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Il KSK: tra neonazisti in uniforme e munizioni che scompaiono

Il KSK: tra neonazisti in uniforme e munizioni che scompaiono

Di Francesco De Felice

Una villetta con giardino, come ce ne sono tante in Germania, nella cittadina di Collm in Sassonia. Tra quelle mura, vive un militare dell’esercito tedesco, ma non come ce ne sono tanti. È un soldato del Comando forze speciali (KSK), reparto d’élite della Bundeswehr con compiti di azioni in profondità, ricognizione, antiterrorismo e liberazione di ostaggi. Tuttavia, ciò che rende veramente speciale il militare è il fatto che, nel proprio giardino, ha nascosto un arsenale: un Kalashnikov AK 47, diversi chili di munizioni di vario calibro e due di tetranitrato di pentaeritrite (Petn), base per la fabbricazione di esplosivi plastici. Il materiale è risultato sottratto ai depositi del KSK, la cui sede è a Calw in Baden-Württemberg. Per questo motivo il soldato viene arrestato il 13 maggio 2020. L’operazione è coordinata dal Servizio federale per il controspionaggio militare (MAD), tra le cui competenze rientrano prevenzione e repressione di ogni forma di estremismo nella Bundeswehr. Questo è soltanto il penultimo dei diversi scandali che hanno coinvolto il KSK a causa degli estremisti di destra tra i propri ranghi. La vicenda ha una rilevanza particolare, poiché ha innescato un terremoto le cui scosse fanno tremare i vertici del reparto e si ripercuotono fino ai piani più alti del ministero della Difesa tedesco.

Durante il processo in corso al tribunale statale di Lipsia a carico del militare arrestato a Collm non sono emerse prove dell’esistenza nel KSK di un’organizzazione di estremisti di destra pronti a compiere attentati. La preoccupazione era elevata, data l’infiltrazione dei sostenitori della destra radicale nella Forze armate tedesche. Secondo il rapporto sulla Bundeswehr per il 2020, pubblicato il 23 febbraio scorso, sono 477 i sospetti estremisti di destra nelle caserme della Germania, in aumento dai 363 del 2019. Tuttavia, le polemiche che circondano la Bundeswehr non si arrestano. In particolare, il KSK torna protagonista in una vicenda strettamente legata al ritrovamento delle munizioni a Collm. Uno scandalo che rischia di decapitare il reparto formato nel 1996.

A margine del processo di Lipsia, il 19 febbraio scorso, sono emerse quelle che potrebbero essere gravi responsabilità del comandante del KSK, il generale di brigata Markus Kreitmayr. L’alto ufficiale avrebbe, infatti, tollerato che i propri subordinati riconsegnassero in forma anonima e senza incorrere in punizioni le munizioni sottratte al reparto. Il ministero della Difesa ha dovuto ammettere di essere a conoscenza di tale prassi, continuata mentre era in corso il processo di riforma del KSK, avviato a luglio scorso per epurare il reparto dall’infiltrazione della destra radicale. La deflagrazione dello scandalo delle munizioni potrebbe portare alla destituzione di Kreitmayr dal comando, assunto nel 2018. Al riguardo, la ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha dichiarato di aspettarsi una decisione nella prossima settimana da parte del general maggiore Andreas Hannemann, al comando della Divisione forze rapide (DSK) da cui dipendono tutti i reparti speciali della Bundeswehr. Oltre le questioni disciplinari emerge l’aspetto politico della vicenda. Viene, infatti, messa in dubbio la coerenza di Kreitmyar nel suo impegno per la riforma del KSK. In un messaggio alle proprie truppe, inviato il 26 maggio scorso a seguito della scoperta dell’arsenale clandestino di Collm, il generale aveva annunciato una politica di tolleranza zero contro gli estremisti di destra nei ranghi del proprio reparto, accusandoli di aver danneggiato la reputazione di ogni singolo militare del KSK. A causa degli esponenti della destra radicale, aveva denunciato Kreitmayr, l’unità attraversa “la fase più difficile” della sua storia. Il comandante del KSK aveva proseguito: “Nel mezzo della nostra comunità vi erano e vi sono ancora ovviamente individui che possono essere assegnati alla cosiddetta scena di destra”. Per Kreitmayr, questi militari devono essere radiati perché “per la loro mancanza di lealtà alla Costituzione e il sostegno alle ideologie della destra radicale, hanno tutti causato un danno enorme alla reputazione del KSK, delle Bundeswehr nel suo insieme, ma anche a ciascuno di noi personalmente”.

Tuttavia, non è soltanto Kreitmayr a essere investito dallo scoppio dello scandalo delle munizioni. L’onda d’urto ha raggiunto anche Kramp-Karrenbauer, che ha fatto del contrasto all’estremismo di destra nella Bundeswehr e della ristrutturazione del KSK una delle priorità del proprio mandato. Su tale azione, il ministro della Difesa tedesco ha puntato molta della propria credibilità, tanto da affermare di voler ripulire il Comando forze speciali dell’esercito con una “scopa di ferro”. Per il quotidiano Süddeutsche Zeitung, dal suo insediamento alla Difesa nel 2019, Kramp-Karrenbauer “non si è mai trovata in una posizione tanto precaria” come ora che ha dovuto ammettere pubblicamente gli errori del proprio dicastero nel caso delle munizioni del KSK. Nella riforma del reparto, il ministro della Difesa ha di fatto perso il sostegno di Kreitmayr, delegittimato dai sospetti che lo circondano. Ad aggravare la situazione, le schegge dello scandalo hanno investito anche l’ispettore generale della Bundeswehr Eberhard Zorn, ossia il capo di Stato maggiore della Difesa. Zorn ha, infatti, dovuto dichiarare di aver cancellato dal rapporto sul KSK inviato al Bundestag le informazioni sulla questione delle munizioni. L’ispettore generale della Bundeswehr ha quindi ammesso “con chiarezza di aver compiuto un errore, dalla prospettiva odierna”, secondo quanto affermato da Kramp-Karrenbauer.

