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I Verdi puntano a Berlino, ma la Germania non è il Baden-Württemberg

I Verdi puntano a Berlino, ma la Germania non è il Baden-Württemberg

Di Francesco De Felice

I sandali coi calzini, la spesa bio, il pacifismo, la lotta contro il nucleare e l’industria dell’auto. È il ritratto del verde tedesco, secondo il più classico degli stereotipi. Come ogni caricatura, vi è del vero. Allo stesso tempo, è altrettanto reale che nei Verdi della Germania sia diffuso un sentimento conservatore. Un’eredità antica, che risale all’idea di Natura del romanticismo tedesco, ai Wandervögel e al geheimes Deutschland del poeta Stefan George (1868-1933). Un Kern conservatore vivo anche in Winfried Kretschmann, l’esponente dei Verdi che ha portato il partito al governo per la prima volta in Germania, in Baden-Württemberg nel 2011, in coalizione con il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) fino al 2016 e poi con l’Unione cristiano-democratica (CDU). La presa del potere è stata confermata dalla vittoria degli ecologisti alle elezioni statali tenute nel Land il 14 marzo scorso, con il parallelo declino della CDU. Rispetto al voto di cinque anni fa, i Verdi hanno guadagnato 2,3 punti raggiungendo il 32,6%, mentre i conservatori hanno perso 2,9 punti per toccare il 24,1%. L’aritmetica elettorale permette già di osservare l’osmosi tra gli ambientalisti e la CDU che ha fatto del Baden-Württemberg il laboratorio politico della Germania, in attesa di una possibile coalizione nero-verde (o verde-nera) al governo federale, dopo le elezioni del Bundestag del 26 settembre prossimo.
Un obiettivo e forse una speranza che pareva vicina alla realizzazione, prima che il fronte conservatore venisse travolto dalla crisi che ora attraversa. In quanto partiti di maggioranza relativa, la CDU e l’Unione cristiano-sociale (CSU) sono accusati di non essere capaci di gestire la risposta alla pandemia di coronavirus. Inoltre, sui conservatori grava lo scandalo delle mascherine. I Verdi, da tempo seconda forza in Germania, hanno approfittato di tali sviluppi al voto in Baden-Württemberg. Nella Germania di mezzo, in quel Mittelstand di tendenza conservatrice che forma il motore produttivo del paese, permangono scetticismo e ostilità nei confronti dei Verdi. Dopo 16 anni di opposizione, il partito viene accusato di inesperienza, quando non di incapacità di governare, sopratutto nella politica economica. Inoltre, spaventa lo spostamento a sinistra che gli ambientalisti hanno sperimentato in questo periodo. Una manovra che è rivendicazione di identità e ricerca di consenso in opposizione intransigente al governo di Angela Merkel, la Große Koalition tra CDU, CSU e SPD in carica dal 14 marzo 2018.

In questo contesto, Kretschmann appare come una “pecora nera” ed è in questa specificità che risiedono le ragioni del suo successo in Baden-Württemberg. Le posizioni dell’unico verde tra i primi ministri dei Länder sono esposte nel suo manifesto politico pubblicato nel 2018. Il titolo è indicativo: Worauf wir uns verlassen wollen. Für eine neue Idee des Konservativen, ossia “Ciò su cui vogliamo fare affidamento. Per una nuova idea del conservatorismo”. Nel volume abbondano i riferimenti a valori, tradizione, patria e al “giusto mezzo” come capacità di “costruire ponti” contro le sempre più profonde divisioni nella società. Un principio che “unisce la conservazione di ciò che è stato preservato e il coraggioso approccio al nuovo”. Questa unione di antico e futuro si esplicita nel pragmatismo che muove l’azione politica di Kretschmann e ne perpetua il successo basato sull’affidabilità. Lo stesso primo ministro del Baden-Württemberg è consapevole della fiducia che ispira, anche grazie a dieci anni di governo. Non stupisce quindi che, come slogan dell’ultima campagna elettorale, Kretschmann abbia scelto Sie kennen mich, ossia “Lei mi conosce” o “Mi conosono”. Una conoscenza ben approfondita nell’industria dell’auto, tra i motori dell’economia del Baden-Württemberg, dove hanno sede gruppi come Daimler e Porsche. Con le aziende dell’auto, Kretschmann ha avviato un dialogo strategico costante, oltre ogni barricata ideologica assente dal suo agire pragmatico. L’affidabilità che ispira questo ecologista estraneo agli stereotipi ha convinto gli industriali del Baden-Württemberg, secondo cui “è meglio il verde del rosso”, come nota il quotidiano Handelsblatt.

