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Dalli:
Helena Dalli, Commissaria all'Uguaglianza

Dalli: "Urgente una legge europea sulla violenza di genere online"

La Commissaria all'Uguaglianza sostiene che spesso gli adolescenti non badano alla gravità della condivisione senza consenso di immagini e video intimi. "Per gli adulti invece questi episodi significano la rinuncia a candidarsi per un impiego pubblico o a continuare la carriera lavorativa"

Bruxelles – Non solo a casa o per strada, ma anche su internet. La violenza contro le donne richiede un approccio olistico, un’azione che abbracci tutti gli spazi della vita quotidiana. E in questo cambio di marcia l’Unione Europea deve giocare la sua parte, come ribadito durante un seminario organizzato dal partito dei Verdi europei.

Il tema violenza di genere online fa emergere un quadro esplicito. Una donna su tre ha subito violenze almeno una volta dall’età di 15 anni dal suo ex marito, dal suo ex fidanzato, da sconosciuti o da anonimi e il 52 per cento delle ragazze e delle donne hanno subito abusi online da quando è scoppiata la pandemia di COVID-19. La maggior parte delle donne ritiene che il problema si stia aggravando. “Sono attacchi che hanno come obiettivo quello di mettere a tacere le donne”, ha detto l’eurodeputata Sylwia Spurek, nell’introdurre la tavola rotonda online.

La paura è che senza la visione e i mezzi necessari per contrastarlo, il problema della violenza di genere si manifesterà sempre in nuove e più potenti forme ogni volta che verrà introdotta una nuova tecnologia. I Verdi chiedono che l’UE si doti degli strumenti giusti che incidano direttamente nella questione e l’appello è rivolto in primis alla Commissione europea. “La filosofia del lasciar fare agli Stati il loro dovere si è dimostrata insufficiente. Oltre alla mancanza di definizioni chiare riscontriamo altri problemi come la sottostima del fenomeno, una limitata applicazione delle leggi esistenti, una scarsa sensibilizzazione, un’insufficiente supporto vittime e una ridotta attenzione della ricerca statistica sul tema”, ha continuato Spurek.

C’è attesa soprattutto per la proposta annunciata dalla Commissione su una legge europea a riguardo. “Deve essere chiaro che quello che non si può accettare offline deve essere anche non consentito online”, ha affermato la commissaria all’Uguaglianza Helena Dalli intervenuta durante il seminario. “Con la Strategia per la parità di genere 2020-2025 abbiamo già dato una prima risposta contro i contenuti online illegali che colpiscono le donne aprendo all’adozione di misure concrete. Il decimo anniversario della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne deve essere un’occasione in tal senso”.

Entro la fine dell’anno la Commissione adotterà una proposta di legge europea che punterà a combattere la violenza di genere in tutte le sue espressioni. Avrà le stesse finalità della Convenzione di Istanbul, che non è stata ratificata da tutti gli Stati dell’Unione Europea: prevenire gli abusi, proteggere le vittime e perseguire i colpevoli, assicurare una tutela giudiziaria e coordinare le politiche dei governi. Si guarda con fiducia anche al Digital Single Act (DSA), con cui la Commissione renderà obbligatorio per le piattaforme online rimuovere contenuti che diffondono l’incitamento all’odio e i crimini di genere. “Vogliamo costruire un mondo online libero dalla violenza non solo per i giovani, ma anche per donne, uomini, ragazze e ragazzi”.

Bruxelles si dice preoccupata di come stia dilagando un atteggiamento di accettazione nei confronti dell’odio. “Le molestie sessuali, la condivisione di immagini o video a contenuto sessuale senza il consenso della persona rappresentata (che nella maggior parte delle volte sfocia nel problema del revenge porn) sono fenomeni in crescita soprattutto tra gli adolescenti“, ha aggiunto Dalli. “L’evidenza dimostra che quando questi contenuti sono resi pubblici spesso gli adolescenti non considerano questo fenomeno come una forma di violenza sessuale”.

In altri casi le conseguenze sono più gravi. “Per gli adulti invece questi episodi significano la rinuncia a candidarsi per un impiego pubblico o a continuare la carriera lavorativa. Questo rende l’emergenza dei contenuti online illegali una questione urgente e da affrontare a livello mondiale”, ha continuato la commissaria.

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