Gli omissis di Zorn gettano un’ombra sullo strumento militare tedesco e sulle sue capacità di riformarsi, facendo i conti con un passato che pare non voler passare. Quelle cancellature si caricano di ulteriore significato se si considera che l’ispettore generale della Bundeswehr è tra i primi responsabili della ristrutturazione del KSK. Una riforma che intende porre la parola fine alla cultura del silenzio sull’estrema destra nelle Forze armate tedesche ed epurare dai neonazisti i reparti, a cominciar dall’élite del Comando forze speciali dell’esercito. All’origine vi sono teste di maiale lanciate in aria, nazirock a tutto volume, militari in servizio che fanno il saluto hitleriano e una escort. È lo scenario della festa tenuta nel 2017 dalla seconda compagnia del KSK per il congedo dell’allora capitano comandante. Questo è lo scandalo alle origini della ristrutturazione del reparto, a cui la scoperta dell’arsenale di Collm ha impresso una decisa accelerazione. La proposta di riforma del KSK è stata oggetto di un primo rapporto provvisorio, inviato dal generale Zorn al Bundestag il 3 novembre scorso.

In primo luogo, il documento chiarisce che una decisione definitiva sul futuro del KSK, in bilico tra ristrutturazione e scioglimento con successiva ricostituzione, non verrà assunta prima di giugno prossimo. Nel frattempo, il reparto rimane pronto a operare, sebbene la sua sopravvivenza sia “incerta, ma probabile”. Tuttavia, continua a essere in vigore la decisione assunta dalla Difesa nella scorsa estate di escludere il KSK dalle esercitazioni internazionali e dalla collaborazione con alleati e partner della Germania. Gli sviluppi futuri dipenderanno dalla capacità del Comando forze speciali dell’esercito di ottenere un “miglioramento generale” nell’autodifesa dall’infiltrazione della destra radicale. A tal fine, l’addestramento dovrà essere subordinato a una “comprensione contemporanea” del concetto di comando.

In merito alla questione delle munizioni, il rapporto evidenzia che dai depositi del KSK risultano scomparsi 77 mila proiettili e 62 chilogrammi di esplosivo. Il materiale è stato in parte ritrovato presso distaccamenti del reparto impegnati in operazioni all’estero. Inoltre, per la maggior parte, la scomparsa di cartucce ed esplosivi è imputabile a “errori di registrazione”. Tali “gravi negligenze a vari livelli” saranno oggetto di provvedimenti disciplinari. Intanto, il 31 luglio scorso, è stata sciolta la seconda compagnia del KSK, quella della festa delle teste di maiale. L’unità è, infatti, risultata la più infiltrata dagli estremisti di destra e la più refrattaria  a collaborare alla ristrutturazione del KSK. Tuttavia, vi è ottimismo per il futuro. Nel suo rapporto, Zorn ha infatti affermato che il personale ha “accettato la sfida” della lotta all’estrema destra, affrontandola “con impegno ed energia”. All’interno del KSK si osservano “professionalità e determinazione incoraggianti” nell’epurazione della destra radicale. L’obiettivo è far sì che il reparto possa “riassumere un ruolo operativo più forte nel primo trimestre del 2021”. Tuttavia, “parte” del Ksk rimane “riservata e scettica” in merito al processo di riforma.

La ristrutturazione prevede una sorveglianza nettamente maggiore da parte della Difesa sul KSK, che verrà privato della propria indipendenza di fatto nell’addestramento, nella cultura del comando e nell’amministrazione dei materiali. La formazione operativa verrà affidata al Centro di addestramento della fanteria, con sede ad Hammelburg in Baviera. Per il KSK, ciò significa che la supervisione tecnica e il reclutamento saranno sotto il controllo di ufficiali esterni. In tale contesto, comandanti di compagnia e sergenti del KSK hanno già preso parte a corsi di formazione avanzata sulla concetto moderno di comando. Al fine di rompere l’autoisolamento che ha distinto il KSK, il personale dovrà obbligatoriamente ruotare in altre unità. In particolare, potranno assumere compiti di comando esclusivamente quanti hanno prestato servizio anche altrove. I comandanti saranno soggetti a una permanenza nell’incarico di massimo tre anni. A loro volta, i sergenti non potranno restare nel KSK per più di cinque anni. La rotazione coinvolge anche le compagnie operative, i cui effettivi ruoteranno tra i singoli reparti. In questo modo, “si rafforzerà lo scambio di personale tra le compagnie senza diminuire la professionalità”. Dopo ufficiali e sergenti, il resto della truppa non potrà prestare servizio nel KSK per più di otto anni. Inoltre, ai militari verranno offerti da quest’anno corsi di addestramento in Stati parte della Nato o in paesi partner della Germania. L’obiettivo è rompere l’autoisolamento del KSK e impedire che, con la loro permanenza nel reparto, ufficiali e sottufficiali possano influenzare l’orientamento politico della truppa. La riforma del KSK mira, infine, a “demistificare” il reparto e a “rafforzarne la comprensione della tradizione”. Tutti obiettivi la cui marcia pare attraversare un campo minato mentre, come ha avvertito Kramp-Karrenbauer, il KSK rimane “in libertà vigilata”.

Approfondimento a cura di Derrick

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