Su scala federale, appare invece difficile che i Verdi riescano a costruire ponti con l’imprenditoria, pur impegnata nella transizione ecologica. Il programma elettorale per il voto del 26 settembre, che la dirigenza del partito ha presentato ieri, conferma infatti la virata a sinistra degli ecologisti. L’obiettivo non sembra, dunque, avvicinarsi ai conservatori per governare insieme, ma continuare sulla rotta di opposizione e, allo stesso tempo, superare a sinistra i socialdemocratici. Guidati da Annalena Baerbock e Robert Habeck, i Verdi intendono dunque puntare con determinazione alla Cancelleria. A tal fine, consapevoli di dover recuperare dalle loro debolezze in materia, gli ecologisti concentrano la loro proposta per il voto sulla politica economica per quella che definiscono la “ristrutturazione socio-ecologica” della Germania. Al centro del programma dei Verdi vi è un netto aumento degli investimenti pubblici, pari a 50 miliardi di euro all’anno per i prossimi dieci anni, con la riforma dei vincoli di bilancio sanciti nella Costituzione tedesca. Gli ecologisti propongono poi un nuovo programma per la protezione del clima, l’aumento immediato del salario minimo a 12 euro, l’introduzione dell’imposta patrimoniale con aliquota all’1% sulle ricchezze superiori ai due milioni di euro, nonché sgravi fiscali per i redditi medi e bassi.

“Vogliamo che la Germania passi da un ritardo al primo posto negli investimenti pubblici rispetto ai paesi industrializzati e investa 50 miliardi di euro all’anno nei prossimi dieci anni”, si legge nel programma dei Verdi, convinti che dopo la crisi del coronavirus il paese necessiti di “un nuovo risveglio economico”. In tale prospettiva, il migliore contributo della politica è “fare quello che ha gravemente mancato negli ultimi dieci anni: investire nel nostro futuro comune”. Per i Verdi, “soltanto se gli investimenti pubblici e privati fossero diretti congiuntamente verso un obiettivo, l’Europa sarebbe in grado di stare al passo con le moderne tecnologie del futuro e di affermarsi nella competizione con Stati Uniti e Cina”. In questo modo, sostengono i Verdi, “riesce la trasformazione socio-ecologica, è così che creiamo prosperità sostenibile e garantiamo la competitività del nostro paese in un’Unione europea capace di agire”. Per combinare il sostegno all’industria con la transizione dell’economia “in un futuro rispettoso del clima”, i Verdi propongono di trasformare i settori ad alta intensità “in pionieri tecnologici nello sviluppo di processi neutrali per il clima”. Tale iniziativa creerebbe migliaia di posti di lavoro.


