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Pulli getta il ponte tra Emanuele Severino e Matte Blanco

Pulli getta il ponte tra Emanuele Severino e Matte Blanco

Nel breve, ma intenso saggio Severino e Matte Blanco (Ed. Moretti&Vitali) Gabriele Pulli pone alcuni temi decisivi nello sviluppo del pensiero del filosofo bresciano che troverebbero riscontri nell’analisi psicanalitica del grande psichiatra cileno Ignacio Matte Blanco. Si tratta delle questioni riguardanti il principio di non contraddizione e la differenza fra Omogeneità e Molteplicità, che, ad avviso di Pulli, assimilano, sia pure da orizzonti speculativi diversi, Severino e Matte Blanco. Sullo sfondo, la riflessione di Freud, che definisce l’inconscio (Inc.) atemporale (e dunque eterno) nonché privo di contraddizione, precisamente il luogo dove non è necessario ricorrere al citato principio: elementi ripresi in toto da Matte Blanco nel suo celeberrimo saggio del 1975 L’inconscio come insiemi infiniti: saggio sulla bi-logica (Ed. Einaudi).

Tutto ciò scaturisce dalle riflessioni sull’Essere e sulla sua originaria negazione, il Nulla, avviata da Parmenide (Sulla Natura) e su cui l’Occidente ha fondato il principio di non contraddizione (L’Essere è e non è possibile che non sia), ma non solo: da un lato l’omogeneità dell’Essere (il Tutto), che in Parmenide giunge a negare la molteplicità, quindi il divenire, il mondo reale; dall’altro l’eternità di tutte le cose, contenuto nella fondazione ontologica dell’Essere che rende impossibile il Nulla, da cui tutto proviene e dove tutto giunge.

Come è noto, Emanuele Severino confuta decisamente Parmenide sulla questione dell’omogeneità dell’Essere, rifiutandone la negazione del molteplice, con la fondazione dell’eternità di ogni essente (ognuno di noi, in carne ed ossa!) determinata originariamente sull’impossibilità di negare l’esser sé di ogni essente, con ciò ponendo al centro della sua riflessione, a partire dalla Struttura Originaria (1959 Ed. Adelphi) sino a Testimoniando Il Destino (Ed. Adelphi), la coerenza con il principio di non contraddizione.

Su questi temi decisivi Matte Blanco, nel suo saggio, conferma l’omogeneità del Tutto (dell’Essere), per poi metterne in dubbio gli esiti, proprio perché l’omogeneità, a suo avviso, impedendo il fondarsi della molteplicità, finisce per negare sia la morte, ma anche la vita, intesa come sviluppo di esperienze, della coscienza di ognuno.

Sul principio di non contraddizione Matte Blanco, al contrario, tiene fermo il principio freudiano secondo cui la contraddizione – e non il principio stesso destinato a scovarla – nell’inconscio (Inc.) è assente.

Da qui si sviluppa la riflessione di Gabriele Pulli, che, nell’obiettivo di accomunare i due pensieri, sviluppa il ragionamento su due livelli: da un lato il principio di non contraddizione opererebbe a livello inconscio da preventiva barriera al formarsi della contraddizione, impedendone a priori la costituzione, dall’altro, e qui il profondo dissenso con Severino, la molteplicità del Tutto, opposta all’omogeneità, individuerebbe, al confine fra una parte e l’altra del Tutto (dove finisce il mare e comincia il cielo?)  proprio quel Nulla che sia Parmenide, che Matte Blanco, e soprattutto Severino, escludono recisamente.

Che il principio di non contraddizione operi preventivamente sulla contraddizione senza rilevarla apre un vulnus interpretativo complicato da dirimere, ancorché estremamente interessante ed originale, sul piano filosofico.

Altresì, porre il “confine” fra le cose e fra esse ed il Tutto come spazio “fisico”, la cui intercapedine sarebbe Nulla, rischia di non vedere che quel “confine” possa essere rappresentato dal significato delle cose stesse.

Il confronto fra Matte Blanco e Severino, nell’indubbio valore speculativo e filosofico del testo di Pulli, può, a mio avviso, trovare un ostacolo interpretativo rappresentato dai presupposti che i due pensatori posero alla base della loro opera: l’uno la cura dei pazienti, l’altro la ricerca della Verità filosofica.

In ogni caso l’opera di Pulli, breve ma estremamente interessante ed incisiva, ha il grande merito di riportare alla ribalta l’opera di due giganti che hanno cambiato, ognuno nel proprio campo, il linguaggio e gli approcci teoretici delle proprie discipline.

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