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    Home » Politica » Coprifuoco dalle 22, Conte firma il nuovo DPCM. Italia divisa in tre “aree di rischio”

    Coprifuoco dalle 22, Conte firma il nuovo DPCM. Italia divisa in tre “aree di rischio”

    Le nuove restrizioni in vigore da venerdì 6 novembre fino al 3 dicembre. Le Regioni divise in tre aree in base all'indice di trasmissione Rt e altri 21 criteri: Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta "zone rosse"

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    4 Novembre 2020
    in Politica
    Giuseppe Conte

    Giuseppe Conte

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    Bruxelles – Via libera dal Consiglio dei ministri al nuovo DPCM (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) con le ultime misure restrittive contro il Coronavirus in Italia, che saranno in vigore dal 5 novembre al 3 dicembre. Il premier Conte ne aveva anticipato due giorni fa le linee programmatiche di fronte a Camera e Senato e ieri sera ha firmato il testo definitivo.

    Il decreto contiene una serie di misure restrittive da applicare sull’intero territorio nazionale, dove il governo complessivamente “non ha registrato un rischio di allerta elevato”, ha precisato Conte in Parlamento. Coprifuoco serale dalle 22 alle 5 del giorno successivo (con possibilità di spostarsi solo per comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute); obbligo di portare con sé la mascherina e di indossarla nei luoghi pubblici al chiuso, chiusure nei giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali (tranne farmacie, parafarmacie, negozi alimentari), chiusi anche musei, mostre e spettacoli al pubblico, sale da bingo e scommesse, didattica a distanza (DAD) al 100 per cento per le scuole superiori. E ancora, il decreto fissa il tetto di capacità massima dei mezzi pubblici che potranno essere pieni fino al 50 per cento; sono chiuse anche le palestre, le piscine, i centri benessere e quelli termali. Le attività di ristorazione (bar, gelaterie, pasticcerie) aperte fino alle 18. Queste le misure introdotte su base nazionale, dove rimane possibile fare attività sportiva all’aperto.

    Altre misure riguardano invece le singole Regioni, che saranno divise in tre aree di rischio a seconda del loro andamento epidemiologico: le zone rosse sono quelle ad alto rischio e dove la trasmissibilità del virus è più diffusa, per ora ci sono Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta; le zone arancioni sono quelle di rischio medio e ci sono Puglia e Sicilia; infine, l’area gialla dove la trasmissione è ancora gestibile dal sistema sanitario comprende Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, provincia autonoma di Bolzano, provincia autonoma di Trento, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. 

    Le divisioni sono fatte sulla base dell’indice Rt di trasmissione nazionale ma anche 21 differenti parametri (tra cui il numero dei casi sintomatici, il numero dei casi con storia di ricovero, percentuale di tamponi positivi). Nel tentativo di scongiurare un lockdown generalizzato in tutto il Paese, il governo opta per interventi più restrittivi modulati sul rischio rilevato nei singoli territori. Le Regioni sono inserite in fasce di rischio con ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, (in accordo con il presidente della Regione in questione) sulla base del documento di “Prevenzione e risposta a COVID- 19; evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno invernale” dell’Istituto Superiore di Sanità. Il documento dell’Istituto di Sanità ha individuato 4 scenari ipotetici di trasmissione del Coronavirus, in base a diversi livelli di gravità. Il decreto varato nella notte prende in considerazione solo gli scenari 3 e 4, che sono quelli considerati più gravi. L’area gialla viene considerata come uno scenario ipotetico 1 e 2, l’area arancione come scenario 3 e l’area rossa come scenario 4. 

    Le tre aree di criticità del Paese e le principali misure restrittive previste dal nuovo DPCM

    AREA ARANCIONE – Nelle Regioni che finiranno nello scenario 3 “con livello di rischio alto” sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita, (salvo quelli motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute). Sarà comunque consentito spostarsi e uscire dal proprio comune o dalla propria regione per assicurare lo svolgimento della didattica in presenza, quindi per quanto riguarda l’ambito scolastico. Consentito invece il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione. Chiusi ristoranti, bar, pub, gelaterie, pasticcerie, ad esclusione delle mense e dei catering. Resta consentita la sola attività con consegna a domicilio, e fino alle 22 le consegne d’asporto, con divieto di consumazione sul posto.

    AREA ROSSA – Lo scenario 4, invece, a cui corrispondono le aree rosse caratterizzate dalla massima gravità e da un livello di rischio alto, prevede il divieto di ogni spostamento in entrata e in uscita dal territorio. Non si potrà uscire di casa se non “per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità”. Rimangono consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica per quanto riguarda le scuole. Anche in questo caso sono chiusi i servizi ristorazione, è consentita solo la consegna a domicilio e fino alle 22 le consegna d’asporto. A differenza dello scenario 3, vengono chiuse le attività commerciali al dettaglio, anche se rimarranno aperti negozi di alimentari e di prima necessità, anche dentro i centri commerciali. Restano aperte edicole, tabaccai, le farmacie e parafarmacie e alcune attività come parrucchieri, barbieri e lavanderie. Si può svolgere attività fisica vicino alla propria abitazione, “nel rispetto della distanza fisica e con obbligo di mascherina”.

    Tags: coronavirusCovid 19DPCMgiuseppe contegoverno conteitaliaregionirestrizioniSalutesicurezzaunione europea

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