Winfried Kretschmann – ©Wikimedia Commons

Per i Verdi, il “Made in Germany” non dovrebbe essere sinonimo soltanto di qualità, ma anche di prodotti e processi sostenibili e innovativi. A tal fine, gli ostacoli all’elettricità da fonti rinnovabili devono essere rimossi al fine di promuovere la decarbonizzazione nei processi di produzione. I Verdi intendono poi concludere accordi sul clima con aziende che investono nella protezione dell’ambiente, per le quali lo Stato deve garantire in cambio un prezzo fisso delle emissioni di CO2. L’obiettivo è duplice: sicurezza degli investimenti e sostegno alle imprese nella concorrenza internazionale.Sul fronte della mobilità, dal 2030 i Verdi vogliono consentire di immatricolare esclusivamente auto a emissioni zero. Allo stesso tempo, deve essere reso più costoso l’acquisto di mezzi con un elevato consumo di carburante, mente le auto elettriche dovrebbero divenire più economiche. I Verdi chiedono poi l’introduzione del limite di velocità sulle autostrade a 130 chilometri orari e l’abbassamento di quello centri urbani da 50 a 30 chilometri all’ora. Per il sostegno all’elettromobilità, gli ecologisti promettono un rapido sviluppo dell’infrastruttura delle stazioni di ricarica. In tale contesto, l’Europa deve divenire “il ​​leader sul mercato mondiale nella produzione di celle per batterie ecologiche”. Nel programma degli ambientalisti, inoltre, l’Ue dovrà essere dotata di un’infrastruttura per l’idrogeno, mentre viene promossa l’industria europea dei semiconduttori. Gli ecologisti mirano poi a sviluppare una “nuova industria europea della riparazione e del riciclaggio”.

Per la Germania, i Verdi vogliono rafforzare la tutela del clima, portando l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030 dall’attuale 55 al 70% dei livelli del 1990. Affinché la protezione dell’ambiente ripaghi dal punto di vista economico, i Verdi intendono rendere le alternative rispettose del clima più competitive attraverso un mix di tariffe sulla CO2 più elevate, incentivi e regolamentazione. I Verdi propongono poi di anticipare la conclusione del processo graduale di decarbonizzazione della Germania dal 2038 al 2030. In parallelo, l’espansione del fotovoltaico deve essere accelerata. A tale scopo, i Verdi intendono definire le fonti rinnovabili come essenziali per la sicurezza dell’approvvigionamento di energia, riservando agli impianti di generazione il 2% del territorio della Germania.

Dopo la patrimoniale, per il lavoro e gli affari sociali i Verdi propongono di aumentare il salario minimo a 12 euro all’ora appena giunti al governo, e non gradualmente entro il 2022 come affermato dalla SPD. Per la parità di genere, i Verdi intendono riservare alle donne una quota del 40% nei consigli di vigilanza delle gradi società quotate, in aumento dall’attuale 30%. Nel programma degli ambientalisti vi è spazio anche per la questione degli alloggi. Al fine di fermare il boom degli affitti, gli aumenti dei canoni dovrebbero essere limitati al 2,5% all’anno. Gli ecologisti vogliono poi arrestare la speculazione immobiliare. In caso di grave carenza di alloggi nei comuni, i proprietari dovrebbero essere obbligati a costruire invece di speculare su prezzi più alti. I Vedi affermano, infine, che le aziende dovrebbero poter essere oggetto di spartizione indipendentemente da qualsiasi abuso, se il loro potere di mercato divenisse eccessivo.

Un programma ambizioso per un’economia socio-ecologica di mercato, in cui i Verdi finalmente propongono e non si oppongono, come nota il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. Esponenti della corrente realista del partito, Baerbock e Habeck rivendicano l’approccio pragmatico che anima il documento. Non mancano i possibili punti di contatto con la CDU e la CSU nel nuovo paradigma della politica tedesca, che tenta di combinare sviluppo industriale, tutela dell’ambiente e sostenibilità, mirando al rafforzamento dell’Europa. Deutschland. Alles ist drin, si intitola il programma elettorale dei Verdi. “Germania. Dentro c’è tutto”, come un kebab. Rimane da vedere se, in sei mesi, le proposte degli ecologisti diverranno appetibili per quei circoli conservatori che, al di fuori delle sedi dei partiti e dei consigli di amministrazione, muovono ancora le leve del potere economico e politico in Germania.

 

Questo approfondimento fa parte della collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021.

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