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AfD ci prova con la Dexit
La città vecchia di Dresda - ©Alessandro Ricci

AfD ci prova con la Dexit

Di Alessandro Ricci

Dresda è una città simbolo per Alternative für Deutschland. Uno dei primi avamposti del partito, una roccaforte, il capoluogo di un Land dove i consensi sono sempre stati forti. E proprio a Dresda si è tenuto il congresso del partito per decidere il prossimo programma elettorale per le elezioni del 26 settembre, quando il partito cercherà di restare la terza forza all’interno del Bundestag. Un obiettivo piuttosto audace: gli ultraconservatori al momento si attestano intorno all’11% e sono la quarta forza, a 4 punti percentuali dai socialdemocratici di SPD.

Per raggiungere l’obiettivo AfD si è affidata ad uno slogan tanto semplice quanto efficace, “Deutschland. Aber Normal” (La Germania, ma normale), forse perché “La Germania, come era prima” avrebbe lasciato troppa libertà all’immaginazione e avrebbe tradito apertamente un certo revisionismo. Ma è proprio questo il senso del programma, non tanto un senso di normalità (qualunque cosa voglia dire), ma piuttosto una nostalgia del passato, il passato come idea del futuro. Un futuro, almeno quello di AfD, modellato però sempre di più dall’ala interna di estrema destra, quella guidata da Bjorn Höcke, il leader del partito in Turingia e a capo della ormai sciolta, per manifesto estremismo di destra, ala “Der Flügel”.

Un programma che non lascia più nulla all’immaginazione, perché sebbene prima i proclami, le boutade e le uscite spesso poco ortodosse dei membri del partito fossero all’ordine del giorno, il programma funzionava da carta base, come a dire che l’estremismo era solo l’atto di qualche singolo membro e il programma rimaneva come la “tavola” da sbattere in faccia ai critici, una sorta di scusa per i moderati. Ma Dresda si è ora siglato il passaggio del partito ad una strategia chiara, all’affermazione dell’ala più estremista, al non nascondersi dietro un programma formalmente più ambiguo.

Slogan di AfD

E quello che rimane per iscritto è piuttosto lontano dall’ideale liberista-conservatore di Bernd Lücke, il professore universitario primo fondatore del partito. Se infatti la genesi del partito è euroscettica e contro la moneta unica, nel programma per il 2021 oltre a continuare su questa linea si calca molto sull’aspetto migratorio, sul negazionismo del Covid e su aspetti di una destra nazionalista, a tratti razzista, e apertamente critica con l’UE.

AfD, nato come “partito anti-euro”, continua ancor di più su questa strada schierandosi contro il “Fondo di salvataggio Corona” dell’Ue e chiede che venga reintrodotta una “moneta nazionale”. Si parte da una profonda critica all’Unione Europea, ipotizzando la DEXIT, l’uscita tedesca dall’UE. Si continua con l’abbandono della moneta unica e la chiusura totale delle frontiere UE, pur auspicando, in ogni caso, una collaborazione tra stati europei, in “una nuova Comunità Economica Europea” che escluda però ogni forma di federazione di stati o centralismo di Bruxelles. Sviluppo che secondo il programma di AfD dovrà passare attraverso un referendum tedesco sull’Euro, una restituzione delle competenze agli Stati nazionali ma soprattutto attraverso il rifiuto di ogni forma di mutualizzazione dei debiti, chiedendo che “le banche tedesche non siano ritenute responsabili in solido per decisioni sbagliate da parte di banche estere”.

Va da sé che questo comporta nessun ulteriore processo di integrazione europea, con totale esclusione di un esercito UE, trasformando invece la Bundeswehr nella pietra angolare della “sovranità tedesca”. Insomma, confini ed esercito, non solo per l’UE, ma anche per “difendersi” dall’immigrazione, altro punto forte del programma di AfD. Infatti, si punta al controllo delle frontiere non solo a quelle esterne dell’UE ma soprattutto a quelle tedesche, così da impedire “attraversamenti illegali del confine” e a un divieto di ricongiungimento familiare per i rifugiati. E a che tipologia di immigrazione ci si riferisca lo si intende molto facilmente quando si giunge alla proposta di vietare i minareti in tutta la Germania e limitare notevolmente la fede islamica, chiedendo che gli Imam richiedano un’approvazione da parte dello stato centrale e proibendo alle organizzazioni islamiche lo status di società pubbliche.

