuscire a trovare un compromesso inter-istituzionale sul pacchetto europeo anticrisi e sbloccare le risorse, come previsto, dal primo gennaio 2021.

    Le trattative sembrano però arenate proprio sul meccanismo rafforzato di tutela dello stato di diritto, che Ungheria e Polonia, i Paesi in Europa che più sono accusati di violarne i principi, fortemente osteggiano. Il Parlamento europeo sembra fermo sulle proprie posizioni, chiedendo una condizionalità rafforzata sull’uso dei fondi europei al rispetto dei diritti. Nella bozza della presidenza si fa effettivo richiamo a possibili misure restrittive da applicare contro gli Stati membri nei casi di “violazioni dei principi dello stato di diritto”. Non c’è più quel vago accenno alle “carenze generalizzate” sullo stato di diritto da parte dei Paesi, che veniva utilizzato fino a questo momento. Le violazioni possono causare la “sospensione del pagamento delle rate o dei prestiti” e il divieto di stringere “nuovi accordi sui prestiti e su altri strumenti garantiti dal budget europeo”.

    German presidency's draft proposal on rule of law mechanism toughens up link between values & funds and also offers an emergency brake lite to targeted countries. But it's already meeting short shrift with govs who want tool with teeth. Risks being non-starter in divided council pic.twitter.com/e2Ke8TRs1Z

    — Mehreen Khan (@MehreenKhn) September 28, 2020

    Molti osservatori hanno però criticato l’inserimento nella bozza di quello che si considera un “freno di emergenza” – sulla falsariga di quello introdotto per il Recovery Fund – perché consente ai Paesi in questione di rallentare l’entrata in vigore delle sanzioni. Al punto 17b si legge che se, in via eccezionale, lo Stato membro interessato da una procedura sanzionatoria ritiene che nel giudizio nei suoi confronti non siano stati rispettati i principi di non discriminazione, di uguaglianza nel trattamento e di obiettività, può chiedere al presidente del Consiglio europeo di riferire a riguardo al prossimo Consiglio in agenda. In questo caso, “nessuna decisione può essere presa fino a quando i capi di Stato e di governo non hanno discusso la questione in sede di vertice. Viene anche specificato che potranno passare tre mesi (al massimo) da quando la Commissione avrà avanzato la sua proposta al Consiglio. 

    Inserendo questo articolo dentro la bozza, la Germania ha cercato evidentemente di andare incontro a Polonia e soprattutto Ungheria, che minacciano di porre il veto su un’altra questione importante per l’entrata in vigore del pacchetto anti-crisi: la decisione sulle risorse proprie. Venerdì 25 settembre, Budapest e Varsavia, nel tentativo di portare gli altri leader ad annacquare la condizionalità sullo stato di diritto, hanno infatti bocciato la decisione in questione in sede di Coreper II, dove i rappresentanti permanenti degli Stati membri cercavano di velocizzare il compromesso. Meccanismo di stato di diritto, risorse proprie, Next Generation Eu e Bilancio a lungo termine: fanno tutti parte dello stesso pacchetto e devono essere approvate in blocco per poter sbloccare le trattative. In termini temporali, però, la decisione sulle risorse proprie è quella che richiede più tempo per essere approvata, perché deve passare il vaglio di tutti i Parlamenti nazionali per essere ratificata. Per questo il Parlamento europeo ha cercato di accelerare la procedura approvando a inizio settembre la propria posizione sul tema, sollecitando anche gli Stati a fare lo stesso entro il mese di ottobre, per avviare la ratifica nazionale.

    Senza accordo sul bilancio tra Parlamento e Consiglio, l’Unione europea andrebbe a iniziare il 2021 in esercizio provvisorio di bilancio, ipotesi da scongiurare vista l’emergenza sanitaria ed economica innescata dal Coronavirus. Significherebbe rallentare lo sblocco delle risorse destinate alla ripresa e l’applicazione dei vari programmi europei. Domani, 30 settembre, la proposta tedesca di compromesso sullo stato di diritto sarà discussa in sede di rappresentanza dagli Stati membri, ma è difficile che venga accettata all’unanimità, con il rischio che Budapest e Varsavia continuino a tenere in ostaggio anche la decisione sulle risorse proprie. Intanto, Ungheria e Polonia hanno fatto sapere di voler lanciare un istituto comune per valutare l’applicazione dello stato di diritto negli altri paesi membri. Lo scopo sarebbe quello “di non farci prendere in giro”, ha spiegato ieri il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, dopo un incontro con il suo omologo polacco, Zbigniew Rau, a Budapest.

    Tags: bilancio ue a lungo terminecommissione europeacoronavirusmeccanismo protezione stato di dirittoPoloniarisorse propriestato di dirittoungheriaviktor orban

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