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La politica estera della Cdu. Interessi economici e attenzione

La politica estera della Cdu. Interessi economici e attenzione "alla porta di casa"

Con questo primo articolo dedicato alla politica estera della Germania inizia la collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021. Il voto sarà il più importante degli ultimi 30 anni, per la Germania e per l’Europa. Derrick racconta tutto quello che serve per capirlo.

Derrick è fatta da 4 giornalisti italiani in Germania: Uski Audino (Ansa, Il Fatto Quotidiano) / Francesco De Felice (Agenzia Nova) / Lorenzo Monfregola (Aspenia, Il Tascabile et al.) / Alessandro Ricci (collabora con Sky TG24, Il Caffè et al.)

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Di Uski Audino

Qual è la proiezione della Germania nel mondo secondo la principale forza conservatrice tedesca, l’Unione Cdu-Csu? Quando la cancelliera Angela Merkel parla di una maggiore responsabilità della Germania, cosa intende?

Proviamo a rispondere sulla base di tre indizi: il Positionspapier della Cdu-Csu sul partenariato transatlantico, il discorso di Angela Merkel alla recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 19 febbraio scorso e una lunga e approfondita intervista al nuovo presidente della Cdu Armin Laschet, pubblicata l’8 febbraio scorso da Internationale Politik.

All’indomani del passaggio di consegne alla Casa Bianca a gennaio, l’Unione Cdu-Csu ha reso noto  un documento che illustra come intende rafforzare il partenariato transatlantico con gli Usa, definiti  “il più importante partner della Germania dopo l’Europa”. Nel documento non si parla solo di Usa ma di quali sono le proiezioni della Germania sul piano internazionale: rapporti con la Cina, con la Russia, la Nato e la Difesa europea, intesa come Pesco, la cooperazione strutturata permanente.

La Cina vuole trasformare un ordine internazionale basato su regole e valori in un ordine mondiale sinocentrico” e per farlo non esita ad usare lo strumento militare, si legge nel documento della Cdu-Csu. In questo ambito servono risposte coordinate con gli Usa, quindi è necessaria una politica atlantica verso la Cina per “portare il paese asiatico ad adempiere le regole e gli standard internazionali” e rispettare un accesso al mercato che sia paritario e speculare. L’Unione conservatrice torna quindi a collocarsi dichiaratamente sotto la protettiva coperta Usa, mettendosi in scia “senza se e senza ma”.

Armin Laschet – © Creative Commons

Nell’intervento alla Conferenza di Monaco Merkel sembra smarcarsi dal Positionspapier dei colleghi di partito ultra-atlantisti, pur avendo davanti non un interlocutore qualunque ma il presidente Usa Joe Biden. “La Cina è da una parte un concorrente sistemico” ma “dall’altra abbiamo bisogno della Cina per la soluzione di problemi globali, come sui temi della diversità della specie o della protezione del clima” ha detto la cancelliera. Non si può non trattare in autonomia con la Cina, sostiene. Il neo-presidente Laschet, che rappresenta la Cdu del futuro come possibile candidato alla cancelleria nel post-Merkel, chiarisce meglio le parole della Bundeskanzlerin e mette nero su bianco l’ambiguità in cui si muove la Germania rispetto alla Cina. “Il comportamento verso la Cina è ambivalente”, dice nell’intervista di Andreas Rinke. “Da una parte dobbiamo vederla come un concorrente geo-strategico e come un concorrente sistemico” dall’altra però è innegabile un importante scambio con il paese asiatico sul piano economico e scientifico: c’è Duisburg, come punto di arrivo della via della Seta, e ci sono almeno tre Länder (Bassa Sassonia, Baviera e Baden-Wuerttemberg) per cui la Cina è un “enorme mercato”, per l’industria dell’auto tedesca ad esempio. Naturalmente c’è la questione della violazione dei diritti umani, “che non bisogna smettere di criticare”, con riferimento agli Uiguri, dice Laschet. Difficile non cogliere la sfumatura che indica come questo rimarrà un tema subordinato, a probabile uso e consumo dell’opinione pubblica tedesca.

Del resto nei confronti della potenza asiatica a parlar chiaro sono stati i fatti: la chiusura dopo sette anni dell’accordo Eu-Cina, il Cai o Comprehensive Agreement on Investment, proprio sotto la presidenza tedesca del semestre europeo e a pochi giorni dall’entrata in carica della nuova amministrazione Biden. Il che significa che c’è l’interesse dell’Europa e in primis della Germania ad avviare un canale di trattativa autonomo dagli Usa. A maggior ragione perché i vantaggi economici dell’accordo, suggerisce Faz, sono stati limitati. Lo sottolineano anche le due grandi associazioni di categoria tedesche – la Bdi – l’associazione federale delle industrie tedesche da una parte e la Dhik – la Camera di commercio e industria tedesca. Il successo è tutto politico-diplomatico e dunque strategico. Attraverso le nuove regole – si spera – si produrranno nuove condizione di competitività.