In molte questioni sociali poi, il programma AfD si muove tra posizioni iper-conservatrici e democraticamente insostenibili: da un lato, AfD chiarisce che le famiglie sono costituite da madre, padre e figli, che ci sono due sessi escludendo a priori il gender, oltre a spingere per una famiglia piuttosto patriarcale dove la madre rimane a casa a prendersi cura della famiglia. Ma l’estrema destra chiede anche “la cultura dominante tedesca invece del multiculturalismo e chiede che la Bundeswehr “ripristini un forte spirito di corpo, le sue tradizioni e i valori tedeschi”. Sembrerebbe quasi un Dio, patria, famiglia.

Saltando poi alla politica estera è chiara la vicinanza a Mosca del partito che, poco prima dello scandalo italiano, invitò Gianluca Savoini al Bundestag per parlare delle relazioni con la Russia. Partito che tra le altre cose fa spesso visita al Cremlino. Così si ribadisce che la Guerra Fredda è finita, che gli Usa rimangono partner ma che anche la Russia dovrebbe esserlo, quindi nessuna sanzione, miglioramento dei rapporti bilaterali e procedere spediti con il progetto Nord Stream 2.

E il legame tra Nord Stream 2 e programma si fa molto più forte quando si parla del clima. Con idee apertamente negazioniste, AfD, si fa promotrice di una politica blu (Blue Deal) in opposizione al Green Deal europeo, ossia cancellare la tassa sulla CO2 e abbandonare i progetti del governo sulle energie rinnovabili. Invece di energie rinnovabili, AfD vuole affidarsi al carbone, all’energia nucleare e al motore a scoppio.

Infine, uno dei temi più dibattuti ultimamente: il virus. Del resto, fare un congresso di partito in presenza nel momento in cui il paese vive uno dei momenti più difficili della pandemia è già un chiaro segnale. AfD si è spesso posta come partito scettico sul virus, se non apertamente negazionista. E così dal congresso di Dresda emerge la proposta di non imporre la mascherina , così come nessun obbligo di test e vaccinazione. E a questo si aggiunge che non tutte le persone con un test PCR positivo debbano essere considerate infette, ma solo le persone malate i cui sintomi sono stati clinicamente dimostrati. Insomma, sembra che il partito stia chiaramente ammiccando ai negazionisti che ormai da più di un anno scendono in piazza contro le restrizioni.

Quello di AfD è un chiaro segnale politico. Se infatti con questo “nuovo corso” si rischia di perdere alcuni elettori della frangia borghese rispetto alle ultime elezioni federali, ci si riposiziona sicuramente molto più a destra: con il radicalismo impresso ormai anche nel programma ci si rivolge al quinto dei tedeschi che, secondo lo studio della Friedrich Ebert Stiftung, hanno “atteggiamenti ostili nei confronti degli stranieri”. E probabilmente anche al 17 per cento che concorda con la seguente frase: “L’obiettivo principale della politica tedesca dovrebbe essere quello di dare alla Germania il potere e lo status che merita”. Un elettorato quindi che più che nello slogan “Deutschland. Aber Normal” si riconosce maggiormente in quello che guarda al passato, ad una Germania forte, sovrana e dai confini chiusi. Così, con questo nuovo corso, Bjorn Höcke ha portato il radicalismo di destra all’interno del partito, sfidando l’ala più moderata e portando, di fatto, “Der Flügel” a vedere le proprie tesi stampate e promosse nel programma.

È il trionfo dei radicali del partito, degli estremisti di destra e dei nostalgici. Del resto fu proprio Höcke a dichiarare che il monumento all’Olocausto era una “vergogna” per Berlino. Forse, dopo il congresso, ci sarà scappato anche qualche saluto romano.

 

Questo approfondimento fa parte della collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021.

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