Russia

Nel documento della Cdu-Csu la Russia è definita “un rivale sistemico per l’Europa” e una “crescente minaccia militare” che si serve delle violazione del diritto internazionale, dell’aggressione militare, e dei cyber-attacchi per estendere la sua sfera di interesse. La Russia dunque è vissuta come minaccia con cui è necessario però “cercare di collaborare e dialogare” insieme agli Usa. Soprattutto sui temi della soluzione del conflitto nell’Est dell’Ucraina e nello scambio economico ed energetico, vedi alla voce Nord Stream 2.

La posizione di Laschet, definito dai detrattori come “quello che capisce la Russia”, non è molto diversa dai filo-atlantisti del suo partito: “La mia formazione adenaueriana è – dice Laschet – essere profondamente radicati ad ovest e agli Usa come nostri partner più stretti fuori dall’Europa e da questa posizione cercare una forte comprensione con gli altri”. Niente “equidistanza” quindi. La Russia, secondo Laschet, va criticata per tutti i motivi che i tedeschi ben sanno: annessione della Crimea, sostegno all’instabilità in Ucraina, detenzione di Navalny e spionaggio, ma d’altra parte bisogna mantenere aperto il  dialogo, tanto più che storicamente “la Germania ha importato gas dall’Unione Sovietica anche nei periodi più aggressivi della Guerra Fredda”.

L’accento tranchant sulla Russia di Joe Biden alla Conferenza di Monaco, che ha definito il paese di Vladimir Putin “una minaccia per le nostre democrazie”, non è raccolto da Merkel. Intervenendo dopo Joe Biden ha sottolineato come la Russia “continui a coinvolgere gli Stati membri dell’Unione in conflitti ibridi” che rendono necessaria “un’agenda transatlantica europea che da una parte includa un’offerta di collaborazione e dall’altra riconosca anche chiare differenze”.

Politica di vicinato

Per Merkel e Laschet un rilievo particolarmente importante ha la politica di vicinato, la Nachbarschaftspolitik. E’ su questo terreno che può essere più forte l’assunzione di responsabilità da parte della Germania. In un intervento che miri alla stabilizzazione politica, preferibilmente non nello stile degli Usa in Libia nel 2011 – “troppi interventi con l’obiettivo ‘regime change’ sono falliti negli ultimi vent’anni” precisa Laschet nell’intervista. Libia, nord Africa, Siria e Balcani “sono paesi che si trovano di fronte alla porta di casa dell’Unione europea e il cui sviluppo ci tocca in modo molto particolare” ha ricordato Merkel alla Conferenza di Monaco. Ed è in questa area che è cresciuto e vuole crescere ancora l’impegno di Berlino. In Libia “la Germania ha assunto una maggiore responsabilità diplomatica” ed è questa la strada tracciata verso l’impegno maggiore che ha assunto e deve assumere il paese. Per il momento questa sembra anche la direzione intrapresa dal suo successore alla Cdu. “Dobbiamo rafforzare la politica di vicinato della Ue” nei confronti dei paesi che confinano con l’Europa, dice il neo-presidente della Cdu. E questo significa nella pratica fare entrare nella Ue presto i paesi dei Balcani che soddisfano i criteri di ingresso (superando le resistenze francesi), mentre la Turchia non è pronta e  “le sue prospettive di ingresso si allontanano ancora”, dice Laschet aggiungendo che invece per l’Ucraina “al momento la domanda non si pone”.

Nei confronti dell’integrazione europea, il concetto di “più Europa” per Laschet può significare soltanto un maggiore coordinamento sul piano della politica Estera e di Difesa. Per far questo “bisogna abbandonare un passo per volta le decisioni all’unanimità”. Il modello di integrazione è quello contenuto nel Trattato franco-tedesco di Aquisgrana. Si, certo, è un modello di Europa a due velocità “ma è già così da tempo nell’eurozona”, ricorda il presidente della Cdu, e il modello di PESCO, la cooperazione strutturata permanente nel settore di Sicurezza e Difesa, “lo prevede”. L’eurobudget in questa prospettiva è, secondo il presidente dei conservatori, una misura una tantum. Sull’eurobudget “ho delle perplessità” ha detto “ed è la vecchia opposizione già dal tempo di Kohl e Mitterand”. Inutile su questo punto farsi troppe illusioni di cambiamento.

Approfondimento a cura di Derrick